Dopo due edizioni che hanno contribuito a far crescere il progetto, Vinaltum guarda al futuro e rilancia con un cambio di passo deciso. È stata presentata al MioLab del Park Hyatt Milano la nuova edizione di Vinaltum 2026, il festival dedicato alle eccellenze vitivinicole italiane e internazionali che si terrà il 17 e 18 maggio a Bolzano, nella prestigiosa cornice di Castel Mareccio.
Nella foto da sinistra Luciano Rappo, Rinaldo Hauser e Danilo D’Ambra
L’evento, ideato da Luciano Rappo e Danilo D’Ambra con il supporto del sommelier Rinaldo Hauser, arriva alla terza edizione con una filosofia più definita: più qualità, più dialogo diretto tra produttori e pubblico. Una direzione chiara che passa anche dalla scelta della nuova location, simbolo storico del vino altoatesino.
Per approfondire il programma completo della manifestazione e le anticipazioni già emerse nei mesi scorsi è possibile leggere anche l’articolo dedicato a Vinaltum 2026 su CityLightsNews.
“Vinaltum prende un vestito nuovo e vogliamo che sia un vestito di alta sartoria”, ha spiegato Luciano Rappo durante la conferenza stampa. “Ci siamo trasferiti nel posto più rinomato in Alto Adige per gli eventi sul vino: Castel Mareccio”.
Un luogo non scelto casualmente. Il castello del Duecento, immerso tra i vigneti a pochi minuti da piazza Walther, rappresenta infatti un punto simbolico della storia commerciale del vino bolzanino ed europeo. “Per decenni il vino altoatesino partiva da qui verso Svizzera e Germania. Oggi invece si parla di qualità sempre più alta e Vinaltum vuole inserirsi proprio in questo percorso di crescita”, ha sottolineato Rappo.
L’edizione 2026 ospiterà circa sessanta cantine accuratamente selezionate. Una scelta precisa, quasi controcorrente rispetto alla tendenza dei grandi eventi sempre più affollati. “L’anno scorso avevamo oltre cento aziende”, ha ricordato Rappo, “ma abbiamo preferito ridurre i numeri per evitare situazioni caotiche. Ci piace definirlo un salotto del vino”.
Proprio il concetto di “salotto” è tornato più volte negli interventi dei relatori. Non un semplice banco d’assaggio, ma un ambiente dove il vino diventa racconto, relazione e approfondimento culturale.
“A noi interessa che chi entra a Castel Mareccio non venga solo per bere uno o più bicchieri”, ha spiegato ancora Rappo. “Vogliamo portare attenzione al lavoro del produttore, alla microzona, al vigneto, alla mano dell’uomo che crea quel vino”.
Vinaltum 2026 a Castel Mareccio punta su qualità e dialogo con i produttori
Castel Mareccio incastonato nel verde
Per questo gli organizzatori hanno chiesto la presenza diretta dei produttori e non soltanto dei rappresentanti commerciali. L’obiettivo è creare un rapporto autentico con appassionati, operatori Horeca e consumatori finali.
“Il consumatore oggi vuole sapere cosa beve, come nasce un vino e chi lo produce”, ha aggiunto Rappo. “Se riusciamo a creare questa connessione, allora abbiamo fatto il nostro dovere come comunicatori”.
Grande attenzione sarà riservata anche agli operatori professionali. Se la domenica sarà dedicata soprattutto agli appassionati e ai wine lovers, il lunedì sarà invece orientato al mondo Horeca dell’Alto Adige.
Danilo D’Ambra ha evidenziato il ruolo strategico della collaborazione con l’Azienda di Soggiorno di Bolzano e con il Comune. “Avevano bisogno di un evento nuovo, fresco, capace di dare sviluppo e informazione al mondo del vino non solo altoatesino ma anche nazionale”, ha spiegato. “Abbiamo invitato albergatori e ristoratori proprio per creare nuove collaborazioni tra cantine e territorio”.
Non mancheranno masterclass, degustazioni verticali ed eventi collaterali. Alcuni appuntamenti si svolgeranno anche negli hotel vicini al castello, trasformando Bolzano in un piccolo hub diffuso del vino durante i due giorni della manifestazione.
Particolare attenzione sarà riservata allo Champagne, con una masterclass dedicata a sei importanti maison francesi e la presenza di produttori della Côte des Blancs. “Lo Champagne ha una qualità diversa dalla nostra, non migliore, diversa”, ha puntualizzato Rappo con un sorriso.
Tra le iniziative confermate torna anche “Calice Maestro”, progetto ideato da Rinaldo Hauser per accompagnare gruppi di visitatori in percorsi guidati alla scoperta delle cantine presenti.
“L’anno scorso era pensato per gli under 35”, ha raccontato Hauser, “ma poi l’interesse si è allargato a tutti. Alcuni ragazzi che hanno partecipato si sono persino iscritti ai corsi da sommelier”.
Ed è proprio la formazione uno degli aspetti che caratterizzeranno l’evoluzione futura di Vinaltum. Gli organizzatori hanno annunciato l’intenzione di trasformare il festival in una realtà attiva tutto l’anno, con corsi, visite in cantina e momenti di approfondimento dedicati sia ai professionisti sia ai semplici curiosi.
“Vinaltum non sarà solo un evento di due giorni”, ha spiegato Hauser. “Vogliamo costruire una comunità di persone più consapevoli e preparate sul mondo del vino”.
Tra le regioni presenti spiccano Alto Adige, Piemonte, Veneto, Collio, Abruzzo, Marche e Sicilia, oltre ad alcune presenze francesi. Una selezione volutamente ampia ma calibrata, pensata per offrire varietà senza perdere l’identità dell’evento.
La sensazione, ascoltando gli organizzatori, è che Vinaltum stia cercando una propria collocazione precisa nel panorama degli eventi enologici italiani: meno spettacolarizzazione e più attenzione al contenuto, al dialogo e alla qualità dell’esperienza.
Non ci stiamo inventando nulla”, ha concluso Rappo. “Cerchiamo semplicemente di alzare l’asticella e aiutare il consumatore a diventare sempre più consapevole e attento”.
Ulteriori info al sito di Vinaltum
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