Skip to main content

L’ultima edizione di Italian Taste Summit,  di cui abbiamo detto qui,  ha premiato il certosino lavoro di preparazione svolto da Joanna Miro (foto 1),  che seleziona vini di aziende identitarie, piccole o grandi, destinati al canale horeca e buyer interessanti e interessati sui mercati più ricercati dai produttori, e raccolto la soddisfazione dei produttori che hanno partecipato.
Le aziende presenti hanno incontrato buyer provenienti da numerosi Paesi, come Usa, Germania, Russia, Giappone, Hong Kong, Danimarca, Polonia, Messico, Svizzera e molti altri, secondo un calendario di appuntamenti prefissato e con la distintiva formula one-to-one meeting nei saloni della bellissima Villa Reale di Monza il 6 e 7 febbraio scorsi. Incontri preceduti dalla presentazione dell’evento e del progetto di alta formazione cheWine Global Aspect del gruppo WGA, di cui Joanna è CEO,con due partner di eccezione: l’Accademia Italiana della Vite e del Vino (AIVV) e lo IULM di Milano.

Anche questa edizione di Italian Taste Summit ha confermato la validità del ‘sistema’ che ho messo a punto negli anni – sottolinea Joanna Miro, al termine della 3 giorni – consolidando la qualità sia delle aziende sia degli importatori che hanno partecipato. Sono soddisfatta perché molti produttori ritornano e questo è un segno inequivocabile della loro soddisfazione per i risultati che ottengono, e perché aderiscono nuove aziende e agenzie. Circa i buyer lavoriamo su un database di 8.000 contatti, che operano nell’horeca, orientati su un prezzo all’esportazione dai 4,5 euro in su. Abbiamo avuto i più grandi importatori di Estonia, Ungheria, Kazakistan e Albania”.

Nel corso dell’evento, costruito da Joanna Miro sulla base dell’esperienza diretta sui mercati, sono state sviluppate circa 200 trattative.

Noto una certa distanza tra i dati teorici sui mercati e la realtà– sottolinea Miro. In particolare nel distinguere le potenzialità dei mercati. Per esempio Ungheria, Polonia e Kazakistan, di cui anni fa tra i primi abbiamo intuito le potenzialità, non si possono più classificare come mercati emergenti, ma si accingono a diventare maturi, diversamente da come si legge nei report. Mentre realmente emergenti sono Malaysia, Thailandia e Messico. I mercati maturi rimangono importanti, al netto della congiuntura economica abbastanza pesante che li investe, mentre per la Cina si conferma lo scetticismo che ho manifestato prima della flessione iniziata nel 2019 a causa della pandemia”.

In particolare nell’attuale congiuntura che presenta diverse criticità sommate alla dinamicità dei tempi odierni, la domanda di aggiornamento da parte degli imprenditori vitivinicoli è elevata e richiede una risposta. Wine Performance, nato un anno fa, ha constatato questa esigenza durante i seminari tematici svoltisi nelle scorse edizioni di Italian Taste Summit e ha compreso la mancanza di corsi pragmatici e studiati su misura per le PMI del comparto vitivinicolo. Dunque nel corso del 2023 ha avviato le prime collaborazioni che si consolideranno quest’anno.

L’alta formazione è tra i compiti che l’Accademia Italiana della Vite e del Vino si è data fin dalla sua fondazione 75 anni fa – sottolinea Rosario Di Lorenzo, che la presiede. Nel recente passato abbiamo organizzato diversi corsi di aggiornamento professionale per l’imprenditoria e i manager del settore costruendoli a partire da un confronto con gli operatori. L’Accademia ha condiviso questi percorsi con realtà esterne, come si accinge a fare con Wine Global Aspect-WGA di Joanna Miro. Mai come oggi l’innovazione è una esigenza dal punto di vista sociale ed economico e necessario è il suo trasferimento al comparto”.

L’Accademia Italiana della Vite e del Vino, nata nel 1949, ha infatti tra gli scopi statutari la formazione e l’aggiornamento professionale, oltre che la ricerca e la promozione del vino attraverso approfondimenti, le cosiddette ‘tornate di studio’.

