Essere presenti, per la seconda volta, all’appuntamento speciale dedicato al viaggio nel tempo tra le annate vintage di Montina, è sempre fonte di effetti speciali nella degustazione dei loro Franciacorta. Michele Bozza – fratello di Daniele con cui guida Montina – poi è un ottimo ambasciatore dei loro vini oltre a essere un ospite perfetto evidenziando così le sue doti di comunicatore fortemente empatico.
Ogni anno Montina rinnova nella sua storica cantina di Monticelli Brusati, l’appuntamento speciale dedicato al tempo, protagonista silenzioso del Metodo Classico. L’apertura delle annate vintage permette di osservare come la lunga sosta sui lieviti e l’attesa trasformino profondamente il vino, donandogli sfumature e complessità inaspettate.
Protagonisti di questo confronto, condotta dal Miglior Sommelier d’Italia 2010 Nicola Bonera, sono stati il Millesimato Brut 2009, da 70% Chardonnay (di cui il 30% fermentato in legno), presentato in due diverse epoche di sboccatura, 2015 e 2025, e il Saten 2009, 100% Chardonnay (di cui il 35% fermentato in legno), racconta la setosità e la finezza che solo il tempo può regalare, proposto nel confronto tra la sboccatura 2013 e quella 2025, in un dialogo tra le annate che mette in luce le diverse evoluzioni generate da periodi di affinamento compresi tra 36 e 184 mesi sui lieviti. Come quinto e sesto calice invece è stato protagonista il Millesimato Brut 1998, con le stesse percentuali di uve del 2009, tra Chardonnay e Pinot Nero, che ha espresso invece un equilibrio maturo.
La storia di Montina custodisce le sue radici fin dal 1400 in quella della famiglia Bozza, fortemente radicata nella terra di Franciacorta e nel comune di Monticelli Brusati e che coltiva da allora il grande amore per la terra e per la produzione di vino di qualità; valori che si sono tramandati di generazione in generazione. Nel 1982 i fratelli Gian Carlo, Vittorio e Alberto Bozza decidono di acquisire le tenute Montina dando vita a un grande sogno: diventare protagonisti nel mondo della Franciacorta, territorio che stava allora affermandosi come uno dei più innovativi nel panorama enologico internazionale.
Cinque anni dopo, nel 1987, la famiglia celebra con gioia la prima vendemmia, un momento carico di emozioni che si concretizza nel 1989 con la nascita della prima bottiglia di Franciacorta Montina. Un viaggio di oltre tre decenni fatto di passione, impegno e dedizione, e che ha attraversato le generazioni fino a giungere ai giorni nostri. Oggi è con Michele e Daniele Bozza, rispettivamente figli di Gian Carlo e Alberto Bozza, che questa straordinaria realtà prosegue il suo cammino, mantenendo la grande bellezza e l’unicità di questo patrimonio
Dovendo presentarla a livello produttivo Montina estende i suoi vigneti su una superficie di 72 ettari suddivisi tra le varietà Chardonnay e Pinot Nero distribuiti in 7 comuni: Gussago, Monticelli Brusati, Ome, Provaglio d’Iseo, Passirano, Rodengo Saiano e Rovato. La produzione, improntata alle rigide norme del Disciplinare del Consorzio Franciacorta, è di 450.000 bottiglie annue di assoluta qualità, dal Saten all’Extra Brut, dal Rosè Demi Sec a quello Extra Brut, dal Brut al Milesimato Brut, al Dosage Zero, sino a Quor Nature, ottenuto da Chardonnay 55% (di cui 40% in legno) e Pinot Nero 45%, con un affinamento in bottiglia per 72 mesi, prodotto in edizione limitata utilizzando solo le prime spremiture dei vigneti più longevi della cantina.
La degustazione delle annate vintage
Millesimato Brut 2009
L’esordio con il Millesimato Brut 2009 e le sue due sboccature di settembre 2015 e luglio 2025. Ogni bottiglia diventa così racconto di un’epoca e un invito a riflettere sul valore del tempo e della maturità, elementi che restituiscono vini di rara finezza e profondità. Il primo calice aveva nel calice un colore oro antico caldo, una lieve presenza di perlage continuo. Il naso spaziava dallo zafferano al miele, da frutta a bacca bianca, tra cui la mela cotogna, ad agrumi, poi maraschino, incenso e biscotto. Al palato era fresco, cremoso, poi sapido, decisamente lungo, con nel retrogusto note di agrume candito e di mela cotogna. Il secondo calice quello della sboccatura di quest’anno, aveva un colore giallo oro, un perlage fine e persistente. Qui il naso aveva una nota in primo piano, poi miele, mele, un tocco di spezie dolci tra cui la cannella, poi erbe e sottobosco. Al palato era fresco, cremoso, sapido, persistente, con nel retrogusto frutta tra cui la mela e una nota di cannella.
