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Fa’ la cosa giusta! è la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, in corso mentre scriviamo.

 

È nata nel 2004, quando ancora le emergenze ambientali, climatiche, economiche, sociali non si erano espresse con la drammaticità attuale anche se erano ampiamente prevedibili. Così nel 2004 nasce questa fiera da un progetto della casa editrice Terre di Mezzo Editore, fondata nel 1994 che pubblica ogni anno più di 100 titoli.

L’obiettivo di Fa’ la cosa giusta! è sempre più attuale in quanto consiste nel promuovere e nel far conoscere le “buone pratiche” di consumo e produzione. L’attività passa attraverso la valorizzazione del saper fare, delle specificità e delle eccellenze dei territori, grandi e piccoli, creando sinergie virtuose tra associazioni, istituzioni, consumatori e imprenditori locali.

 

Nove le aree tematiche – turismo, food e street food, vegan, infanzia, cosmesi, moda, green e terzo settore – con oltre 450 realtà espositive innovative, responsabili e selezionate con cura, provenienti da tutto il territorio nazionale.

 

Occupandoci di enogastronomia, ci siamo interessati all’area Mangia come parli (foto 1) definita da “prodotti provenienti da agricoltura biologica, biodinamica, a Km0 o della filiera del commercio equo e solidale; prodotti riconosciuti presidio Slow Food, progetti a difesa della sovranità alimentare”.

 

Abbiamo quindi incontrato artigiani e assaggiato i loro prodotti. L’aria che si respira percorrendo le aree espositive è diversa rispetto a quella delle fiere del food dove sono presenti le grandi aziende alimentari. Qui è spesso il produttore a parlare del suo pane, del suo formaggio, della sua birra.

 

Come Massimo Canafoglia dello Stand Soc. Agr. MF (foto 2)  che espone prodotti della norcineria umbra, porchetta, formaggi e una coppa di testa o soppressata, come dir si voglia che ha tutto il sapore della memoria.

 

Il prosciutto crudo campano è una rarità, che Antonio Vitaliano ci ha fatto assaggiare, insieme con il caciocavallo stay Scioto, nel proprio stand Tenuta Vitaliano (foto 3), prodotti che utilizza per farcire le sue pagnotte ottenute da lievito madre. L’ azienda, produce vini irpini e campani, da vitigni autoctoni.

 

Il Cappelletto Matto (foto 4) è un pastificio modenese specializzato nella produzione di pasta fresca emiliana, a partire dai cappelletti per proseguire con un’ampia selezione di paste ripiene, oltre, ça va sans dire, le tagliatelle. È un’azienda familiare ben rappresentata dl titolare Cristian Tomei.

 

Peccati di Gola (foto 5)  azienda del Frusinate, è specializzata in prodotti tipici dei Monti Sibillini dove abbiamo  trovato salumi e formaggi di Norcia e di Amatrice, i salami e il prosciutto di cinghiale, il guanciale, il formaggio di capra.

 

E di Amatrice era esposta una collezione ragguardevole di formaggi allo stand Caseificio Storico di Amatrice (foto 6).

 

Un’altra chicca è Cra Formaggi Italia (foto 7)  con un repertorio di Salva Cremasco aromatizzato al fieno maggengo, ai petali di fiore, alle vinacce passite, alle foglie di noce, al rosmarino timo e salvia, anche di fossa, oltre a pecorini e altri prodotti.

 

Non poteva mancare il pane pugliese portato da Leo (foto 8)  insieme ai taralli fatti a mano di propria produzione di tutti i gusti, al peperoncino, alle olive, al peperone crusco, alle frise di grano duro e altro ancora.

 

Vi sono più espositori birrai. Tra questi Pintalpina Birrificio artigianale sociale valtellinese (foto 9) che utilizza acqua di alta montagna, ossia le sorgenti della Val Fontana ad oltre 1200 m di altitudine. Essendo pura e ricca di oligo-elementi viene utilizzata senza l’aggiunta di additivi per alterarne la durezza e la composizione.
Dai terrazzamenti coltivati a vitigni di nebbiolo, il birrificio si rifornisce di mosto d’uva con cui produrre la Italian Grape Ale, la Càles. Con la segale autoctona è invece realizzata la Sumartì , mentre con i piccoli frutti le birre stagionali come la Murimani, una Blanche al lampone fresco di coltura da parte dell’Azienda Agricola Patrick Fendoni.

 

Abbiamo citato solo alcuni dei tanti espositori che meritano di essere consciuti Bioexpress frutta e verdura bio, l’Azienda Agricola Siciliano Domenico e il suo Caciocavallo di Ciminà, la Gelateria Perlecò di Alassio  e tastee.it con i fiori da mangiare e da bere, i produttori di cioccolato Artigiano Perugino 
di Sweet Perugia la quale utilizza il cacao criollo, che comprende solo lo 0.1% della produzione mondiale, o ancora di Be Well. E ci fermiamo qui senza toglire nulla a chi non abbiamo visitato.

In parallelo si svolge un ricco programma culturale pensato per tutte le età, a cura di esperti e associazioni con 350 proposte di incontri, 700 relatori, dibattiti, degustazioni e spettacoli, che raccontano la sostenibilità a 360 gradi negli stili di vita, nel turismo lento e nella rigenerazione dei territori, l’economia circolare, la lotta allo spreco, la giustizia sociale e ambientale, l’attivismo climatico e le energie rinnovabili, la coesione sociale, la finanza etica, la moda e la genitorialità. La Fiera inoltre coinvolge 6mila studenti provenienti dalla Lombardia ma anche da altre parti d’Italia, iscritti a vari incontri insieme alle loro classi e ai loro insegnanti. E a supporto dei visitatori, quasi 200 volontari.

 

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