A centoventi anni dalla nascita, Mario Soldati torna al centro di una riflessione sul modo di raccontare l’Italia, il vino e la cucina. Il 6 ottobre la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori di Milano ha ospitato una tappa del roadshow internazionale dedicato allo scrittore e regista, avviato a Roma lo scorso maggio e destinato a proseguire a New York e Londra.
L’incontro ha affrontato le diverse dimensioni dell’opera di Soldati, dalla letteratura al cinema fino all’enogastronomia, cercando anche un confronto con i cambiamenti intervenuti nei linguaggi e nella comunicazione contemporanea.
Dall’immagine al racconto del gusto
Paolo Verri, direttore della Fondazione Mondadori e moderatore dell’incontro, ha individuato tre direttrici nel lavoro di Soldati: l’immagine, attraverso cinema e pittura; l’esperienza del gusto; il racconto dell’artigianalità e del saper fare italiano.
Un’attenzione per territori, prodotti e persone che trova una delle espressioni più conosciute in Vino al vino, nato dai viaggi compiuti da Soldati alla ricerca dei vini italiani e dei luoghi nei quali venivano prodotti.
Chiara Soldati, CEO della cantina La Scolca e promotrice dell’iniziativa insieme all’Associazione Mario Soldati, ne ha ricordato soprattutto la curiosità e l’interesse per un’Italia lontana dagli stereotipi, fatta anche di piccoli produttori e realtà locali.
La cucina semplice come cultura
Sul rapporto con l’enogastronomia è intervenuta Maddalena Fossati, direttrice de La Cucina Italiana, sottolineando come Soldati avesse contribuito a restituire centralità alla cucina quotidiana e ai suoi protagonisti.
«Non amava definirsi “gourmet”; era l’uomo che raccontava il contadino e il buon prodotto italiano», ha ricordato Fossati, evidenziando come avesse intuito precocemente la dimensione culturale della cucina.
È probabilmente questo uno degli aspetti che rende ancora interessante il suo lavoro: il cibo e il vino non vengono isolati dal contesto nel quale nascono, ma diventano strumenti per raccontare persone, paesaggi, consuetudini e trasformazioni sociali.
Da Soldati all’intelligenza artificiale
Il confronto milanese si è spinto anche su un terreno molto distante cronologicamente dall’esperienza di Soldati: quello dell’intelligenza artificiale e della creatività.
Giuseppe D’Avino, presidente di Strega Alberti Benevento e membro dei comitati direttivi del Premio Strega, ha ricordato la vittoria di Soldati nel 1954 con Le lettere da Capri, collegandone l’eredità al dibattito contemporaneo sul rapporto tra creazione letteraria e utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Arturo Artom, imprenditore e autore di La Nuova Intelligenza, ha invece individuato nella capacità di Soldati di attraversare discipline e linguaggi diversi un possibile punto di contatto con il presente, nel quale competenze specialistiche e capacità di interpretare contesti differenti sono chiamate sempre più spesso a convivere.
Mario Soldati negli Archivi Mondadori
Al termine dell’incontro Rossella Marino, curatrice della mostra, ed Edoardo Zambelli, autore e docente di scrittura, hanno presentato il percorso “Mario Soldati negli Archivi Mondadori”.
Lettere, fotografie, documenti e prime edizioni conservati dalla Fondazione ripercorrono la produzione dell’autore attraverso opere quali America primo amore, Lo Smeraldo, L’Architetto e Vino al vino.
Il progetto dedicato ai 120 anni dalla nascita proseguirà ora all’estero. Il 26 ottobre farà tappa a New York, al Pier 36, nell’ambito di Vinitaly USA. Il 18 novembre arriverà invece a Londra, presso l’Istituto Italiano di Cultura e l’Ambasciata d’Italia, durante l’undicesima Settimana della Cucina Italiana nel Mondo.
L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’Associazione Mario Soldati e la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, con La Cucina Italiana come media partner.
Foto di apertura Mario Soldati nel 1967 (Foto da Radiocorriere / Pubblico Dominio)