Proprio l’internazionalizzazione delle imprese su cui è centrato l’ITS – ha aggiunto Davide Gaeta, nella veste di consigliere di AIVV – è uno dei temi sul quale è necessario lavorare stante la necessità di far crescere il settore. Questa partnership esplorerà insieme alle imprese la gestione dei costi e dei ricavi, quindi la loro ottimizzazione nel vigneto e in cantina, le dinamiche di comportamento del consumatore, quindi le chiavi di marketing per avvicinarlo e comunicare nel modo più efficiente, e la conoscenza dei mercati. Tutti temi decisivi per la competitività internazionale”.

Le molte acquisizioni del neuromarketing e l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale saranno oggetto del contributo ai corsi di Vincenzo Russo. “Sapere quali soluzioni e comportamenti sono più funzionali per il successo della vendita è più che mai strategico nel contesto attuale – spiega l’esperto di neuromarketing dello IULM. Per costruire relazioni e meccanismi di comunicazione molto più funzionali rispetto alla descrizione tecnica a volte un poco noiosa di un vino o di un’azienda, viene in aiuto il neuroselling. Lungi dal poter ‘manipolare’ il cervello, queste tecniche permettono di conoscere meglio la prevedibilità irrazionale e quindi di costruire una relazione ‘human to human’ in un contesto in cui la dimensione esperienziale deve essere positiva”.

La prossima edizione di Italian Taste Summit – annuncia Joanna Mirosi svolgerà a inizio febbraio 2025 sotto il segno della ‘Slow Life’, componente caratterizzante il Made in Italy. Durante e dopo giornate intense di incontri di affari non c’è nessun luogo migliore del Lago di Garda per rilassarsi e viverne l’accoglienza, tra cipressi, uliveti vista lago”.

Le Master Class di Italian Taste Summit 2024

Non solo one-to-one meeting con gli importatori per le aziende partecipanti a Italian Taste Summit 2024, ma anche l’opportunità di presentare i propri vini nel corso di masterclass dedicate alla stampa e agli operatori non impegnati in quegli orari negli appuntamenti con i produttori. Nella giornata del 6 febbraio si sono susseguite sei degustazioni di altrettante aziende che hanno permesso non solo di mettere alla prova del bicchiere i loro vini, ma anche di conoscerne la storia, gli obiettivi e anche i sogni realizzati e ancora da realizzare. Incontri che hanno ben rappresentato quell’approccio “human to human” nella comunicazione caro a Joanna Miro.

“Valtellina, il Nebbiolo delle Alpi” Aldo Rainoldi

Sotto il segno della Chiavennasca i vini di Aldo Rainoldi, tre declinazioni di Valtellina Superiore docg Riserva – Sassella, Inferno e Grumello – della stessa annata, la 2018, e lo Sfursat di Valtellina docg 2020. L’azienda condotta da Aldo Rainoldi, terza generazione della famiglia, conta su 10 ettari di proprietà a cui si aggiungono i molti piccoli fazzoletti dei conferitori che difendono la viticoltura in forte pendenza della Valtellina che ad Aldo Rainoldi non piace chiamare eroica, ma “onerosa per la necessità dell’umanizzazione del lavoro. La sfida è fare vini identitari e lo slogan della Valtellina ci dà una collocazione stilistica basata su freschezza ed eleganza”.

Ed è quello che si è ritrovato nei bicchieri delle tre zone. Marcato da note ematiche e di chinotto al naso e in bocca rotondo il Sassella; da fiori rossi l’Inferno con tannino evidente, ma morbido; Naso persistente di fiori rossi, elegante e polputo, con l’estratto maggiore il Grumello. Concentrato e gliecerico lo Sfurzat 2020. “Dovremo ripensare la tipologia a fronte del cambiamento climatico e delle tendenze di consumo moderandone l’alcolicità” ha concluso Rainoldi.

 

“L’anima e il motore del Cilento” San Salvatore 1988

Ad affabulare sui vini San Salvatore 1988 l’esuberante fondatore dell’azienda, Giuseppe Pagano, che ristoratore e albergatore ha caparbiamente voluto fare vino come suo padre 30 anni prima, ma partendo da zero. “Ho cominciato a 50 anni e per non sbagliare mi sono contornato dei migliori professionisti” – ha raccontato. Ha seguito, e continua a farlo, tutti gli aspetti attorno al vino con imprenditorialità, fino a divenire allevatore di bufale per avere denaro per la costruzione della cantina.

