Un incontro con Proposta Vini e più precisamente con Gianpaolo Girardi e suo figlio Andrea, oggi alla guida dell’azienda insieme al padre, è stata l’occasione per degustare tre vini inconsueti italiani, ovvero un Metodo Classico con aggiunta di vini di reserve, a un vitigno salvato dall’oblio, a un macerato, a un vino del Vesuvio da viti a piede franco, dall’Italia con uno rosato provenzale prodotto da un’Abbazia e uno spagnolo orange da vitigni a noi sconosciuti. Dopo ogni presentazione è evidenziato se appartenngono a linee di prodotto come ‘Vini dell’angelo’, ‘Vini franchi’, ‘Vini delle Abbazie’, per citarne alcuni. Segue il nostro racconto di questa degustazione davvero particolare
Il primo vino è stato un Metodo Classico da Pecorino delle Marche di Cossignani L. E. (L sta per Letizia, E per Edoardo) di Massignano in provincia di Ascoli Piceno. Recensiamo il loro Metodo Classico Blanc de Blancs Bio, la cui base ha uve del 2021. Dalla pressatura viene mantenuto esclusivamente il mosto fiore, dato che i mosti derivanti dalle micro-parcellizzazioni fatte in vigna vengono gestiti separatamente ed interpretati al meglio attraverso i materiali da impiegare in prima fermentazione (se cemento, barrique oppure tonneaux). Quest’ultima viene svolta mediante lieviti indigeni a seguito della preparazione del pied de cuve. Circa il 40% del vino dell’annata viene mantenuto in cantina per costituire i Vin de Reserve per le cuvée degli anni a venire. In primavera avviene la preparazione della liqueur de tirage che viene addizionata al vino base. In questo caso è costituito dal 45% dei vini di riserva dal 2017 al 2020, con un 55% della vendemmia 2021. Le bottiglie riposano per almeno 24 mesi in affinamento, prima della sboccatura, momento in cui viene addizionata la Liqueur d’Expédition. Lo spumante si presenta di un colore giallo paglierino brillante con leggere sfumature verdoline, un perlage delicato e persistente. Al naso è aromatico da fiori bianchi di ginestra, note boisé, agrumi e pasticceria. Al palato è fresco, secco e sapido, equilibrato, di buona lunghezza. Questo vino fa parte di ’Bollicine da uve italiane’ nato nel 2004.
Segue di El Zeremia, cantina di Revò in provincia di Trento, con Moar, vino parte del progetto di recupero dei vitigni trentini prefilossera “Vini dell’Angelo” con Moar vino bianco. Lì Augusto Zadra ha salvato dall’estinzione e valorizzato il Groppello di Revò, dimostrandone le straordinarie potenzialità. Suo figlio Lorenzo si prende ancora cura del relativo vigneto risalente a fine ‘800, interamente su piede franco, da cui prende il nome l’azienda, El Zeremia che domina dall’alto la Val di Non e il lago di Santa Giustina. Lì Lorenzo ha riscoperto e coltivato il vitigno a bacca bianca Moar di cui proponiamo la 2024. Dopo una vendemmia manuale nella seconda decade di ottobre, per la vinificazione effettua una pressatura delicata, una fermentazione a temperatura controllata, per poi fare affinare il vino in acciaio per 5 mesi. Al naso si presenta con un aroma fine, intenso, dalle note sia floreale che fruttata. Al palato è un vino di media struttura, sapido, poi fresco, con una piacevole persistenza. Questo vino fa parte dei ‘Vini dell’Angelo’ nato nel 1988.
Passiamo in Friuli Venezia Giulia con Damijan Podversic di Gorizia. Equilibrio. Questo è il termine più usato da Damijan, con quarant’anni di esperienza alle spalle, quando parla di viti e di vino. La viticoltura praticata è molto attenta alla salute delle piante, al biologico, al naturale. Noi vi proponiamo Kaplja bianco, del 2020, da Chardonnay al 40%, Friulano 30%, Malvasia 30%, ad un’altitudine tra 110 e 140 metri, esposti a sud, sud-ovest, sulle marne arenarie della ponca, con una resa di 40 quintali per ettaro. Dopo una vendemmia manuale in cassetta con selezione in vigna, per la vinificazione la fermentazione avviene in presenza delle bucce in tini di rovere troncoconici senza lieviti selezionati per 60-90 giorni. Poi affina in botti di rovere da 20 o 30 ettolitri per 3 anni e in bottiglia per 1 anno. Kaplja (tradotto dallo sloveno significa goccia) ha l’inizio pronunciato dall’aromaticità olfattiva del Friulano che da la continuità aromatica in bocca della Malvasia, per poi allargarsi e lasciare il finale lungo, morbido e sapido dello Chardonnay. Questo vino fa parte delle ‘Dinamiche interpretazioni’ nato nel 2004.
