Artimino presenta un nuovo capitolo della sua storia enologica con la linea di vini “Diversamente Autoctoni”, un progetto che unisce ricerca scientifica, rispetto del territorio e sperimentazione in cantina. Tra il 2022 e il 2025, la tenuta ha condotto un approfondito studio di zonazione dei vigneti, finalizzato a individuare e valorizzare le microaree più vocate alla produzione di vini d’eccellenza.
La ricerca ha coinvolto nomi di riferimento come Attilio Scienza, Luca Toninato e Stefano Pinzauti, combinando metodi tradizionali e tecnologie avanzate, dalla mappatura satellitare alle analisi geologiche di precisione. Il risultato è emerso sorprendente: il cuore dello storico Barco Reale mediceo si rivela un mosaico complesso di suoli, esposizioni e altitudini, in cui ogni vigneto possiede una propria identità, capace di tradursi in vini unici e irripetibili.
Alla fase agronomica ha fatto seguito un triennio di vinificazioni sperimentali sotto la supervisione di Riccardo Cotarella, per verificare in cantina quanto osservato in vigna. L’incrocio tra dati agronomici ed evidenze enologiche ha portato all’individuazione di cinque parcelle emblematiche, oggi trasformate in cinque Cru monovarietali, che raccontano con precisione l’anima di Artimino.
Secondo Annabella Pascale, presidente della Tenuta di Artimino, il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce al terroir, fondendo scienza, esperienza e sensibilità. (Per approfondire il rapporto tra territorio, storia e cultura, leggi anche il nostro articolo sulla Fondazione Giuseppe Olmo, che promuove innovazione e progetti culturali nel cuore di Artimino). Una scelta che punta a esplorare le potenzialità dei vini monovarietali accanto ai blend storici come il Carmignano, senza tradire la tradizione ma valorizzando le peculiarità di ciascuna parcella.
Ogni vino della linea Diversamente Autoctoni rappresenta quindi non solo un prodotto, ma una testimonianza del territorio, dove microclima, suolo e gestione attenta del vigneto si combinano per creare vini identitari.
Dalla scelta dei cloni alla vinificazione, ogni fase è stata studiata per esprimere la specificità dei suoli e delle altitudini, mantenendo al tempo stesso eleganza e bevibilità.
Con questa linea, Artimino non solo rinnova la sua produzione, ma racconta un nuovo approccio alla viticoltura, che valorizza la biodiversità e la complessità del territorio, e offre al pubblico vini autentici, riconoscibili e legati al genius loci della tenuta.
Questo articolo è il primo di una serie dedicata ai “Diversamente Autoctoni”: nei prossimi appuntamenti scopriremo la storia dei Medici e del Carmignano, la visione di Riccardo Cotarella e, infine, la degustazione completa dei vini che raccontano l’anima di Artimino.
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Quando i Medici inventarono il Carmignano: la nascita di un vino
Foto di apertura: la Tenuta di Artimino vista da Villa Ferdinanda

