In occasione del centenario della  Tenuta Capezzana di Carmignano, Beatrice Contini Bonacossi (responsabile commerciale e quarta generazione della famiglia) ed  Ettore Fantoni (CEO e quinta generazione), in rappresentanza della proprietà, hanno celebrato l’importante traguardo con un incontro dedicato alla stampa presso l’Enoluogo di Milano, curato dall’agenzia PR Comunicare il Vino. Per rendere omaggio a un secolo di storia enologica, è stata proposta una straordinaria verticale di Villa di Capezzana Carmignano, che ha permesso di ripercorrerne le annate più significative.

Ettore Fantoni con Beatrice Contini Bonacossi

Carmignano

Per contestualizzare l’evento occorre ricordare che Carmignano si trova in Toscana, a pochi chilometri da Prato, ed è un angolo di terra che racconta secoli di viticoltura e di cultura. Qui si produce l’omonimo vino rosso DOCG, un blend elegante di sangiovese e cabernet sauvignon.

La zona è oggi forse meno conosciuta di quanto non fosse quando apparteneva ai Medici. All’epoca un documento promulgato nel 1716 dal Granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici delimitava la zona viticola Carmignano definendone i confini che corrispondono sostanzialmente a quelli attuali, e fu istituita una Congregazione di vigilanza che anticipava l’attuale funzione dei consorzi.

Capire il Carmignano è anche percorrerne la storia. La zona era già vitata in epoca etrusca, per cui fin dal VII a.C. La presenza del cabernet sauvignon nell’uvaggio, potrebbe far ritenere che il vino abbia trovato un suo punto di equilibrio in età contemporanea, considerato che è dalla seconda metà del secolo scorso che i vitigni internazionale han fatto breccia nell’enologia italiana. Ma in realtà il cabernet è radicato nel territorio da molto prima: fu introdotto nel Settecento dai Medici, che impiantarono l’uva “francesca” proprio in queste terre. Alcuni sostengono persino che sia stata Caterina de’ Medici a portarla in Toscana già nel Cinquecento.

La Tenuta di Capezzana

La narrazione del Carmignano si intesse con quella di Capezzana, la realtà carmignanese che produce vino sin dall’Alto Medioevo, da quanto si evince da un contratto di affitto che risale all’804. Capezzana si trova all’interno del perimetro del Barco Reale, la riserva di caccia istituita nel 1626 dal Granduca Ferdinando II de’ Medici, nella zona di Montalbano, dove i Medici oltre che cacciare, producevano vino. Nel Barco si trovano diverse ville, oltre a Capezzana come Artimino e Trefiano.

Nel 1916 Capezzana diventa proprietà del Conte Alessandro Contini Bonacossi, che ne amplia i confini acquisendo “Il Poggetto” e “Trefiano”. Nasce così la Tenuta Capezzana, oggi gestita dalla quarta e dalla quinta generazione della famiglia. Ugo Contini Bonacossi negli anni 60 trasforma Capezzana dalla mezzadria in un’azienda al passo con i tempi, iniziando ad esportare all’estero e coinvolgendo i figli. La Tenuta si estende su 650 ettari dei quali 78 vitati. I terreni sono un mix di marne e arenarie intervallate a calcari marnosi in una matrice argillosa ed eocenici, prevalentemente Alberese ricchi di scheletro. La Tenuta Capezzana beneficia delle brezze provenienti dagli Appennini che, nei mesi più caldi dell’estate, rinfrescano i vigneti durante le ore serali. Questo fenomeno genera significative escursioni termiche, favorendo lo sviluppo del corredo aromatico delle uve e, di conseguenza, la qualità del vino.La famiglia Contini Bonacossi ha adottato un approccio agricolo biologico, volto non solo alla salvaguardia dell’integrità dei terreni per le generazioni future, ma anche al raggiungimento di una maggiore complessità all’interno dell’ecosistema vigneto. Le pratiche agronomiche includono concimazioni organiche, sovesci con multi-essenze, trattamenti esclusivamente a base di prodotti di copertura, lavorazioni meccaniche in sostituzione del diserbo chimico e l’uso della confusione sessuale in luogo degli insetticidi. Tutte queste tecniche permettono di preservare gli elementi utili presenti nel vigneto, contribuendo all’equilibrio naturale.

