Il mondo del vino biologico è a un bivio. Se da un lato le certificazioni aumentano, dall’altro cresce la consapevolezza che il solo “bollino” non sia più sufficiente a contrastare le sfide del cambiamento climatico e l’accumulo di metalli pesanti nei suoli. In questo scenario, l’esperienza di Podere Casanova a Montepulciano rappresenta un caso studio che unisce etica, innovazione e un pizzico di radicalismo agronomico.
Dalla bonifica ambientale alla vigna: un approccio ingegneristico
La storia di Podere Casanova non nasce tra i filari, ma nei cantieri della bonifica ambientale. I fondatori, Isidoro Rebatto e Susanna Ponzin, hanno trascorso trent’anni occupandosi di geotecnica e revamping di centrali idroelettriche. Questa competenza tecnica ha permesso loro di guardare alla viticoltura con l’occhio di chi conosce i danni dell’inquinamento da metalli pesanti.
I filari di Podere Casanova a Montepulciano, dove la gestione del suolo punta a eliminare l’accumulo di metalli pesanti tipico dei trattamenti tradizionali.
Oltre la chimica: l’innovazione dell’Anolyte in campo
Per abbattere l’uso del rame senza esporre la vigna a malattie devastanti, l’azienda ha introdotto l’uso dell’anolyte: una soluzione elettrolizzata a base di acido ipocloroso. Si tratta di un coadiuvante biodegradabile ed efficace, che testimonia come l’innovazione agronomica possa offrire alternative concrete alla chimica tradizionale, anche quella ammessa nel bio.
Il coraggio di fermarsi: perché nel 2023 non abbiamo prodotto
Il momento della verità è arrivato nel 2023, un’annata meteorologicamente drammatica. Di fronte alla pressione delle malattie, che avrebbero richiesto interventi massicci con il rame, Podere Casanova ha preso una decisione senza precedenti: non produrre vino. Una scelta sofferta per tutelare l’integrità del suolo e la filosofia del progetto.
Protezione e innovazione: l’uso dell’anolyte permette di abbattere l’uso del rame ben al di sotto dei limiti biologici, tutelando l’ecosistema del vigneto.
Certificazione Equalitas: la sostenibilità come modello economico
Non si tratta solo di agricoltura, ma di una gestione che integra lo standard Equalitas, certificando la sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Come sottolinea Susanna Ponzin: “La sostenibilità non si proclama, si costruisce stagione dopo stagione“. Il caso di Podere Casanova dimostra che il futuro del vino passerà per modelli realmente sostenibili, dove la tecnologia è al servizio della terra.
In merito al Podere Casanova leggi anche il nostro articolo: Amore, Arte e Vino per la Vita
Nella foto di apertura Isidoro Rebatto e Susanna Ponzin, titolari di Podere Casanova: un approccio che unisce ingegneria ambientale e viticoltura d’avanguardia.



