Joaquin, creatura enologica ideata, voluta e realizzata da Raffaele Pagano, rappresenta una realtà a spiccato tasso di fascino e territorialità della viticoltura campana, oltre a essere sinonimo di autenticità, ricerca e rispetto per la tradizione. Fondata nei primi anni 2000, ha avuto come primo vino un Aglianico vinificato in bianco nel 2006, per poi porsi l’obiettivo di riscoprire e valorizzare i grandi vitigni dell’Irpinia e dell’area vesuviana, reinterpretandoli in chiave contemporanea attraverso un approccio artigianale e una profonda conoscenza del territorio

I vigneti di Joaquin nel territorio irpino

I vigneti di Joaquin si trovano tra Montefalcione e Lapio, nel cuore dell’Irpinia, e si estendono anche su parcelle scelte della Costiera Amalfitana e dell’isola di Capri. Qui, su suoli argillosi e vulcanici, nascono vini di straordinaria complessità e carattere, capaci di coniugare la forza della natura campana con l’eleganza di uno stile unico. La filosofia produttiva di Joaquin si fonda su interventi minimi e sul massimo rispetto per le uve: raccolte manuali, fermentazioni spontanee, lunghi affinamenti e nessuna standardizzazione. Ogni scelta, dalla vigna alla bottiglia, è guidata dall’intento di esprimere l’anima più autentica del territorio e di restituire il tempo come valore fondamentale del vino.

Raffaele Pagano, fondatore di Joaquin

Un nuovo incontro con il suo fondatore, che conosciamo da diversi anni, ci ha permesso di assaggiare, approfondire la conoscenza di queste vere e proprie composizioni enologiche, presentate da Cristina Mercuri, presso la sede storica di Meregalli, suo distributore con Visconti 43.

Abbiamo scelto di scrivere dell’etichetta ottenuta sull’isola di Capri, oltre a tre espressioni di Fiano, di cui due Docg e un Igt, chiudendo con un Greco. Non recensiamo invece il Piante a Lapio N. V., blend di varie annate, l’Aglianico I Viaggiatori 2021 e il Taurasi Riserva della Società 2019, preferendo focalizzarci su questi bianchi presentati di seguito.

 

La degustazione

Una parte delle etichette Joaquin presentate durante la degustazione

Dall’Isola – IGT Campania 2025 – Un vino dalla produzione decisamente limitata con per questa annata 1470 bottiglie, ottenuto da Greco, Falanghina, Biancolella, oltre a Ciunchesa tutte da un vigneto ad Anacapri, di un’età media di 30 anni, sui suoli sabbiosi-calcarei, la cui etichetta riporta 17° vendemmia. La sua vinificazione avviene in acciaio, con leggera macerazione fermentativa, per poi affinare in bottiglia. Dopo un colore giallo paglierino, con sfumature verdoline, al naso è floreale di ginestra e camomilla, seguito da toni fruttati di frutta a polpa bianca, agrumi, poi un tocco iodato e piccante. Al palato è sapido, fresco, equilibrato, con un’ottima persistenza e un finale ammandorlato.

 

Vino della Stella – Fiano di Avellino Docg Riserva 2023 – Ottenuto da Fiano da un vigneto di meno di 1 ettaro, con un’età media di 35 anni, su terreni di matrice calcareo-argillosa. Sito in Località Boschi di Lapio, è esposto a nord-est, a 550 metri d’altitudine ed è coltivato in regime biologico. In cantina dopo la pressatura soffice delle uve il mosto fiore viene fatto macerare sulle bucce per un paio di giorni e comincia la fermentazione alcolica in tini d’acciaio, poi affina sulle fecce fini per almeno un anno e in bottiglia per un altro anno. Dopo un giallo paglierino intenso con nuance dorate, ha un naso complesso e intenso, con note di agrumi, lime, erbe mediterranee, tra cui basilico e menta, per poi essere balsamico, affumicato, con un tocco di zenzero. Al palato è sapido, glicerico, fresco, dinamico, persistente, con un’elevata capacità di evoluzione in bottiglia.

 

Vigna Campo Aperto – Fiano di Avellino Docg Riserva 2022 – Ottenuto da un vigneto di meno di 1 ettaro, con un’età sino a 30 anni, è sito all’interno dei confini della Villa Joaquin, esposto a nord-est, a 500 metri d’altitudine, su terreni di matrice calcareo-argillosa ed è coltivato in regime biologico. Con una produzione di 800 bottiglie è vinificato in acciaio, con lieviti selezionati, rimane sui lieviti fin per 8 mesi, poi affina in bottiglia per almeno un anno. Dopo un giallo paglierino con sfumature verdoline, ha al naso profumi intensi, di fiori freschi bianchi, pompelmo, passion fruit, chiude con una nota affumicata. Al palato oltre a una sensazione di masticabilità e a un ottimo corpo, è sapido, appena glicerico, fresco, con grande persistenza. In bocca essendo ancora giovane, raggiungerà nel tempo maggiore complessità e morbidezza.

 

Piante a Lapio – Igt Campania 2019 – Ottenuto da solo Fiano, da un vigneto a Lapio in Località Boschi, a 550 metri d’altitudine, da vigne di età media di 35 anni, su terreni stratificati e complessi di tipo calcareo-argillosi con substrato basaltico. In cantina fermenta con lieviti indigeni e lieviti selezionati in tini d’acciaio, a temperatura non controllata. Poi affina in tonneaux di castagno e acacia di secondo e terzo passaggio a contatto con le fecce fini, prima di maturare in acciaio e successivamente in bottiglia per minimo 12 mesi. Dopo un giallo paglierino carico, con sfumature dorate dovute all’evoluzione e al lungo affinamento in legno e in bottiglia del vino, ha un naso complesso da agrume candito a note di spezie, da erbe aromatiche ad anice stellato, da pietra focaia a pepe bianco. Al palato è decisamente fresco, glicerico, sapido, di grande personalità, persistenza, che lascia presagire le potenzialità in termini di evoluzione e affinamento in bottiglia.

Oyster 110 – IGT Campania Bianco 2024 – Ottenuto da Greco, da un vigneto di 1,2 ettaro, a 550 metri d’altitudine, a Montefusco, con un’età media delle vigne di 30 anni, su terreni franco-argillosi, coltivato con pratiche biologiche. In cantina dopo una pressatura lenta, seguita da breve fase di macerazione in pressa di 6 ore, il 55% della massa ha condotto fermentazione alcolica in botti di rovere di quarto passaggio, mentre il 45% ha fermentato in acciaio inox con lieviti selezionati. Fa la malolattica svolta con batteri indigeni, oltre a frequenti bâtonnage. Dopo un colore giallo paglierino con riflessi dorati, al naso emerge un bouquet intenso di fiori e frutta, tra cui pesca e albicocca, agrumi, erbe, seguiti da una nota di thè. Al palato ha un’acidità più matura dei Fiano, è appena glicerico, consistente, persistente, dando un’interpretazione territoriale.

 

 

Photo@ Joaquin

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