Centosettant’anni sono un arco di tempo considerevole anche per un marchio storico. Lo ha ricordato Elvio Bonollo, consigliere di amministrazione e responsabile marketing e comunicazione di Distillerie Bonollo Umberto, durante l’incontro con la stampa organizzato al Rumori di Milano per celebrare l’anniversario.
Ballor li celebra tornando alle proprie origini, ma soprattutto utilizzandole come punto di partenza per costruire una nuova identità. Una storia cominciata a Torino nel 1856 con Giuseppe Ballor e proseguita attraversando l’Italia postunitaria, il Novecento, la stagione della grande miscelazione internazionale, il successivo declino e infine la rinascita del marchio.
Il racconto presentato in occasione dell’anniversario utilizza non casualmente l’immagine del treno. Nella seconda metà dell’Ottocento la ferrovia rappresentava modernità, velocità e apertura verso nuovi mercati; per Ballor ebbe anche una funzione concreta. Il trasferimento dell’attività da Torino a Cambiano, vicino agli snodi ferroviari, favorì infatti la distribuzione dei prodotti in Italia e all’estero.
Già alla fine dell’Ottocento l’azienda mostrava una marcata vocazione internazionale. Documenti commerciali e materiali pubblicitari testimoniano la presenza sui mercati europei e americano e raccontano anche un modo sorprendentemente moderno di costruire la reputazione del marchio. Premi e riconoscimenti ottenuti nelle esposizioni internazionali venivano riportati sulle etichette e nella comunicazione come garanzia di qualità e come elemento distintivo rispetto alla concorrenza.
Nel 1902 arrivò un riconoscimento particolarmente prestigioso: Ballor divenne fornitore della Real Casa. Anche questo elemento entrò nella comunicazione del marchio, rafforzandone quell’immagine di eleganza che ritroviamo nelle affiches e nelle illustrazioni dell’epoca.
Il Vermouth al centro della storia
Il filo conduttore rimane però il Vermut. Nella Torino della seconda metà dell’Ottocento non era semplicemente una bevanda, ma uno dei protagonisti del rito dell’aperitivo e della vita dei caffè cittadini: un momento di incontro e conversazione che coinvolgeva la borghesia e gli ambienti sociali e politici della città.
Ballor seppe successivamente accompagnare il Vermut fuori dal consumo in purezza e dentro la nascente cultura internazionale del cocktail. All’inizio del Novecento il nome compare nelle ricette di miscelazione e nel 1930 entra nel Savoy Cocktail Book, uno dei testi fondamentali della storia del cocktail.
Accanto al Vermouth nacquero nel tempo altri prodotti che contribuirono alla notorietà della casa. Alcuni sono stati recuperati per l’anniversario attraverso bottiglie, etichette e materiali originali: testimonianze di un’azienda che dedicava molta attenzione non soltanto al contenuto, ma anche alla forma con cui presentarlo al pubblico.
La lunga traiettoria non fu però lineare. Passaggi di proprietà e progressive difficoltà portarono Ballor a perdere la risonanza internazionale conquistata nei decenni precedenti, fino alla frammentazione dell’attività.
La nuova fase prende forma con l’acquisizione del marchio da parte della famiglia Bonollo. Il lavoro successivo non è consistito nella semplice riproposizione nostalgica delle vecchie etichette. L’obiettivo dichiarato è stato piuttosto individuare gli elementi identitari di Ballor e reinterpretarli in chiave contemporanea, facendo dialogare l’esperienza liquoristica della famiglia con il patrimonio storico acquisito.
Il risultato di questo percorso ha preso forma nella nuova identità grafica presentata nel 2022 e soprattutto nei tre prodotti sui quali oggi si concentra il marchio: Ballor Vermouth, Ballor Gin e Ballor 100.
Ballor Vermouth, ripartire dal prodotto simbolo
È proprio dal Vermut che parte Mauro Suva, brand ambassador Ballor, nel raccontare la nuova gamma. Non potrebbe essere diversamente: è il prodotto che più direttamente collega la Ballor contemporanea alle sue origini.
L’impostazione produttiva guarda alla tradizione. Si parte da erbe, radici ed essenze naturali, sottoposte a infusioni statiche e successivamente pressate delicatamente. Una lavorazione volutamente poco incline alle scorciatoie tecnologiche, alla quale si aggiunge un elemento che caratterizza il profilo del prodotto: una piccola parte di Marsala.
