Più che una semplice degustazione, il press lunch organizzato da Feudo Disisa presso Il Retrobottega di Milano è stato il racconto di una storia che attraversa nove secoli e che oggi trova il proprio stile nella valorizzazione dei vitigni del territorio di Monreale.
A guidare il percorso è stato Mario Di Lorenzo, uno dei titolari di Feudo Disisa, storica azienda di famiglia acquisita nel 1867 e oggi estesa su circa 400 ettari tra le colline di Palermo e Trapani, tra i 250 e i 550 metri di altitudine. Un luogo che per oltre seicento anni appartenne all’Arcivescovado di Monreale, tra i feudi donati da Guglielmo II per sostenere la costruzione del celebre Duomo.
Feudo Disisa, nove secoli di storia tra Monreale e Palermo
La storia recente di Feudo Disisa riflette quella della viticoltura siciliana: dagli anni del vino da taglio destinato ai mercati del Nord Italia e della Francia alla svolta qualitativa avviata negli anni Ottanta, quando l’azienda partecipò alle sperimentazioni regionali sui vitigni internazionali. Chardonnay e syrah si rivelarono subito particolarmente adatti a queste colline caratterizzate da forti escursioni termiche, ma il percorso successivo ha riportato al centro le varietà autoctone e il legame con il territorio.
Dalla sperimentazione ai vitigni che raccontano il territorio
“Oggi puntiamo sui vitigni che raccontano davvero il nostro territorio”, ha spiegato Di Lorenzo, sottolineando il lavoro svolto anche all’interno della Doc Monreale, che negli ultimi anni ha ristretto il disciplinare per rafforzarne l’identità, privilegiando cataratto, inzolia, perricone, syrah e persino glera e riesling.
I risultati delle micro-vinificazioni nella cantina sperimentale di Marsala parlano chiaro: l’altitudine e le forti escursioni termiche di Disisa (che toccano anche i 20 gradi di sbalzo tra il dì e la notte) esaltano sopra ogni cosa lo chardonnay tra i bianchi e il syrah tra i rossi.
Il Cataratto e il ritorno dell’identità siciliana
Il simbolo di questa riscoperta è probabilmente il Lu Bancu, cataratto in purezza che prende il nome da un’antica leggenda locale sul tesoro nascosto di Disisa. Un vino che vuole dimostrare come un’uva per lungo tempo considerata soltanto da grandi produzioni possa invece esprimere complessità, longevità e una marcata impronta territoriale.
L’affinamento prolungato sulle fecce fini e la provenienza da una delle zone più alte della tenuta ne esaltano sapidità e capacità evolutiva, confermando il potenziale di un vitigno che per decenni è stato sottovalutato.
Perricone, il rosso che rischiava di scomparire
Accanto al cataratto, il perricone rappresenta un altro tassello fondamentale della memoria viticola della Sicilia occidentale. Con il Granmassenti, Feudo Disisa recupera una varietà che rischiava di scomparire, interpretandola attraverso un rosso dalla forte personalità, caratterizzato da note speziate, sentori di liquirizia e una sorprendente freschezza. Un vitigno che, secondo Di Lorenzo, possiede caratteristiche uniche nel panorama regionale e che proprio per questo merita di essere riscoperto e valorizzato.
Non manca però lo sguardo verso esperienze più attuali. Ne è esempio il René Metodo Classico Pas Dosé, dedicato a Renato Di Lorenzo, padre di Mario. Nato da vecchie vigne di chardonnay piantate dopo le prime sperimentazioni degli anni Ottanta, il vino affina per sessanta mesi sui lieviti e ha conquistato la Gran Medaglia d’Oro al Concours Mondial de Bruxelles, oltre al riconoscimento come miglior spumante italiano della competizione.
Il percorso degustativo ha confermato un tratto comune dell’intera produzione: la freschezza, sostenuta dalle escursioni termiche delle colline monrealesi e da una gestione agronomica che privilegia equilibrio e basse rese. Dal Grillo vinificato in acciaio al Chara, storico blend di cataratto e inzolia premiato nel 2016 come miglior vino bianco assoluto a un importante concorso internazionale, emerge una filosofia coerente, lontana dalle mode e profondamente ancorata al territorio.
La selezione in degustazione:
René Metodo Classico Pas Dosé. Nato da una vigna di oltre 35 anni a 480 metri d’altitudine con rese bassissime (50 quintali per ettaro), affina per ben 60 mesi sui lieviti dopo un passaggio del 10% della base in barrique. Il risultato è un vino di straordinaria cremosità e freschezza.
