Tra Nizza Monferrato e Calamandrana, sulle colline dell’Astigiano, nasce il progetto imprenditoriale della famiglia Lyhus. Protagonista è Lisette Lyhus, imprenditrice norvegese con esperienza nel real estate internazionale, che individua nel Piemonte il luogo in cui avviare una nuova fase professionale e personale.
L’incontro con il territorio avviene nel corso di alcuni viaggi in Italia insieme ai genitori, Helle e Vidar. Quella che inizialmente è una semplice tappa si trasforma progressivamente in una scelta consapevole: il Monferrato si distingue per equilibrio paesaggistico, identità agricola e qualità della vita, elementi che orientano la decisione di investire nell’area.
Nel 2018 arriva l’occasione concreta: l’acquisizione della Residenza San Vito a Calamandrana, con ristorante annesso. L’operazione segna l’avvio di un progetto che integra ospitalità e ristorazione, con l’obiettivo di valorizzare il territorio attraverso un’offerta contemporanea.
All’interno della struttura Lisette incontra lo chef Davide Tinazzo. Dalla collaborazione professionale nasce un percorso condiviso che si consolida anche sul piano personale. Parallelamente si sviluppa l’interesse per il vino piemontese, che porterà all’acquisizione della Cantina Avezza, che abbiamo presentato nel nostro articolo LHV Avezza: terzo elemento del progetto di famiglia.
La facciata della Residenza San Vito
Residenza San Vito e Ristorante La Camendra
Residenza San Vito è una struttura raccolta ed elegante, in stile country chic, con camere affacciate sulle colline del Monferrato e una piscina a servizio degli ospiti. Il ristorante La Camendra è parte integrante della residenza e dispone di un dehors che si apre sul giardino.
Definire La Camendra un ristorante di fine dining è corretto ma riduttivo. La cucina utilizza tecniche dell’alta ristorazione, ma il tratto distintivo è l’incontro tra culture gastronomiche diverse che dialogano con la tradizione piemontese. Il risultato è una proposta che rilegge i piatti del territorio con influenze attuali e internazionali.
L’accoglienza è un gioco di squadra: lo staff della tenuta al completo, cantina compresa
Questo approccio si riflette anche nella composizione della brigata: il maître Mehdi Hamouche, di origine marocchina; Gennessis Luna Alcivar ecuadoregna in sala; gli aiuti cuochi Usmane Garango maliano e Hamzala Amjad bangladese, e, ovviamente dello chef Mamadou Kone, maliano. La regia è affidata a Davide Tinazzo, affiancato in sala dalla sorella Sara, che coordina un team eterogeneo valorizzandone le competenze.
Un coniglio in giardino
Tra i piatti provati, “Un coniglio in giardino” propone una rilettura del tonno di coniglio. La carne viene cotta confit a bassa temperatura per circa 24 ore, poi servita su una cialda di pasta brisée che aggiunge una componente croccante. Le verdure in giardiniera sono lavorate separatamente, con diversi tipi di aceto per calibrare l’acidità senza coprire il gusto della carne.
Il servizio del “Maialino che non ti aspetti”.
Diverso l’equilibrio del “Maialino che non ti aspetti”: pancia di maiale marinata a lungo e cotta per 24 ore, poi rifinita per ottenere una cotenna croccante e un interno morbido. Il piatto è accompagnato da cavolfiore in più consistenze, con una nota affumicata, e da un fondo aromatizzato con spezie e salsa teriyaki.
In chiusura, il bonet mantiene la base tradizionale ma viene alleggerito e reso più cremoso dall’aggiunta di panna, con una presentazione tra cioccolato e polvere di caffè.
La cantina affianca alle etichette piemontesi e nazionali una selezione internazionale, coerente con l’impostazione cosmopolita della cucina.