È un dettaglio tutt’altro che ornamentale. Il Marsala contribuisce alla componente fruttata e alla morbidezza gustativa e diventa uno degli elementi attraverso i quali il Vermut cerca una propria riconoscibilità in una categoria tornata negli ultimi anni molto affollata.
Il punto interessante non è quindi soltanto il recupero di una tipologia storicamente legata al marchio, ma il tentativo di evitare un’operazione puramente rétro. Storia e metodo produttivo diventano strumenti per arrivare a un Vermut pensato anche per la miscelazione contemporanea.
Suva ne sottolinea in particolare la struttura più piena, la componente fruttata e la nota amara affidata a differenti tipi di assenzio: caratteristiche che emergono anche in preparazioni apparentemente elementari come Vermut e soda.
Ballor Gin, la scelta della semplicità
Se per il Vermouth la storia offre un riferimento quasi obbligato, il Gin pone un problema differente. È una delle categorie più affollate degli spirits attuali e distinguersi aggiungendo semplicemente altre botaniche rischierebbe di produrre l’effetto contrario.
Ballor sceglie così la strada della semplicità e costruisce il gin come un viaggio attraverso l’Italia. Il percorso parte dal Nord, passa per il ginepro toscano, raggiunge il Mezzogiorno attraverso arancia, pompelmo, limone e bergamotto e arriva infine alle note mediterranee di timo e basilico.
Più che cercare l’effetto sorprendente a tutti i costi, il gin punta quindi su leggibilità, piacevolezza e riconoscibilità. Una scelta che Suva interpreta come contemporanea proprio perché compiuta in una fase nella quale l’offerta della categoria è diventata vastissima.
Ballor 100, cento botaniche e la ricerca dell’equilibrio
Con Ballor 100 il ragionamento cambia ancora. L’amaro nasce da oltre cento botaniche provenienti dai cinque continenti e recupera idealmente quella tradizione liquoristica nella quale erbe, radici e spezie venivano riunite in formule complesse.
Il numero, però, da solo direbbe poco. Il problema tecnico diventa far convivere una quantità così elevata di componenti senza trasformarle in una sovrapposizione indistinta di aromi.
È proprio l’equilibrio l’aspetto sul quale insiste maggiormente Suva. La dolcezza viene contenuta, mentre una parte della sensazione morbida viene affidata alle spezie dolci. Ne deriva un amaro costruito non intorno a una singola nota dominante, ma sulla pienezza e sull’integrazione delle diverse componenti.
Per il bartender è probabilmente il prodotto più complesso dei tre: offre forza aromatica e profondità senza imporre necessariamente una sola direzione alla miscelazione. Vermouth, Gin e Ballor 100 finiscono così per rappresentare tre strumenti molto diversi tra loro, utilizzabili singolarmente oppure, ed è qui che il gioco diventa più interessante, insieme.
Ballor 170, i tre prodotti nello stesso cocktail
Per celebrare l’anniversario, Suva ha scelto proprio quest’ultima strada creando Ballor 170, un cocktail nel quale confluiscono tutti e tre i prodotti della gamma.
Anche il drink riprende il tema del viaggio che accompagna la celebrazione. Il percorso gustativo è costruito per tappe. Una vaporizzazione di Gin introduce freschezza e note agrumate; Ballor 100 viene trasformato in una spuma morbida, destinata a portare al palato la componente amara senza renderla eccessivamente invasiva. Tornano quindi agrumi, basilico e sfumature erbacee, elementi che creano continuità fra i diversi prodotti.
La chiusura è affidata al Vermouth. È una scelta circolare: il prodotto dal quale era iniziata la storia di Ballor diventa anche quello che completa il cocktail dell’anniversario.
Il senso della nuova fase del marchio sta forse proprio qui. La celebrazione dei 170 anni avrebbe potuto limitarsi al recupero di bottiglie, manifesti e documenti d’archivio. Quel patrimonio è invece utilizzato come materiale con cui costruire il presente.
Il passato rimane riconoscibile nel Vermouth, nell’antica vocazione alla miscelazione e persino nell’immagine della locomotiva scelta come filo conduttore dell’anniversario. Ma il viaggio, nelle intenzioni della famiglia Bonollo, non dovrebbe concludersi in una rievocazione. La storia serve soprattutto a spiegare da dove Ballor riparte.
Abbiamo dedicato un articolo al Vermouth e al Gin Ballor.
Foto di apertura Amaro 100 Erbe , Ballor Vermouth e Dry Gin, le tre referenze presentate in occasione dei 170 anni del marchio



