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Che c’è di innovativo
Nel Regno della Mixology
Cosa mi ha emozionato di più
Riassaggerei
La prossima volta

Sensazionale, emozionale, evocativo. IL RITO  a Carate Brianza.

Arrivo con la pioggia come nei migliori film di suspense. Zona industriale riqualificata e luci soffuse.

Il luogo in cui entro mi procura subito agio. Dopo l’entrata mi sento subito in un mondo ovattato, sospeso e leggero.

Mi ci è voluta una altra giornata di pioggia per scrivere di RITO, il nuovo locale nella alta Brianza. La forza evocativa della mente mi sorprende.
Dunque, entro e mi sento subito abbracciata. L’interno di RITO è soffice e colorato.

Fiori, specchi, boccettine sugli scaffali ristrutturati di una farmacia, soffitti alti, scale. Amo in tempo zero, l’interior design.

Poi incontro gli amici e la serata è perfetta.
Ma cosa ho assaggiato? Cosa ho bevuto?
D’abitudine, leggo il giornale dalla fine e la descrizione dei vini pure. Perdonate, tali difetti ma il motivo è unico: voglio subito le buone notizie dal quotidiano e le cose che preferisco tenere a mente e riassaggio da ultime (modus operandi di una Sommelier)

Mi trovo da IL RITO con Massimo, empatico, gioviale, sensibile al gusto. Ha scelto personalmente le materie prime di cui son fatte le preparazioni in carta e quando le descrive al tavolo è come se lui tornasse bambino. Quello che ha voluto, è rivivere della sua vita, (le buone notizie, appunto) sensazioni della sua infanzia con sapori, profumi, consistenze e sostanze che lasciano il segno.

C’è riuscito, ve ne accorgerete perché, se lo conoscerete, vi sembrerà di entrare in casa sua. Non c’è la formalità di un ristorante. Ci sono sorrisi all’entrata, saluti e l’invito ad accomodarsi.

Le zone del RITO sono ben divise per conversazioni amicali e intime oppure di grande respiro. Si può spendere poco per assaggi e tapas e sbizzarrirsi tra le proposte food & cantina.
Ciò che c’è di innovativo è il riutilizzo; lo spreco si riduce al minimo per ottenere altre materie impiegate perché portatrici di nuovo gusto come il burro dal Patanegra, l’acqua di fermentazione per l’impasto nella pizza.

I Padellini  o La Pizza.  Due proposte. Due opportunità per incuriosire i sensi.

Una chicca del RITO è la cena in cantina. Non poteva mancare un tavolo vista cantina. Una cena per San Valentino valeva un prezzo interessante da far girare la testa all’amato/a dedicato solo a pochissimi posti e solo per veri wine lovers. Vista d’insieme e dall’alto sugli interni del locale, vista sulle bottiglie ricercate nei nomi più quotati del territorio nazionale. Questo è il gioco di Fabio che segue vendita e acquisti dei vini.

Massimo Pasqual e Fabio Citterio hanno scelto per deliziare il palato, oltre a 200 etichette e si aggiungono distillati di ottima qualità che trovano spazio per abbinamenti proprio con le pizze e i padellini.

Quanto possano essere deliziosi, siate certi che sarà un RITO grazie a:

Formaggi di Ferdy Wild nella bergamasca

Patanegra 5J  del quale sono Brand Ambassador

Soppressata

Mozzarella e Fior di Latte di Dassogno

Farina  del Molino Viva la Farina del Piemonte

Capperi di Kazzen a Pantelleria

Semetella di Nocera Umbra per ortaggi

Fungolog

il Maiale tranquillo di Betella

e la migliore versione di Massimo è la sua! Clicca qui per ascoltarla

Qualche spunto divertente per andarci? I Buoni da regalare e condividere da 50, 100 e 200 euro

 

Troverete tanti prodotti ospiti tra i quali il Wagyu Onishi per un giro in Giappone si tratta di una preparazione prodotta durante il periodo Edo, la carne di Wagyu era considerata così pregiata da essere riservata solo all’imperatore e ai daimyo, i più potenti tra i samurai?

Era considerato un simbolo di status e prestigio, e veniva utilizzato per impressionare e onorare i guerrieri più nobili e valorosi.

