Zero tolleranza per il silenzio può sembrare un titolo apparentemente bizzarro ma vuole invece indicare il nome dell’ultima etichetta creata da Cà du Ferrà, ottenuta da Ruzzese, vitigno salvato dall’oblio, dall’acidità fissa, dalla maturazione tardiva, oltre a essere contemporaneo dato che è resistente alla siccità e al cambiamento climatico. Oltre a presentarvi il processo che ha portato alla riscoperta del Ruzzese, alla seconda interpretazione della varietà con questo vino, di cui segue la sua degustazione, raccontiamo il progetto dei colori che sta dietro ai cinque vini fermi, Zero tolleranza compreso, e ai due passiti.

Cà du Ferrà è una realtà situata nella Riviera Ligure di Levante, a Bonassola, tra vigneti strappati all’abbandono, in un contesto paesaggistico custodito con cura. Oggi Davide e Giuseppe gestiscono 5 ettari di vigneti, dopo avere nel frattempo ridato vita a vigneti abbandonati e invasi dai rovi, riportandoli alla vita, impiantato viti su terreni incolti, arrivando nel tempo a produrre 30.000 bottiglie annue avendo come collante il rispetto della natura e la loro passione.

Cà du Ferrà è una realtà situata nella Riviera Ligure di Levante, a Bonassola, tra vigneti strappati all’abbandono, in un contesto paesaggistico custodito con cura. Oggi Davide e Giuseppe gestiscono 5 ettari di vigneti, dopo avere nel frattempo ridato vita a vigneti abbandonati e invasi dai rovi, riportandoli alla vita, impiantato viti su terreni incolti, arrivando nel tempo a produrre 30.000 bottiglie annue avendo come collante il rispetto della natura e la loro passione.

Raccontiamo ora di come nel 2007 la Regione Liguria abbia deciso di coinvolgere il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Torino (per brevità indicato come CNR), l’Istituto Nazionale di Protezione Sostenibile della Vite per effettuare delle ricerche sui vitigni storici della regione. “Gran parte del merito – commentano Davide e Giuseppeva al Prof. Franco Mannini e alla Prof.ssa Anna Schneider che hanno perlustrato tutto il territorio da Ponente a Levante, dal mare ai monti, fino ad imbattersi, nel comune di Arcola, in una pianta madre di una varietà sconosciuta, con un ceppo importante per dimensione che ne attestava l’anzianità. Una volta estratta la sequenza genetica, è stato chiaro che si trattava proprio dello storico Ruzzese che stavano cercando, di cui scriveva Sante Lancerio bottigliere del Papa Paolo III Farnese, in carica dal 1534 al 1549. La varietà era impiegata nei secoli successivi per la produzione dello Sciacchetra sino all’arrivo della Fillossera nei primi anni del ‘900”.

Otto anni dopo e più precisamente nel 2015, Davide e Giuseppe decidono di piantare le prime 77 barbatelle di Ruzzese, che nei cinque anni successivi diventeranno 1.500, fino a ricoprire cinque terrazze a sbalzo sul mare nella zona dei piani di Cà du Ferrà a Bonassola. Un impegno condiviso che unisce agricoltura, etica e territorio in un’ottica di tutela e rigenerazione.

Siamo partiti da una sensazione. Il desiderio di raccontare il nostro territorio attraverso un linguaggio che unisse bianco e nero, passato e presente, il gesto antico della vigna e l’urgenza moderna di farsi sentire. Questo vino – commentano Davide e Giuseppe – è la sintesi di un percorso fatto di studio, sperimentazione e ascolto. È il nostro modo per dire che il silenzio non fa per noi. Che ogni bottiglia può essere una voce. E che la bellezza sta anche nel rompere gli equilibri, per crearne di nuovi”.

Il nome, Zero tolleranza per il silenzio, è frutto di una riflessione profonda. Vuole essere una provocazione culturale, prima ancora che estetica. È un messaggio rivolto al mondo, ma anche un invito alla responsabilità individuale. Contro l’omertà, l’indifferenza, la paura di esporsi. Anche il vino, nella sua espressività, diventa vibrante e diretto: non rimane mai muto nel calice, ma dialoga, sorprende, stimola. A dare corpo e anima al progetto, l’enologa Graziana Grassini, che ha seguito passo dopo passo il lavoro nei filari, la vinificazione e l’evoluzione del vino:

Il Ruzzese è un vitigno meraviglioso – commenta – capace di raccontarsi prima ancora che diventi vino. Il risultato è un riflesso limpido dell’uva, come se la vite avesse già scritto, con il suo gesto, la storia nel calice”. Con sole 635 bottiglie prodotte per la prima annata 2023, Zero Tolleranza per il Silenzio si colloca all’apice della gamma aziendale.

Zero tolleranza per il silenzio ovvero la versione secca del Ruzzese Zero Tolleranza per il Silenzio amb.jpeg

L’enologa Graziana Grassini

Accennavamo in apertura dei colori che contraddistinguono l’intera produzione della cantina.
Si parte da Bonazolae, da Vermentino, Albarola, Bosco con l’azzurro, Luccicante, da solo Vermentino, il giallo, Magia di Rosa da Sangiovese, Vermentino nero, Syrah ha il rosa, ‘Ngilù da Sangiovese, Ciliegiolo, Merlot Grenache, Vermentino nero, Syrah il rosso, il passito bianco l’Intraprendente da Bosco, Vermentino, Albarola invece il verde, il passito bianco diciasettemaggio, da solo Ruzzese, un turchese pastello.

Zero tolleranza per il silenzio ovvero la versione secca del Ruzzese

Per Zero tolleranza per il silenzio è stato scelto invece il bianco, rafforzato da un progetto grafico impattante, con un’etichetta a strappo.

La degustazione

Zero tolleranza per il silenzio Liguria di Levante bianco Igp 2023

Le uve, raccolte in cassette a completa maturazione, inizialmente raffreddate per preservarne l’equilibrio aromatico, sono diraspate. Il mosto fermenta in rovere francese, dove prosegue la sua evoluzione con bâtonnage settimanali fino a poco prima dell’imbottigliamento. Dopo l’imbottigliamento riposa per 9 mesi, affinando lentamente la sua espressione. Dopo un colore giallo paglierino brillante, con sfumature verdoline, al naso complesso passa dalla buccia di cedro all’arancia candita, a delicate sfumature di legno di cedro. Seguono sentori di erbe aromatiche come timo e un accenno di origano, poi i fiori di rosmarino, biancospino ed erica. Al palato ha struttura ed eleganza, è fresco, poi è sapido, con una tessitura bilanciata, una buona persistenza, con nel retrogusto lasciando emergere raffinate sfumature agrumate, balsamiche e un leggero accenno di legno di cedro, in una chiusura di grande finezza.

Photo @ Cà du Ferrà

Di questo Autore