Farina Wines, tra le più storiche cantine della Valpolicella Classica, ci ha presentato in verticale il suo Amarone Famiglia Farina. Siamo stati accompagnati in questa esperienza dai cugini Elena, CEO e Direttore amministrativo, e Claudio, CEO e Direttore commerciale, che rappresentano la 4° generazione. Sono da più di vent’anni impegnati a valorizzare la tradizione della realtà storica. Nel corso degli anni la loro scelta è stata quella di abbracciare la contemporaneità, di interpretare con rispetto e riconoscibilità il proprio terroir, proseguendo l’arte di fare vino. Alla verticale di 6 annate è seguito un pranzo con le proposte di Sine by chef Di Pinto, una stella Michelin.

Una presentazione della loro realtà, fatta da Elena, ha preceduto la verticale. Nell’ascoltarla abbiamo ripercorso i diversi momenti della visita fatta da loro in cantina, dell’incontro con Maurizio Ugliano, docente d’enologia all’Università di Verona, con cui si sono confrontati su come vinificare al meglio le singole varietà, della loro scelta di abbracciare la tecnologia e la sperimentazione per elevare, per quanto possibile, la qualità delle loro etichette.

L’Amarone della Famiglia Farina, oggetto della verticale, è stato lanciato nel 2015. È stato pensato come un ritorno alla storica annata del 1968, con il forte desiderio di ricrearne lo stile e l’etichetta, quindi con un richiamo al passato, implementato dal beneficio di tecniche di appassimento e vinificazione avanzate, dalla fermentazione in cemento. Vuole essere quindi un Amarone che esprime l’intensità del lavoro di squadra, l’orgoglio dell’esperienza, l’entusiasmo della ricerca.

Composto da 70% Corvina, 10% Corvinone, 10% Rondinella, 10% Molinara, da vigneti di 40 anni, tra San Pietro in Cariano, Marano, Mazzano, San Peretto di Negrar, a una media di 350 metri d’altitudine, con varie esposizioni. I suoli variegati sono prevalentemente calcarei con ghiaia o stratificati con basalti, con viti impiantate a pergola veronese.

Claudio Farina

Elena Farina

Dopo una raccolta manuale fa seguito l’appassimento naturale dei grappoli, ben spaziati in piccole cassette per circa 100 giorni in fruttaio, con controllo costante delle condizioni di temperatura e umidità, fino ad un calo del 40% del loro peso.
Come da tradizione, i grappoli appassiti vengono diraspati, gli acini pigiati e lasciati in macerazione a freddo per cinque giorni. Un mese di fermentazione inizia con l’inoculo di lieviti selezionati in acciaio, con frequenti soffici rimontaggi. Quando lo zucchero è quasi consumato, il mosto viene lasciato per una breve macerazione. La fermentazione alcolica si conclude in vasche di cemento (dalla 2017 in poi), seguita dalla malolattica spontanea. Il vino matura in botti di rovere di Slavonia di 20 e 30 ettolitri per 24 mesi, poi affina in bottiglia per almeno sei mesi senza filtrazione.

Viene posta attenzione ad avere massimo 3 grammi /litro di zucchero, evidenziato dal passaggio di poco sopra in cui si menziona che sia quasi consumato. Un altro dettaglio è stata la scelta, attuata sin dal 2017, di sostituire i tappi in sughero con quelli tecnici Nomacork, in modo da garantire longevità, fattore importante in questo tipo di vini.

Le annate proposte sono a scendere dalla 2021 sino alla 2015, con esclusione della 2019.

 

La degustazione delle sei annate

 

Famiglia Farina Amarone della Valpolicella Classico Docg 2021 – Dopo un colore rubino scuro intenso con riflessi granati, al naso è complesso, speziato, frutta sia piccola con ciliegie nere, così come prugna, cacao con tonalità salate come quello di Modica, poi note balsamiche. Al palato è corposo, con tannini presenti, già setosi, poi è fresco, sapido, con una bella beva, una buona persistenza, con un retrogusto di cioccolato e spezie.

2020 – Un medesimo colore della 2021, un naso dove troviamo anche dei tocchi sia floreale che mentolato, in aggiunta ai sentori della 2021. Al palato troviamo ancora i tannini presenti, una sapidità più presente, una beve più croccante, con frutta nel retrogusto.

2018 – Specchio di un’annata equilibrata, ha lo stesso colore della 2021, un naso dove troviamo note floreali, una frutta che si è fatta un pò più croccante, una nota balsamica meno evidente su un fondo speziato. Al palato è interessante tra i tannini che si sono fatti più setosi, rispetto alle altre due annate, freschezza, sapidità, una beva anche qui croccante, un finale lungo, tra spezie e balsamicità.

2017 – Dopo un colore granato di bella trasparenza, ha al naso complesso dove alla frutta rossa matura, seguono note di china, di sottobosco, di humus, poi cioccolato a chiudere. Al palato ha corpo, tannini smussati, freschezza, sapidità meno evidente, ancora con una buona persistenza, un finale tra china e balsamico.

2016 – Qui ci sono tappi in sughero. Il colore granato ha un’intensità diversa dai precedenti, quasi meno brillante. Il naso spazia da noce moscata al pepe, poi è floreale di pot pourri, seguito da frutta surmatura e sotto spirito, poi cioccolato, balsamicità. Al palato ha corpo, tannini ancora più setosi, più fresco dei precedenti, sapido, persistente con nel retrogusto note di cioccolato e spezie.

2015 – Qui ci sono tappi in sughero. Prima annata con lo stile ricreato sul modello del 1968.

Le bottiglie Farina Amarone Valpolicellla Classico Docg della verticale

Dopo un colore granato di bella profondità, senza note aranciate sull’unghia, ha un naso complesso tra frutta surmatura, ciliegia sotto spirito alla Mon Cheri, spezie, tra cui il pepe verde, chiodo di garofano, noce moscata, china, cioccolato, poi è balsamico. Al palato ha struttura, tannini decisamente setosi, freschezza, eleganza, è molto lungo, con nel retrogusto spezie, china, balsamico.

In conclusione abbiamo trovato la 2021 più attuale, meno muscolosa, la 2018 con un equilibrio perfetto, la 2015 più sfaccettata.

 

I piatti di Sine

Da sinistra: in  “Parmigiana espressionista ‘Fuori stagione’”, seguito da “Ditalini ai ceci, arrabbiata di polpo e ajo bianco” con cui abbiamo ridegustato Famiglia Farina Amarone della Valpolicella Classico Docg 2021, con a concludere “Guancia di manzo, patata al rafano, chips di topinambur e salsa alla liquirizia”.

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