Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura
Al Teatro Gerolamo di Milano, il tempo si è trasformato in racconto. Non una semplice celebrazione aziendale, ma un affresco corale che ha intrecciato memoria, costume e visione imprenditoriale per raccontare un secolo di storia del Prosecco e, insieme, dell’Italia. Così Valdo ha scelto di festeggiare i suoi primi cento anni con l’evento “Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura”.
Un titolo che è già una dichiarazione d’intenti: il Prosecco non come prodotto, ma come fenomeno culturale, gesto conviviale e linguaggio sociale. Il format, costruito come una narrazione fluida scandita da immagini e testimonianze, ha restituito il senso profondo di un vino capace di attraversare epoche e trasformazioni del gusto, mantenendo intatta la sua vocazione alla condivisione.
Il palco visto dall’alto
L’evento si è sviluppato come un racconto a più voci capace di intrecciare memoria collettiva, costume e visione d’impresa.
Un format costruito come una narrazione fluida, scandita da immagini, che ha restituito la dimensione culturale del prosecco: non solo prodotto, ma gesto conviviale, linguaggio sociale e simbolo di italianità.
A condurre il pubblico in questo percorso è stato Pino Strabioli, esperto di costume, regista e conduttore televisivo, divulgatore di cultura con la curiosità di chi ama incontrare persone e raccontare storie. Strabioli ha dialogato con Pierluigi Bolla, presidente Valdo e seconda generazione alla guida dell’azienda, la chef stellata e interprete di una cucina sostenibile Chiara Pavan e il giornalista wine expert Giulio Somma. Il confronto ha attraversato epoche e prospettive diverse – economiche, culturali e imprenditoriali – restituendo il ritratto di un settore in continua evoluzione e di un brand capace di interpretarne i cambiamenti.
Proprio Somma ha sottolineato l’anomalia originaria di Valdo: un’azienda nata non dalla terra, ma dal mercato, da una locanda e quindi da un rapporto diretto con il cliente. Un’impronta che ha segnato tutte le scelte successive, rendendo l’azienda, ante litteram, “market oriented”. Da qui la ricerca costante di distintività, elemento chiave anche nel successo globale del Prosecco, fenomeno senza una regia unica ma costruito nel tempo da visioni imprenditoriali capaci di cogliere le opportunità.
Pierluigi Bolla
Tra queste, quella di Pierluigi Bolla, che ha ricordato come l’innovazione sia sempre stata guidata da un equilibrio tra ambizione e rispetto della tradizione. Anche le scelte più “trasgressive”, dalle cuvée speciali alle incursioni nel metodo classico, non hanno mai tradito l’identità originaria, ma anzi ne hanno rafforzato il posizionamento.
Un’identità profondamente legata al territorio, come ha evidenziato Chiara Pavan, che ha riportato il discorso alla centralità del prodotto locale in un’epoca segnata dal cambiamento climatico. “Oggi” ha spiegato “il vero lusso è comprendere la fragilità dei cicli naturali, osservare come stagioni e vigneti mutano, e trasformare questa consapevolezza in cultura gastronomica. In questo senso, vino e cucina condividono una dimensione quasi artistica: diventano espressione della sensibilità di chi li crea.”
Il tema dell’identità territoriale è stato approfondito anche da Somma, che ha ricordato quanto fosse visionaria, negli anni Cinquanta, la scelta di legare un brand a un luogo allora poco conosciuto come Valdobbiadene: “l’idea di legare il proprio brand, a un comune piccolo che non si conosceva nemmeno in Italia, impronunciabile all’estero, tant’è che la genialità è stata quella di chiuderla in cinque lettere Valdo è stata un’opera di visione. Secondo me è stato un grandissimo azzardo, però la storia vi ha dato ragione.”
Un azzardo che ha anticipato di anni i concetti moderni di denominazione e storytelling del vino, contribuendo a costruire il valore simbolico del territorio.
Da sinistra Pino Strabioli, Chiara Pavan, Pierluigi Bolla e Giulio Somma
Ma il Prosecco, emerso chiaramente nel corso dell’incontro, è anche – e soprattutto – emozione. “Gioia”, l’ha definita Pavan: quella della festa, dell’incontro, della convivialità. Una cifra che ne ha determinato il successo globale, rendendolo accessibile senza essere banale. Un vino capace di parlare a tutti, senza le barriere culturali che spesso caratterizzano altri segmenti del mondo enologico.
E proprio questa accessibilità ha favorito l’internazionalizzazione, iniziata già negli anni Settanta con le prime partnership negli Stati Uniti e in Europa. Un percorso che ha portato il Prosecco a conquistare mercati e occasioni di consumo, fino a diventare uno dei simboli più riconoscibili dell’Italian lifestyle.
Non una semplice esportazione di prodotto, ma, come è emerso nel dibattito, una vera e propria diffusione culturale. “Quando vendiamo vino, vendiamo gusto e piacere”, ha ricordato Bolla. Un’affermazione che sintetizza il senso dell’intera serata: il Prosecco come ambasciatore di uno stile di vita, capace di coniugare leggerezza e profondità.
A cento anni dalla sua nascita, Valdo si racconta così: non solo come azienda, ma come interprete di un cambiamento più ampio. Un testimone del passaggio da consumo quotidiano a esperienza consapevole, da prodotto agricolo a simbolo culturale. Un percorso che, guardando al futuro, continua a muoversi tra radici e visione, con la stessa intuizione che, un secolo fa, trasformò una locanda in un protagonista del vino italiano.
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