Vinta la sfida della “domesticazione” dei tannini dell’Aglianico nel Vetere Paestum igt Rosato 2023 succoso e fresco. Bianchi di gran carattere il Pian di Stio Fiano Paestum IGT 2022 e il Calpazio Greco Paestum igt 2022. E infine i rossi da Aglianico in purezza: Jungano Aglianico Paestum igt 2020, affinato per un anno tra legno e acciaio, ciliege e frutti rossi al naso, di bella dolcezza glicerica; Gillo Dorfles Aglianico Paestum igt 2017, 24 mesi in legni piccoli, è sontuoso: naso complesso e ampio, ciliegia sotto spirito e note speziate dolci, al sorso è caldo, avvolgente e morbido, ma sostenuto da una grande acidità che ne garantisce la longevità.

“Dalle pendici dell’Appennino dannunziano: Montepulciano d’Abruzzo” Marchesi de’ Cordano

Marchesi de’ Cordano, di proprietà della famiglia d’Onofrio, ha vigneti che si estendono su sette tenute dislocate in tutte le province dell’Abruzzo. La produzione privilegia i vitigni autoctoni della regione tra cui il Montepulciano, proposto in verticale con l’etichetta Trinità Montepulciano d’Abruzzo doc. “Si tratta di una riserva prodotta per la prima volta 24 anni fa, nel 2000, e vinificata sempre allo stesso modo per verificarne le potenzialità nel tempo” – ha spiegato Francesco D’Onofrio che ha creato l’azienda a partire dalla prima cantina di famiglia realizzata a Villamagna alla fine degli anni 60.

Quattro annate in verticale – una ogni 6 anni, dalla 2000 alla 2018 passando dalle 2006, 2012 – hanno confermato la longevità della riserva Trinità. Sorprendentemente in forma le annate più agé, in particolare il 2000, anche nel colore: 24 anni e non sentirli. La 2018, attualmente in commercio – molto esuberante, note vanigliate importanti, pepe verde, caffè e noce moscata sovrastano, frutta rossa matura e pienezza del corpo – va attesa per coglierla al suo massimo.

 

“L’alba sul Garda: Valtenesi” Scolari

Nello scenario del Lago di Garda, sulla sponda bresciana dove il sole illumina i vigneti dal primo mattino, Scolari produce Lugana e Garda doc. Sono state proposte due tipologie per entrambi i vini: Premium Line, destinata all’horeca, e Star Line, entrambe annata 2022.

Nel caso del Lugana la differenza principale sta nella raccolta più tardiva delle uve destinate alla linea Premium, che conferisce al vino nel bicchiere maggior intensità al naso e una bella rotondità in bocca. “Il Lugana Star Line – ha commentato Daniele Casniciche nell’azienda di Puegnago si occupa di export – è il classico vino da ‘beach bar’, di facile beva, da aperitivo con finger food”.
Protagonista dei due Groppello Riviera del Garda doc è l’omonima uva autoctona della Valtenesi che viene affiancata in questo caso da Sangiovese, Marzemino e Barbera. In questo caso le due linee differiscono per la lunghezza dell’affinamento. Così nella Star Line prevalgono le note floreali di rosa e viola e le spezie risultano accennate, come al sorso. Nella Premium Line protagoniste sono frutta rossa matura e spezie dolci e al palato corposità e morbidezza.

