Dal 18 al 20 gennaio Montreal ha ospitato la quinta edizione di “Tasting Climate Change”, conferenza internazionale dedicata all’impatto dei cambiamenti climatici sul mondo del vino. Un appuntamento di rilievo globale che ha coinvolto oltre 500 professionisti del settore, collegati da ogni parte del mondo sia in presenza sia da remoto (Replay dell’edizione 2026).
Il programma si è sviluppato in due intense giornate di conferenze e tavole rotonde, quattro masterclass tematiche e quattro sessioni di degustazione walk-around, offrendo un confronto approfondito tra produttori, esperti e comunicatori del vino.
Il 20 gennaio si è svolto il dibattito “No to Greenwashing – Building Real Sustainability in Wine” (“No al greenwashing – costruire una vera sostenibilità nel vino”), al quale ha partecipato anche Sandro Bottega (Bottega), insieme ad Alessio Planeta (Planeta), Felicity Carter (Drinks Insider & Areni Global) e Alejandra Galván (CedarCreek Estate Winery).
Al centro del confronto, il concetto di sostenibilità applicato al settore vitivinicolo, con un’analisi puntuale degli effetti dei cambiamenti climatici sulla viticoltura. Particolare attenzione è stata dedicata al rischio di greenwashing e al ruolo di produttori, buyer ed enti di certificazione nel garantire comunicazioni credibili, trasparenti e verificabili.
Nella foto bottiglie di Amarone della Valpolicella Bottega e le uve con cui è prodotto.
Nel corso del dibattito, Sandro Bottega, amministratore delegato di Bottega S.p.A. ha esposto, a titolo esemplificativo, alcuni dati sugli effetti del clima: “In Valpolicella, dove produciamo Amarone e Ripasso, l’innalzamento delle temperature ha determinato un’anticipazione della vendemmia, che nel 1980 si effettuava alla fine di ottobre, mentre oggi ha luogo a metà settembre. Di conseguenza anche il processo di appassimento delle uve, che caratterizza il più noto vino del veronese, si conclude anticipatamente: oggi a fine dicembre, nel 1980 a metà febbraio. Aggiungo che, completata la vinificazione, le uve passite che danno origine all’Amarone hanno un rado alcolico più elevato: 18% vol. oggi, 15-16% vol. nel 1980)“.
Il confronto emerso a Tasting Climate Change conferma come il tema della sostenibilità non possa più essere affrontato in modo superficiale nel settore vitivinicolo. Di fronte a cambiamenti climatici sempre più evidenti, il futuro del vino passa da scelte concrete, dati misurabili e da una comunicazione trasparente, capace di distinguere l’impegno reale dalle operazioni di facciata.
Da anni Bottega opera a sostegnodella sostenibilità. Ne abiamo parlato nel nostro articolo La sostenibilità Bottega è anche autoproduzione energetica.
Foto di apertura: © Tasting Climate Change – tastingclimatechange.com


