Quando parlo di vino, parlo di cultura.” Con queste parole Riccardo Cotarella sintetizza la filosofia alla base del progetto Diversamente Autoctoni di Artimino. In un luogo così ricco di storia, dove la tradizione dei Medici e del Carmignano permea ogni angolo della tenuta, produrre vino significa non solo tecnica, ma rispetto, consapevolezza e interpretazione del territorio.

La sfida non è riprodurre il passato in modo nostalgico, bensì attualizzarlo, mantenendo intatta la memoria storica. “Possiamo fare un vino come trent’anni fa, ma dobbiamo reinterpretarlo secondo i gusti e le esigenze di chi lo degusta oggi”, spiega Cotarella. È un approccio che unisce scienza, cultura e sensibilità personale, dove ogni decisione in vigna e in cantina è guidata da conoscenza e consapevolezza.

Nel progetto Diversamente Autoctoni, la ricerca scientifica ha mappato le microzone, analizzato suoli, esposizioni e altitudini, con l’obiettivo di valorizzare la diversità di ogni parcella. In cantina, il lavoro sperimentale ha permesso di tradurre queste differenze in vini monovarietali che raccontano il territorio in modo autentico. “Non è l’uva che fa il vino, ma il territorio”, ribadisce Cotarella.

Accanto alla tradizione dei blend storici come il Carmignano, Artimino ha scoperto la forza dei monovarietali, vini capaci di esprimere le specificità dei singoli vigneti e di soddisfare un pubblico attento e curioso. Ogni fase, dalla scelta dei cloni alla vinificazione, è calibrata per esaltare le caratteristiche del terroir, senza compromessi.

Cotarella sottolinea anche l’importanza del mercato e della contemporaneità. Non basta conoscere il territorio: un produttore deve comprendere le aspettative dei consumatori per creare vini che siano al tempo stesso fedeli alla tradizione e attuali. Questo equilibrio tra storia, scienza e innovazione è la cifra distintiva di Diversamente Autoctoni, che unisce rigore tecnico e sensibilità enologica.

Dal vigneto alla cantina: un approccio alla vinificazione che unisce scienza, cultura e sensibilità personale.  

Il vino non è solo prodotto, è cultura tangibile. In Artimino questo si percepisce in ogni filare, in ogni grappolo, in ogni degustazione”, conclude Cotarella. La sua visione è chiara: rispettare la tradizione, attualizzarla e dare vita a una viticoltura consapevole, scientifica e profondamente legata al territorio.

Questo articolo è il terzo di una serie dedicata ai “Diversamente Autoctoni”: nel prossimo appuntamento scopriremo la degustazione completa dei vini che raccontano l’anima di Artimino.
I primi due articoli:

Diversamente Autoctoni: il nuovo corso di Artimino .

Quando i Medici inventarono il Carmignano: la nascita di un vino

 

Foto di apertura: Annabella Pascale, anima di Artimino, con Riccardo Cotarella, l’enologo interprete della flosofia della tenuta. 

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