Brut Rosé Metodo Classico. Da uve nero d’avola vinificate in acciaio, con una presa di spuma di 24 mesi. Si presenta con un rosa tenue e note agrumate e floreali di rosa, caratterizzato da una beva fresca e immediata.
Grillo (DOC Sicilia). L’uva grillo, è stata introdotta nei primi anni 2000 in un territorio storicamente non convenzionale per questa varietà, beneficia delle altitudini di Disisa. Vinificato esclusivamente in acciaio, si distingue per la spiccata spalla acida, la freschezza e i sentori tipici di pompelmo e agrumi.
Chara (DOC Sicilia). Storico blend aziendale (50% catarratto e 50% Inzolia) prodotto fin dal 2004. Un vino iconico che nel 2016, al Vinitaly di Verona, sbaragliò la concorrenza venendo eletto miglior vino bianco del concorso su 4.000 campioni degustati alla cieca. Un bianco d’ingresso per modo di dire, dove la struttura del Catarratto sposa l’aromaticità dell’Inzolia.
Lu Bancu (Monreale DOC). Ottenuto da una vigna esposta in una delle zone più alte e argillose dell’azienda, compie una macerazione sulle bucce di mezza giornata e un lungo affinamento sulle fecce fini fino all’autunno successivo. Un vino sapido, marino, con note di pesca bianca e una straordinaria capacità di evoluzione nel tempo.
Granmassenti (Perricone Monreale DOC). Ottenuto dalla vigna più alta dell’azienda (550 metri s.l.m.), compie un mirato affinamento in barrique di terzo passaggio per ammorbidire i tannini. Sorprende per la sua freschezza e per i sentori terrosi di radice, liquirizia, cacao e cuoio che lo allontanano dai classici cliché dei rossi siciliani.
Krysos Vendemmia Tardiva. L’oro liquido che chiude il percorso. Una vendemmia tardiva di Grillo le cui uve vengono lasciate in pianta per un mese e mezzo oltre la normale raccolta per favorire la concentrazione naturale di zuccheri e aromi attraverso l’appassimento.
Vinificato esclusivamente in acciaio per preservare l’integrità aromatica della varietà, il Krysos è un saggio di equilibrio: la naturale spinta acida del Grillo bilancia perfettamente il residuo zuccherino e la componente alcolica esprime un perfetto equilibrio tra alcol, dolcezza e acidità, regalando un profilo intensamente fruttato, profondo e mai stucchevole, dotato di una straordinaria facilità di beva.
L’oro verde di Disisa: il frantoio aziendale e la cerasuola
Non solo vino. Tra il 1925 e il 1930 il nonno di Mario pianta i primi 30 ettari di uliveto con sesto d’impianto 10×10, originariamente in coltura promiscua con la vigna.
Se fino al 1997 l’olio veniva venduto sfuso, il vero salto di qualità avviene nel 2005 con la costruzione del frantoio aziendale, che permette di chiudere la filiera e controllare ogni singolo dettaglio.
Oggi la raccolta, concentrata su circa 70 ettari, inizia nella prima settimana di ottobre, nel momento perfetto dell’invaiatura e si protrae per buona parte della stagione.
Le olive, prevalentemente di varietà cerasuola (in misura minore nocellara e biancolilla), vengono molite entro due ore e mezzo dal distacco dall’albero.
L’olio ottenuto è definito da un’acidità bassissima (tra lo 0,12% e lo 0,2%) e un livello di polifenoli superiore a 500 mg/kg in quello ottenuto nelle prime settimane.
L’olio che ne deriva è un profilo sensoriale potentissimo, ricco di note vegetali di carciofo, cardo ed erba tagliata, capace di mantenere intatta la sua freschezza per oltre due anni. Una qualità che ha trovato immediato riscontro soprattutto nei mercati esteri, storicamente più aperti a valorizzare l’eccellenza rispetto alle logiche di prezzo del mercato locale e nazionale.
Un legame indissolubile tra storia e calice
Feudo Disisa non è soltanto il racconto di un’azienda storica della provincia di Palermo, ma la testimonianza di come un territorio antico possa reinventarsi senza perdere la propria identità. Dalla donazione medievale di Guglielmo II alle sfide agronomiche contemporanee firmate dalla famiglia Di Lorenzo, la tenuta ha saputo trasformare i vecchi preconcetti legati alla viticoltura di massa in un manifesto di eccellenza.
Che si tratti della freschezza verticale del Catarratto, dell’anima profondamente terrosa del Perricone o dell’intensità di un olio extravergine molito a tempo di record, ogni bottiglia porta con sé il sapore delle colline di Monreale.
In tema di rapporto tra territorio e vino, segnaliamo anche il nostro approfondimento sul concetto di terroir