Proseguiamo con un vino spagnolo di Fil-Loxera & Cia di Valencia, prodotto da Pilar, suo marito Josè con l’amico Joan decisero di fondare la loro azienda vinicola nel 2011. Vi proponiamo Mujer Caballo 2021, ottenuto da Valencì 67%, Moscatel Romano 8%, Airen 12% e altre varietà bianche 13%, in un piccolo appezzamento piantato nel 1972, situato alle pendici della Sierra de l’Ombria, con diverse varietà antiche di uve bianche, su terreni molto sassosi, franco-sabbiosi, con una bassissima resa di 28-30 ettolitri a ettaro. Vendemmiato all’alba, in cantina alla pigiatura e diraspatura, da una macerazione fermentativa per 5 giorni. La lunga macerazione avvia la fermentazione dei lieviti selvatici sulle bucce e conferisce al vino un colore aranciato. Fermentazione a temperatura libera per 15 giorni. Dopo la fermentazione alcolica, la malolattica, inizia l’affinamento di 8 mesi, di cui il 30% in acacia, il 30% in rovere francese e il 40% in acciaio inox con le fecce fini. Di colore dorato, appare al momento del servizio con una sensazione di densità nel bicchiere. Al naso è floreale, con aromi di frutta bianca e gialla matura in confettura, mescolati ad aromi di affinamento sui lieviti, oltre a sensazioni di vaniglia e tostate. Al palato ha corpo, è fresco, persistente con una sensazione finale al centro della bocca eterea. Anche questo vino fa parte delle ‘Dinamiche interpretazioni’.
Dalla Provenza in Francia abbiamo degustato dell’Abbaye Notre Dame de Fidélité, sita a Jouques, a nord di Aix-en-Provence, dove sedici monache benedettine dell’Abbazia di Notre Dame du Temple di Essonne, decisero di stabilirsi nel 1967. Ora la giovane ed entusiasta comunità di Jouques conta oggi 47 monache, grandi lavoratrici. In 20 ettari hanno lavanda, ulivi, mandorli, Siepi di rosmarino. In 7 ettari di vigna producono da Granache, Caladoc, Clairette il Coteaux D’Aix Rosé Exsulta 2024, realizzato sin dal 2020, in linea con la tradizione provenzale. Le vigne si trovano su un altopiano calcareo che domina il fiume Durance, su suoli argillosi calcarei. In cantina è vinificato in acciaio con un affinamento di diverse settimane sulle fecce fini. Dopo un rosa tenue e delicato, ha un naso espressivo con agrumi presenti, seguiti dalla frutta della pesca, poi ha un accenno di spezie. Al palato ha tannini rotondi, freschezza a equilibrare, una buona persistenza. Questo vino fa parte del progetto ‘Vini delle Abbazie’ nato nel 2021.
Chiudiamo la nostra rassegna con Villa Dora e il suo Lacryma Christi Rosso Gelsonero 2014. Lì ci troviamo in un’oasi di biodiversità alle falde del Vesuvio, nata nel 1997 a opera di Vincenzo e gestita ora dall’intera famiglia Ambrosio. Sono stati fra le prime cantine a ottenere l’appellativo di biologico nella produzione dell’uva. Da Piedirosso e Aglianico franchi di piede, su suoli di origine vulcanica con cenere e lapilli. Dopo una vendemmia manuale con selezione in vigna, una resa di 70 quintali a ettaro, in cantina il mosto resta a contatto con le bucce per 6/8 ore dopo la pigiatura, segue la fermentazione in acciaio a temperatura controllata. Dopo un colore rosso di bella trasparenza, ha al naso profumi di frutti rossi, floreali di glicine, poi ha una nota iodata, balsamica e non terziario nei profumi. Al palato ha struttura, tannini setosi, freschezza a equilibrare, poi è sapido, armonico, decisamente lungo. Questo vino fa parte del progetto ‘Vini franchi’ nato nel 1999.
L’avere degustato i vini, qui recensiti, ha rappresentato un’occasione rara di approfondire la conoscenza di varietà tra il poco e il non conosciute, come quelle dei vini provenzali e spagnoli, di vinificazioni particolari come per il metodo classico delle Marche, unitamente alla scoperta dell’antico e quasi scomparso Moar trentino, delle viti a piede franco del Vesuvio. Queste etichette rappresentano al tempo stesso l’autentica passione di vignaioli che continuano a sperimentare per ottenere il loro vino ideale. Troviamo tutto questo entusiasmante.
Nella foto d’apertura da sinistra Gianpaolo Girardi e il figlio Andrea