Sebbene la conduzione biologica sia attiva dal 2008, solo in anni più recenti è stata richiesta la certificazione, ottenuta nel 2015 a conferma dell’impegno costante dell’azienda verso una viticoltura sostenibile e rispettosa dell’ambiente.

 

La verticale

Villa di Capezzana Carmignano DOCG 2021

Sarà commercializzato in settembre. È stata un’annata complessa con gelate ai primi di aprile, molto sofferta dal sangiovese esposto a nord, cui ha fatto seguito una primavera molto piovosa. È prodotto con uve sangiovese 80% e cabernet sauvignon 20%: il 70% del vino è elevato in tonneau mentre il restante 30% in legno grande. Colore rubino cupo, il vino è già compiuto fresco e con giusta presenza tannica, ma pur sempre non pienamente maturo.

 

Villa di Capezzana Carmignano DOCG 2015

Nasce da uve sangiovese 80% e cabernet sauvignon 20%. Annata felice. Il 70% del vino è elevato in tonneau e il 30% in botte grande. Nel calice, molto espressivo al naso, ricordi fruttati con richiami di amarena e floreali di mammola; nonostante i dieci anni conserva una ben delineata vena acida e rivela un frutto croccante e consistenza tannica.

 

Villa di Capezzana Carmignano DOCG 2005

Prodotto con uve sangiovese 80% e cabernet sauvignon 20%. È stato elevato 12 mesi in tonneau. Considerata una delle più grandi annate con scarse piogge sino a fine luglio. Possiede colore rosso granato con sfumature aranciate, profumo fruttato, frutta rossa, ciliegia anche in confettura con note balsamiche. In bocca è dritto, pulito, piacevolmente morbido, fruttato sorso pulito.

 

Villa di Capezzana Carmignano DOCG 1995

Da uve sangiovese 80%, cabernet sauvignon 15%, canaiolo 5%. Nell’uvaggio è presente il canaiolo, non utilizzato nelle precedenti più giovani annate degustate. È elevato 30 mesi in botte grande. Prevalgono le note balsamiche, il cioccolato fondente extra, i ricordi di arancia sanguinella e ha una acidità che, considerata l’età, è esplosiva.

 

Villa di Capezzana Carmignano DOC 1983

L’uvaggio comprende sangiovese 70%, cabernet sauvignon 10%, canaiolo 10% e colorino e mammolo10%. Il mammolo è un vitigno che comunica colore. Il vino è elevato per due anni in botte grande. L’annata, non propriamente calda, si evidenzia nella freschezza del sorso e nel corpo più sottile, ma elegante.

 

Villa di Capezzana Carmignano DOC 1979

Prodotto con uve sangiovese 70%, cabernet sauvignon 10%, canaiolo 10%, colorino e mammolo 10%. Affinamento 24 mesi in botte grande. Di sorprendente freschezza, possiede note amaricanti agrumate di chinotto, oltre che di china con sfumature aromatiche che possono ricordare quelle del vermut rosso.

Ettore Fantoni stappa Villa di Capezzana Carmignano 1925

Villa di Capezzana Carmignano 1925

Quando Alessandro Contini Bonacossi acquistò Capezzana, questo vino era in botte e pertanto non è possibile sapere esattamente quale fosse l’uvaggio, anche se con tutta probabilità erano presenti sangiovese, cabernet sauvignon, canaiolo e mammolo. È stata la prima annata imbottigliata dalla Maison. Degustare un vino secolare è emozionate, ma l’emozione è ancora più grande nello scoprire che il vino è in ottima salute. Si evidenziano sentori di macchia mediterranea, rosmarino, elicriso, arancia sanguinella e il sorso è vivo.

Della Tenuta di Capezzana abbiamo scritto anche qui.

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