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Si è tenuto a Milano il banco d’assaggio dei vini Alto Adige inserito nel progetto road show, il banco d’assaggio itinerante che da Roma, passando per Firenze, è approdato nel capoluogo lombardo. Ha preceduto il banco un seminario guidato dal giornalista ed enologo Pierluigi Gorgoni, presso il ristorante Lume dove sono stati presentati 8 vini: 4 Pinot Bianco e 4 Pinot Nero (foto 2).

 

Il Pinot Bianco è uno dei vini più significativi dell’Alto Adige e ha trovato grande spazio non solo nel seminario, ma anche nel banco d’assaggio. E’ un bianco definito, pur nelle differenze tra zone e tra produttori, da profumi di mela e piacevole freschezza. I Pinot Bianco Riserva Vorberg Terlano 2016 e 2012 (foto 3-4) nascono da uve radicate in terreni di porfidi rossi che rilasciano sapidità e mineralità. Sono vini che guardano più verso il Mitteleuropa che in direzione del Mediterraneo e sono assorti, molto composti Nel 2016 emerge la freschezza, ma anche la complessità. Il terreno comunica a entrambi i vini una nota minerale netta quasi di pietra sgretolata; nel 2012 si avverte inoltre una nota balsamica mentolata, tartufata. Il 2012, in particolare, è elegante, con sentori di cera d’api, polline che per certi versi potrebbero ricordare note di botrite. I due vini differiscono per acidità e dolcezza: il 2016 è più acido e meno “dolce” per cui si esalta la mineralità, mentre nel 2012 la minore acidità viene compensata da una più evidente morbidezza.

 

I Pinot Bianco Riserva Klaser Tenuta Niklas 2015 e 2006 (foto 5-6-7), nascono da uve allevate in terreni calcarei, sabbiosi. Mentre i Verberg guardano a nord, i Klaser sono più mediterranei, maggiormente estroversi con i vigneti che godono di una maggiore esposizione solare Nel 2006 si avverte tutta la potenziale longevità di questi vini; la vinificazione in legno in pieno stile borgognone lo rende più ampio, voluttuoso, con caratteri agrumati, sentori di mela gialla anche cotta; è un vino vibrante polposo, ampio. Il 2015 ha maggiore orizzontalità e questo segna un cambiamento di stile rispetto al 2006: da notare che quest’ultimo fu prodotto dal padre dell’attuale proprietario, e pertanto la differenza dei due vini segna anche un cambiamento di stile che enfatizza il passaggio generazionale. Il 2006 ha una nota idrocarburica, oltre che agrumata e non ha ceduto all’ossidazione. Vino in salute, per nulla stanco, con polpa frutto eccezionale.

 

Pinot Noir Riserva Trattman Cantina Girlan 2015 e 2013 (foto 8-9): buona parte delle uve provengono dalla zona di produzione di Mazzon dai terreni argillosi con limo, detriti di roccia calcarea. In cantina la macerazione avviene in acciaio e l’affinamento di 12 mesi in legni di diversa capacità, dalle barrique a botti di 12 hl. Sono vini in cui si evidenziano piccoli frutti quali ciliegia e marasca; sono Pinot ematici, complessi, intensi, dotati struttura e persistenza.

 

I Pinot Nero Riserva Burgum Nocum Castefelder 2014 e 2012 (foto 10-11-12), sono prodotti con uve allevate in terreni argillosi di diverso tenore calcareo, fermentano in acciaio, affinano in barrique e poi in bottiglia. Sono fruttati, con ricordi di more, lamponi e cioccolato. Rispetto ai Pinot Girlan risultano più freschi, scattanti, meno complessi.

 

Ampia partecipazione al Banco di assaggio (foto 13) che si è tenuta nell’attiguo spazio W37. In degustazione cinquanta etichette, suddivise in sette isole tematiche che hanno compreso Pinot Bianco, selezione di Metodo classico, Sauvignon, Gewürztraminer, Pinot Nero, Lagrein.

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