Saten 2009
La degustazione è proseguita con il Saten 2009 e le sue due sboccature di marzo 2013 e luglio 2025. Il primo calice era di un colore dorato deciso, con un perlage ancora persistente e fine. Il naso aveva prima una nota di miele, di frutta gialla tra cui la mela, poi si alternavano una nota verde e una iodata. Al palato il sorso era cremoso, fresco, sapido, con una buona lunghezza e nel retrogusto una nota di mela cotta. Il secondo calice quello della sboccatura di quest’anno, aveva un colore giallo oro antico, bolle fini, persistenti per parecchio tempo. Il naso decisamente sfaccettato di miele, agrume candito, zafferano, con note speziate a chiudere. Al palato era fresco, cremoso, leggermente sapido, con una lunghezza inferiore del primo.
Millesimato Brut 1998
A completare il percorso, il Brut Millesimato 1998, presentato nelle versioni con sboccatura a gennaio 2003 e a luglio 2025. Il primo aveva nel calice un colore oro antico quasi brunito, una lieve presenza di perlage continuo. Il naso evoluto spazia dall’agrume candito alla creme caramel, dal sotto bosco a una nota di malto, di biscotto, di liquore sul finale.
Al palato era fresco, cremoso, poi sapido, decisamente lungo, con nel retrogusto note di agrume candito e di mela cotogna. Il secondo calice quello della sboccatura di quest’anno, aveva un colore giallo oro, un perlage fine e persistente. Qui il naso aveva una nota in primo piano, poi miele, mele, un tocco di spezie dolci tra cui la cannella, poi erbe e sottobosco. Al palato era fresco, cremoso, sapido, persistente, con nel retrogusto frutta tra cui la mela e una nota di cannella.
Saten 2009
La degustazione è proseguita con il Saten 2009 e le sue due sboccature di marzo 2013 e luglio 2025. Il primo calice era di un colore dorato deciso, con un perlage ancora persistente e fine. Il naso aveva prima una nota di miele, di frutta gialla tra cui la mela, poi si alternavano una nota verde e una iodata. Al palato il sorso era cremoso, fresco, sapido, con una buona lunghezza e nel retrogusto una nota di mela cotta. Il secondo calice quello della sboccatura di quest’anno, aveva un colore giallo oro antico, bolle fini, persistenti per parecchio tempo. Il naso decisamente sfaccettato di miele, agrume candito, zafferano, con note speziate a chiudere. Al palato era fresco, cremoso, leggermente sapido, con una lunghezza inferiore del primo.
Millesimato Brut 1998
A completare il percorso, il Brut Millesimato 1998, presentato nelle versioni con sboccatura a gennaio 2003 e a luglio 2025. Il primo aveva nel calice un colore oro antico quasi brunito, una lieve presenza di perlage continuo. Il naso evoluto spazia dall’agrume candito alla creme caramel, dal sotto bosco a una nota di malto, di biscotto, di liquore sul finale. Al palato è evoluto, ancora fresco, con una buona persistenza, e un retrogusto dove torna la nota liquorosa. Il secondo calice aveva una nota più accentuata che lo portava verso l’ambrato, un perlage comunque presente. Il naso virato sul terziario aveva note di vernice, di smalto, poi aveva note di agrumi canditi, era liquoroso. Al palato era più evoluto del precedente, con una freschezza ancora abbastanza presente, comunque lungo, con nel retrogusto la nota liquorosa e smaltata ancora più presente.
Conclusioni
In conclusione dovendo stilare una nostra personale classifica abbiamo trovato il Millesimato Brut 2009, con la sboccatura settembre 2015, in assoluto il più coinvolgente, seguito dal Saten 2009, sboccato nel 2013, anch’esso di grande piacevolezza ed equilibrio. Il secondo e il quarto, nelle sboccature più recenti dell’annate 2009, erano assolutamente interessanti ma a nostro avviso non dello stesso livello. Invece le degustazioni delle due sboccature del Millesimato Brut 1998 ci sono sembrate entrambe espressione di uno stile ossidativo dato dal tempo, più limitata nella sboccatura 2003 rispetto alla 2025, comunque ancora piacevoli nell’assaggio ma a cui abbiamo preferito i quattro calici dell’annata 2009.