Ricevere in dono un pezzo di Wagyu era segno di rispetto e ammirazione Federica al servizio in sala è stata carismatica e nella descrizione dei vini, mi ha conquistata.

Nel regno della Mixology

Da oggi puoi provare la pizza ‘Orobica’ con lo stracchino di Bruna Alpina di Ferdy Wild  in abbinamento con il Gin Tonic, prodotto da loro a base di fiori di sambuco, biancospino e violetta, completato da tonica all’abete rosso e polvere di angelica.” e io non vedo l’ora di tornarci proprio per riassaggiarlo.

La cosa che mi ha emozionato di più. La pizza dedicata alla nonna Carmela da dove forse, tutto ha avuto origine. E ancora la Parmigiana… ricordi d’infanzia che solo Massimo vi può raccontare a cominciare dalle sei ore di lievitazione per l’impasto utilizzato.

Come a casa di nonna…Carmela

Ricorderai quando tornavi a casa da scuola e trovavi la nonna in cucina che preparava il sugo di pomodoro lasciandolo sul fuoco per ore, avendo sempre cura di non bruciarlo, in cui metteva i sapori dell’orto come l’aglio, l’origano e il basilico.

Quella cucina che si affacciava sull’orto dove la vedevi sempre andare avanti e indietro da quella porta sempre aperta a prendere tutto quello che piantava e curava con amore.

Ricorderai il calore del fuoco in cucina, il profumo e il gusto del sugo che ‘pippiava’ per ore e ore, sentendo quella sensazione di casa, di famiglia, di amore.

Il gusto delle cose semplici di una volta creano delle emozioni forti, che però ti rimangono per sempre nella mente e nel cuore.

Tra tutti gli stimoli sensoriali, gli odori sembrano innescare i ricordi più vivaci ed emotivi.

Insomma una ricetta vera e propria che ritroverai sulla pizza chiamata: “Come a casa di nonna Carmela”, dove il sugo va sul fuoco per 6 ore con un soffritto di aglio Rosso di Nubia siciliano (presidio Slow Food), in cui si aggiunge a fine cottura il basilico fresco Ligure.

La selezione delle pizze in padellino che ho assaggiato sono nelle foto e che Riassaggerei gli abbinamenti pensati per l’occasione:

Sarde fresche fritte con ketchup pomodoro caramella fermentato, finocchietto, sale Maldon abbinato con il rifermentato in bottiglia da vitigno Piwi Solaris di Pojer Sandri.

Con il Sake da riso Carnaroli, prodotto utilizzando lieviti di vino, per la fermentazione come per lo spumante. In questo caso abbinato con la pizza padellino Pane burro e alici del Cantrabrico affinate due anni, spinate, al profumo di limone, rosmarino, sale Maldon per montare il burro.

Con Otro (foto 4), mele, rosmarino, salvia, passion fruit dissetante, nato dalla partnership Colzani (del cioccolato) e Andrea Bezzecchi dell’Acetaia San Giacomo è stata abbinata la Mio Orto 2.0 con l’impasto farina 1, mais e riso ross e un tripudio di ortaggi. Apoteosi di delicatezza e equilibrio.

Il tocco alcolico finale del brandy e mosto di Lagrein Merlino (foto 5), vino liquoroso di Pojer Sandri è andato bene con i padellini dolci. Può piacere anche coi formaggi e non dimenticherei  Menaresta Sidro Madre (foto 6) prodotto con le mele della  Valtellina, altrettanto sfizioso.

La prossima volta, non resisterei alla tentazione della pizza all’anguria “Oh my God”con la base di pomodoro giallo, ‘nduja e capperi. Oltre che esotico, lo penso cibo erotico.
I giochi di Massimo sono fantasiosi, impossibile rinchiuderli in una descrizione.

Ho adorato il padellino chiamato in menù, Porca Loca al foie gras a cubetti al forno e in padella in fondo bruno, acqua di fieno e mais per l’impasto. On Top, prosciutto crudo croccante, lampone in gel, cipolle ripassate … e L’Assoluto di Patanegra 5J 100% Bellota, non serve descriverlo, serve assaggiarlo. Che dite?
Immancabili, imperdibili sono stati i padellini dolci e ci si immerge in coulis di frutti rossi, pan brioche, acetosella, nocciole, cacao, crema chantilly… Non vi pare di essere nel paese dei balocchi?
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