Se la prima parte della masterclass ha ricostruito la storia e la costruzione della DOC Terre di Pisa, è nel calice che la denominazione trova la sua verifica più concreta. La degustazione delle 12 etichette Terre di Pisa DOC in assaggio presso Signorvino di viale Pasubio a Milano racconta infatti un territorio che si esprime attraverso stili diversi, ma un filo conduttore riconoscibile: la tensione tra freschezza, sapidità e capacità evolutiva.
Dai rossi più giovani a quelli maggiormente affinati, il percorso proposto in degustazione mette in evidenza non solo la varietà delle interpretazioni, ma anche la progressiva definizione di un’identità ancora in costruzione, ma sempre più leggibile.
La degustazione delle 12 etichette della masterclass
L’ingresso: la freschezza del territorio (annate 2022–2023)
Sotto i riflettori: la masterclass dedicata alla stampa per approfondire l’identità delle Terre di Pisa attraverso il racconto dei suoi protagonisti
La degustazione si apre con il primo flight, dedicato ai vini più giovani delle annate 2022 e 2023, che restituiscono l’impatto immediato della denominazione e la sua componente più diretta e fragrante.
Si parte con il Sangiovese 2023 dell’Azienda Agricola Castelvecchio, dove la lettura del vitigno è netta: ciliegia al naso, acidità ben delineata e tannino presente ma già maturo, in un profilo costruito su precisione e immediatezza.
Il percorso prosegue con il Podere Pellicciano “Tricche” 2022, un rosso ottenuto da sangiovese in prevalenza con apporto di malvasia nera e colorino. Qui il sorso è giocato sulla freschezza, con richiami di frutti di bosco e una lieve speziatura che accompagna una beva scorrevole.
Con il Raggiungerti Adesso 2022 della Fattoria Uccelliera la trama si arricchisce: il sangiovese in purezza si apre a note balsamiche, spezie, tabacco e cioccolato, mentre il sorso trova equilibrio tra acidità e tannino levigato, con una sottile vena minerale.
Chiude il primo blocco l’Opera in Rosso 2022 della Podere La Chiesa, espressione più classica e strutturata del sangiovese, con profumi floreali, trama tannica evidente e una persistenza che già lascia intravedere una vocazione evolutiva.
È da questa sequenza iniziale che emerge un primo elemento chiave: la DOC parla con immediatezza, ma non rinuncia alla definizione territoriale.
Il cuore della degustazione: struttura e identità in costruzione (annate 2020 e 2021)
I calici dei vini Terre di Pisa in degustazione
Il secondo flight segna il passaggio verso vini di maggiore complessità, dove il territorio si declina in interpretazioni più articolate e la struttura inizia a farsi elemento centrale del racconto.
Il VignAlta 2021 della Badia di Morrona introduce una lettura elegante e speziata del sangiovese, con frutta rossa matura, mineralità e una trama tannica persistente che ne definisce l’architettura.
Più identitario e territoriale il Reciso 2021 della Azienda Agricola Pietro Beconcini, dove la concentrazione del frutto – prugna, ribes nero, ciliegia – si intreccia a note balsamiche e cuoio, in un sorso denso ma non rigido.
Con il Veneroso 2021 della Tenuta di Ghizzano la degustazione si apre alla complessità del blend sangiovese-cabernet sauvignon: prugna, erbe aromatiche, tocco balsamico e spezie costruiscono un profilo strutturato, complesso con grande equilibrio tra acidità, tannini, alcolicità che risulta armonico, fresco, elegante e lungo.
Il Frasca 2021 della Fattoria Varramista introduce invece una interpretazione diversa del territorio, con syrah e merlot a dare corpo e morbidezza, tra note di cioccolato, tostatura e frutto maturo.
Il passaggio finale del blocco è affidato all’Argante 2020 della Azienda Agricola Vallorsi, sangiovese in purezza dal profilo intenso, dove mora, amarena e prugna si fondono a balsamicità e struttura tannica ben integrata.
In questa fase la DOC si mostra nella sua varietà: non un linguaggio unico, ma una grammatica comune declinata in più interpretazioni.
La chiusura: le riserve e il tempo come chiave di lettura (annate 2019)
Il risveglio della vite: il contrasto tra il legno antico e i nuovi germogli nelle Terre di Pisa, dove la tradizione secolare si rinnova a ogni vendemmia. Foto Terre di Pisa/Facebook
L’ultimo blocco porta la degustazione sul piano dell’evoluzione, dove il tempo diventa elemento strutturante e non semplice variabile.
IGrano delle Formiche 2019 del Podere Spazzavento unisce sangiovese e colorino in un profilo intenso e minerale, con mora, tabacco e sfumature mentolate che ne amplificano la profondità.
Segue Ceppatella 2019 della Fattoria Fibbiano, sangiovese da vigne storiche, dove frutto maturo, spezie dolci, vaniglia e tabacco si fondono in un sorso caldo, avvolgente e persistente.
Chiude la degustazione Chiave di Saletta 2019 della Fattoria Villa Saletta, blend bordolese che porta nel bicchiere amarena, erbe aromatiche, spezie e una struttura vellutata, con un finale lungo e balsamico.
È in questo ultimo passaggio che la denominazione mostra la sua dimensione più compiuta: il tempo non attenua l’identità, ma la amplifica.
La degustazione ha mostrato con chiarezza un elemento distintivo della DOC Terre di Pisa: con l’aumentare dell’affinamento i vini non perdono identità, ma la amplificano. Emergono progressivamente mineralità, sapidità, profondità balsamica, equilibrio tannico e quella tensione acida che rimanda ai suoli fossili, alla ventilazione marina e alle escursioni termiche del territorio. Se nei vini più giovani si coglie energia e immediatezza, nelle versioni più evolute affiora con maggiore precisione il carattere delle Terre di Pisa. È proprio nel tempo, dunque, che questa denominazione sembra rivelare con maggiore compiutezza la propria impronta territoriale.


