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Ci capita di leggere ricette in rete è constatare che certi termini impropri sono diffusi, ossia non rappresentano l’intercalare errato di un autore, ma una terminologia condivisa, quasi fosse il linguaggio gergale di una sorta di community, di una corporazione, di una congregazione.
Quando, cioè, lo stesso errore si diffonde ci viene da pensare che una fonte ritenuta autorevole abbia lanciato un uso errato di un termine che, a cascata, ha coinvolto un’intera community. Quello che vorremmo sottolineare è che non si tratta di errori di distrazione che appaiono sporadicamente nei testi, ma sono errori sistematici, costanti.

Irrorare
Un esempio? Consideriamo il significato del verbo irrorare. Per la il Vocabolario Treccani significa bagnare di rugiada bagnare di stille, in riferimento alla rugiada. Per estensione spruzzare, aspergere. Volendo utilizzare questo termine se vogliamo poetico, in gastronomia, dovrebbe riferirsi a un liquido che si asperge utilizzando per esempio uno spruzzino, o con qualsiasi altro mezzo, per esempio l’olio, l’aceto, o altro liquido. Ma quando per contro si versa una besciamella su una preparazione o si condisce la stessa a filo con l’olio, o con il miele, quando si aggiunge una salsa a un pesce, irrorare oltre che improprio suona ridicolo perché non è sinonimo dei più congrui nappare versare, distribuire.

Tuffare
A volte, ma non vogliamo essere cattivi, sarebbe educativo se un autore mostrasse quanto descrive nella pratica. Sicuramente “modererebbe il linguaggio” se dovesse coerentemente applicare le stesse modalità che descrive. Veniamo a tuffare. Di primo acchito verrebbe da considerare che sia un termine che abbia più a che fare con qualche sport acquatico, con la balneazione per intenderci, più che con la gastronomia. In merio il Vocabolario Treccani recita: gettare nell’acqua o in un liquido, con una certa forza e decisione, lasciarsi cadere in un liquido, per lo più con un balzo, fare un tuffo.

Se si “tuffa” un sasso nell’acqua si provocherà, tra le altre cose, uno spruzzo, così come i ragazzi che si tuffano a bomba in piscina per “irrorare” qualcuno. E in ambito gastronomico ovviamente gli effetti collaterali che produce un tuffo non cambiano. Quando dobbiamo friggere un cibo come ci regoliamo? Lo immergiamo con molta cautela nell’olio che avrà raggiunto almeno 160°C se non di più perché se lo tuffassimo gli schizzi ci ustionerebbero le mani, così come se tuffassimo la pasta nell’acqua bollente. Pericoloso dare tali indicazioni perché qualcuno potrebbe seguirle pedissequamente metterle in pratica. Sarebbe quindi auspicabile  che il verbo  tuffare lasciasse le padelle per rimanere nelle piscine associato quindi più a tuffi carpiati che a frittelle.

Farcire
Farcire significa, come è risaputo, riempire, imbottire, come indicato dal Vocabolario Treccani. Per cui farciamo un panino per preparare un sandwich, il calzone o il panzerotto, il volatile, i ravioli, le lasagne, i cannelloni e via elencando, quando inframezziamo, interponiamo, introduciamo, poniamo tra due preparazioni una terza o riempiamo con un composto o un ingrediente un incavo come la cavità addominale di un volatile o di un pesce, una tasca di carne. Però se spalmiamo una tartina con il burro, non stiamo farcendola, ma spalmandola; se disponiamo sopra un disco di pasta di pizza il pomodoro o la mozzarella per ottenere una pizza che non chiuderemo né che copriremo con un altro strato di pasta, stiamo guarnendo, disponendo un topping, distribuendo gli ingredienti, quel che si vuole, ma non farcendo. Ovviamente possiamo ritenere che se utilizzare il termine farcire per qualcuno sia liberatorio allora a prescindere dal significato corretto, si può sicuramente continuare a utilizzarlo a sproposito. Però per evidenziare la non opportunità di utilizzare a sproposito un termine, può esserci d’aiuto riproporre lo stesso errore in un ambito non culinario. Per esempio in cosmesi, scrivere anziché “spalmare” in riferimento a un abbronzante da passare sulla pelle, “farcire”: per proteggervi dal sole farcite la pelle con una protezione 20.

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