Il Giro d’Italia che ha appena attraversato il Friuli-Venezia Giulia ha lasciato dietro di sé la scia di una festa sportiva, ma anche un’eco di riflessione profonda che la regione non può permettersi di ignorare. C’è un’immagine simbolo che riassume questo passaggio: la maglia celebrativa indossata da Jonas Vingegaard con la scritta “Il Friuli ringrazia e non dimentica”, nata per ricordare il terremoto del 1976. Ma la memoria, in questa terra, oggi deve fare i conti con un presente ancora ferito.

È proprio sfruttando i riflettori della Corsa Rosa che due delle realtà produttive più prestigiose del Collio, Borgo del Tiglio e Molino Tuzzi, hanno deciso di rompere il silenzio, affidando ai social una lettera aperta indirizzata a politici e cittadini. Il messaggio è un misto di orgoglio e disperazione: “Vogliamo ci sia concesso di ripartire”.

 

Se la burocrazia fa più paura della frana

L’alluvione dello scorso 17 novembre 2025 ha lasciato cicatrici profonde sui versanti del Monte Quarin. Ma a distanza di mesi, dopo la vetrina del Vinitaly e i fiumi di parole della politica, la sensazione condivisa da Nicola Manferrari ed Enrico Tuzzi è che sui problemi reali sia calato il sipario.
Le nostre aziende non sono di passaggio – spiegano i due produttori nella lettera – ma affondano radici nella terra e nel tempo. Ci serve una maggiore attenzione pubblica per poter continuare la nostra storia centenaria.”
Il nodo della questione non è solo il pur doveroso sostegno economico, ma la natura stessa degli interventi di ricostruzione e messa in sicurezza del territorio. Il rischio, denunziato da mesi da vignaioli e associazioni, è che un approccio puramente ingegneristico e “tecnico” finisca per dare il colpo di grazia a un patrimonio millenario.

Il destino del “Ronco della Chiesa”: un vigneto museo a rischio

Al centro della tempesta c’è il celebre vigneto storico “Ronco della Chiesa” di Brazzano. Impiantato negli anni Cinquanta, questo cru è considerato un vero e proprio monumento liquido del Collio. La frana e la colata di fango di novembre lo hanno parzialmente danneggiato, ma sono i successivi lavori di contenimento a preoccupare i produttori.
La mobilitazione è ormai nazionale. Già a marzo ed aprile erano arrivati gli appelli accorati di:
Giuseppe Vaccarini (Presidente ASPI): che ha richiamato l’attenzione sul valore insostituibile del vigneto storico.
Renato Paglia (Presidente AIS FVG): che ha lanciato lo slogan “Salviamo il vigneto museo”.
I Vignaioli d’Italia: un collettivo di produttori da varie regioni che, durante lo scorso Vinitaly, ha scritto direttamente al Governatore Massimiliano Fedriga.
Proprio in quell’occasione era stata coniata un’espressione forte, quasi un monito: “Il Ronco della Chiesa non deve diventare la Redipuglia dei vignaioli”. Un modo per dire che il Collio ha bisogno di monumenti vivi, non di sacrari a memoria di ciò che si è perso per sempre

Oltre il ripristino tecnico: serve la cultura della terra

L’appello lanciato in concomitanza con il Giro d’Italia dimostra che per le imprese del Collio l’alluvione non è una pagina da archiviare. La ricostruzione deve viaggiare di pari passo con la tutela del paesaggio e dell’identità del territorio.
Ascoltare il sapere agricolo di chi quella terra la custodisce da generazioni non è un optional, ma l’unica vera strategia per prevenire il dissesto e garantire che le eccellenze friulane continuino a rappresentare la regione nel mondo. La palla, ora, passa alla politica regionale.

 

 

Foto: profilo Instagram ufficiale delle aziende coinvolte / IA / City Lights News

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