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Si è tenuta presso la Fondazione Gualtiero Marchesi  un incontro che ha avuto per tema come “La cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale” patrimonio immateriale UNESCO.

Sono intervenuti il Prof. Emerito Massimo Montanari, il Cuoco Pietro Leemann, la Direttrice della Cucina Italiana Maddalena Fossati Dondero e il Presidente di Federculture Andrea Cancellato, moderati da Enrico Dandolo.

Quando nel 2010 Gualtiero Marchesi richiese al Ministero dei Beni Culturali ed Artistici Sandro Bondi (IV Ministero Berlusconi) il Patrocinio per la grande mostra organizzata al Castello Sforzesco di Milano “Gualtiero Marchesi e la Grande Cucina Italiana” risposero che la cucina non era di competenza di quel Ministero, ma di quello dell’Agricoltura e non potevano quindi confermare il Patrocinio.

Il Ministro della Cultura francese Jack Lang nel 1990 nominò Gualtiero Marchesi Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere, ma vent’anni dopo il corrispondente ministero italiano non considerava ancora la cucina un aspetto importante della nostra cultura.

Maddalena Fossati Dondero ha illustrato le attività svolte negli anni precedenti la candidatura ufficiale a patrimonio Unesco avvenuta il 23 marzo 2023 ricordando che la fase di analisi durerà sino al 2025 per cui è importante lavorare tutti su questo progetto, coinvolgendo anche i grandi cuochi che in realtà si sono subito spontaneamente ed entusiasticamente attivati e messi a disposizione per il raggiungimento del successo,

Al Prof. Montanari il compito di illustrare le motivazioni e cosa di preciso quale aspetto della cucina italiana viene valutato ai fini della candidatura.
Sostenibilità e diversità bioculturale, due aspetti che vengono esposti e chiariti in modo veramente efficace: “Si può parlare di cucina italiana sia in orizzontale, perché in Italia coesistono tutti i territori e tante culture distribuite in aree geograficamente molto diverse, ma anche in verticale, in riferimento alle culture subalterne che costruiscono il nostro unico patrimonio nazionale.”

Dandolo ricorda che i patrimoni Unesco riconosciuti nell’ambito del cibo spaziano dal Cous-cous originario del Maghreb, alla Lavash armena, dal Borcht ucraino allo Street food di Singapore, ma anche dalla Dieta mediterranea alla pizza napoletana e al pasto alla francese. Nel 2010 infatti fece il giro del mondo la notizia della cucina francese patrimonio dell’umanità. In realtà non è la cucina francese ad esserlo, ma il rito del pasto gastronomico proposto dai grandi ristoranti francesi, composto da un piatto d’entrata, da un piatto principale, a seguire i formaggi e per finire il dessert.

Importantissima la nostra candidatura che pone l’attenzione sulla sostenibilità della nostra cucina e parlando di diversità bioculturale, che ha le radici nella cucina di casa del nostro territorio così vario e diverso, torna in mente la frase di Paul Bocuse che Marchesi citava spesso: “La cucina francese tramonterà quando i cuochi italiani si renderanno contro del patrimonio di prodotti e di ricette di cui dispongono”.

Non esiste cucina più fusion della cucina italiana”, altra frase che amava pronunciare Marchesi… Ma esiste un modo per definire la particolarità della nostra cucina?

Attualmente la cucina italiana è attaccata da più parti e la qualità e la provenienza dei prodotti vengono messi quotidianamente in discussione in tutto il mondo.
I nostri valori italiani autentici rischiano di perdersi ma Pietro Leemann rivela che, in realtà, tutti vogliono venire in Italia perché cercano “una cucina del sentimento” e sostiene che dovremmo avere più fiducia in questa nostra speciale caratteristica.

Pietro Leemann pone quindi l’attenzione sull’aspetto conviviale che è proprio del nostro modo di vivere la cucina, e in questo siamo unici al mondo.

Ecco quindi la proposta unanime di aggiungere ai temi della sostenibilità e della diversità quello della convivialità della cucina italiana.

Ma perché solo oggi è maturata l’importanza della candidatura a Patrimonio dell’Unesco de “La cucina italiana”?

Il Presidente di Federculture Andrea Cancellato risponde che la nostra cucina è oggi, finalmente e giustamente, considerata a tutti gli effetti una branchia della cultura e, parlando di Gualtiero Marchesi e della sua eredità, lo definisce“ un pezzo della cultura italiana”.

L’incontro prosegue con un momento musicale, nato spontaneamente ricordando l’amore di Marchesi per la musica e il fatto che in ogni evento cercava di far esibire i suoi nipoti musicisti. Il primo nipote Guglielmo con la moglie Eugenia si esibiscono in duo violinistico con un brano del compositore ceco Kalivoda.

Fondazione Gualtiero Marchesi ETS

Via Bonvesin de la Riva, 5

Milano

Tel 02 36706660

Di questo Autore