“Eminenza vitivinicola di Menfi e della costa sud della Sicilia” Mandrarossa
Mandrarossa nasce da uno studio di 20 anni con le Università di Palermo e Milano sui suoli e sulle varietà autoctone siciliane. ”Dal 1999 l’alta gamma dell’universo Settesoli – ha raccontato Roberta Urso, PR e Comunicazione dell’azienda di Menfi(Agrigento) – è un’azienda nell’azienda che rappresenta l’essenza del ‘Menfishire’ producendo vini sartoriali, oggi su 500 ettari”.
In degustazione vini da due vitigni bandiera della Sicilia: Grillo e Nero d’Avola delle linee “Varietali” e “Vini di Contrada”, espressione di alcune parcelle particolarmente vocate contraddistinti anche da bellissime etichette. Ed ecco il Grillo Sicilia doc 2023 – agrumi e zagara al naso, fresco e sapido – e il Bertolino Soprano Bianco Sicilia doc 2022 (Grillo al 100%) da uve di un singolo vigneto – cedro, miele, vaniglia e frutta secca al naso, strutturato, fresco ed elegante in bocca. E poi Nero d’Avola Sicilia doc 2022 – al naso dominante la marasca che torna al sorso, pieno, con le note speziate – e Terre del Sommacco Rosso Sicilia doc 2022 – china, polpelmo rosa e frutti rossi al naso, attacco asciutto, ricco in bocca di frutta rossa matura e spezie.

“La storica sacralità del bio e biodinamico” Stefania Pepe
Vini da uve Montepulciano a tutto tondo quelli presentati da Stefania Pepe, eclettica produttrice di Torano Nuovo (Teramo) in Abruzzo, che conduce i suoi vigneti in biodinamico e biologico. “Ho fondato la mia azienda perché, dopo il master, volevo trovare strade diverse da mio padre che pigiava l’uva con i piedi, lavoro pazzesco, e usava solo contenitori in cemento – ha ricordato. Ho usato prima solo acciaio e dopo tre anni mi sono ricreduta. Ora uso entrambi i contenitori”.
Cuore Di…Vino annate 2000 e 2003 (fermentato in acciaio) e Pepe Rosso (fermentato in botti di cemento dove resta per un anno) con la 2003 e la 2008 impressionante, entrambi Montepulciano d’Abruzzo doc – il primo più pronto del secondo – si aprono gradualmente come tutti i vini di Stefania. Sono in grande forma e differenti tra loro, oltre che per età e vinificazione “perché ogni annata è diversa dall’altra”. Stesse considerazioni per il Contro la Guerra 2007 Controguerra doc – dedicato al padre Emidio, prima annata la 2004 – che sposa al Montepulciano il 30% di Merlot e Cabernet: ciliegia sotto spirito, ruggine, tabacco e un finale lungo ed elegante.

Info e Riferimenti
Il Format Italian Taste Summit – Ispirato dai più grandi summit stranieri e forte dell’esperienza consolidata negli anni, Italian Taste Summit connette una selezione di aziende vitivinicole italiane con decine di buyers e operatori del settore provenienti da tutto il mondo, realmente interessati all’import delle produzioni italiane. Italian Taste Summit ha generato negli anni circa 4 mln di fatturato, oltre 220 trattative in sede e oltre 600 trattative di export dopo ciascuna edizione, posizionandosi tra i più importanti eventi di internazionalizzazione in Italia per importanza nel settore Wine&Beverage e unico format improntato all’export con ingresso riservato ai soli operatori del settore. La distintiva formula dei one-to-one meeting – declinata secondo l’innovativo approccio “human to human” – finalizzata a consolidare i rapporti e creare partnership durature tra stakeholder ha reso Italian Taste Summit il punto di riferimento per l’internazionalizzazione tailored made del vino italiano.

Joanna Miro ideatrice e anima di Italian Taste Summit
Italian Taste Summit è il punto di riferimento per l’internazionalizzazione tailored made del vino italiano ed è nato nel 2019 da un’idea di Joanna Miro. Economista, marketer, broker e titolare dell’omonimo brand e AD del gruppo Wine Global Aspect, da oltre 15 anni Joanna è dedita al mondo del vino e all’approfondimento costante della conoscenza specifica del mondo enogastronomico italiano. La passione e la curiosità dedicata alla scoperta di piccole realtà vitivinicole, di vitigni rari e autoctoni e di tecnologie di produzione rare ed antiche hanno fatto di Joanna l’Ambassador dei vini Made in Italy nel mondo, distinguendosi per la profonda conoscenza dei processi gestionali delle realtà vitivinicole e la competenza nel posizionamento del brand nei mercati esteri e collaborando con i brand italiani più importanti e prestigiosi.

 

Italian Taste Summit Instagram 
Italian Taste Summit Facebook 

Di questo Autore