Si è recentemente, presso House of Mediterraneo, l’incontro con la stampa organizzato dal Consorzio Tutela Lugana DOC in collaborazione con Tuorlo Magazine. Nel corso della serata sono state proposte in degustazione alcune referenze della denominazione. Ma prima di entrare nel merito dei singoli vini, Edoardo Peduto, direttore del Consorzio Tutela Lugana DOC, ha voluto presentare l’identità e la visione della DOC.
Panoramica della zona della Lugana in prossomità di Sirmione. Foto facebook Consorzio Tutela Lugana DOC
La Lugana è stata riconosciuta nel 1967, tra le prime denominazioni italiane a potersi fregiare della DOC. “A me piace dire che è un vino contemporaneo”, spiega Peduto, “perché parla ai giovani. Il vino che produciamo piace alle nuove generazioni per la sua piacevolezza, la freschezza e la capacità di non creare barriere: è un vino per tutti, esperti e non”.
Dopo la vendemmia, la prima tipologia a essere commercializzata è l’annata, la DOC, la cosiddetta “testa d’ariete” che apre e consolida i mercati. Seguono il Superiore, che richiede almeno un anno di affinamento e il Riserva, con due anni complessivi di maturazione di cui almeno uno in bottiglia. Chiude la gamma la Vendemmia Tardiva, ottenuta da uve raccolte non a fine settembre ma verso metà novembre, senza dimenticare lo Spumante.
Un ventaglio ampio che moltiplica le occasioni di consumo, dall’aperitivo al dessert. “È un vino che non grida”, sottolinea Peduto, “ma che conquista per la sua grande piacevolezza e per la capacità di lasciare un ricordo nitido in bocca.”
Non mancano i giovani alla guida delle aziende. Un aspetto su cui il direttore insiste: “Questa è la grande forza della denominazione. Non siamo giovani solo nelle parole, ma nei fatti”. Il coinvolgimento delle nuove generazioni è centrale anche nella comunicazione del Consorzio, sostenuta dal claim “Bevi per la vita che desideri”. La Lugana si propone come compagna dei momenti di piacere, invitando chi desidera approfondire a intraprendere un percorso tra le diverse versioni fino a individuare la propria.
Proprio la complessità e la ricchezza espressiva della denominazione ampliano le possibilità di abbinamento. Come ha ricordato Andrea Amadei, conduttore della serata, la morbidezza consente accostamenti con piatti amarognoli e sapidi; la salinità dialoga efficacemente con le tendenze dolci – paste, risotti, patate e carboidrati in generale – mentre la componente balsamica “solleva il tutto, rendendolo più dinamico e leggiadro”.
I vigneti della Lugana gardano il lago. Foto Consorzio Tutela Lugana DOC
I vigneti, posti vicino al lago, godono di un vento caldo, l’Ora, che arriva a mezzogiorno, e un vento freddo il Pelèr, che soffia dal tramonto all’alba. Questi venti giovano alla ricchezza aromatica delle uve alla loro salubrità. Inoltre il terreno ricco di minerali come l’argilla bianca, per cui di calcare e soprattutto di sassi, che sono minerali tutti diversi, conferisce ai vini acidità, sapidità ai vini, longevità e complessità (complessità, precisa Amadei, non vuol dire che sono vini difficili da capire, ma che hanno tante sfumature olfattive).
Interessante anche il tema della qualità percepita. Oggi la Lugana è tra i vini bianchi d’annata più costosi d’Italia e negli ultimi dieci anni ha registrato un significativo incremento di valore, sostenuto da una qualità media riconosciuta come alta. Il consumatore acquista spesso innanzitutto la denominazione; gli appassionati, poi, orientano le proprie scelte verso specifici produttori. In generale, chi sceglie una bottiglia di Lugana lo fa con fiducia: sa che difficilmente resterà deluso.
A caratterizzare la denominazione concorrono due elementi: un livello qualitativo medio-alto costante, accompagnato da un buon rapporto qualità-prezzo, e una notevole capacità evolutiva. È un vino capace di esprimersi bene nell’immediato ma anche dopo 15 o 20 anni. Una bottiglia dimenticata in cantina sa riservare sorprese.
Il disciplinare prevede che la Lugana sia prodotta con almeno il 90% di uve trebbiano di Lugana, dette anche turbiana, con una quota massima del 10% di altre uve bianche non aromatiche. In realtà molte aziende scelgono la vinificazione in purezza, utilizzando esclusivamente turbiana, a ulteriore conferma dell’identità forte e riconoscibile di questa denominazione.
La degustazione guidata
I vini della degustazione guidata
Lugana DOC 2024 Tenuta Frontelago
Da uve turbiana vinificate in purezza, matura esclusivamente in acciaio con sosta sui lieviti fini per circa 4-5 mesi, periodo che può variare a seconda dell’annata. È l’etichetta che apre la degustazione: elegante, discreta, non appesantisce il palato e consente di prendere confidenza con la personalità della Lugana ferma.
La storia dell’azienda si inserisce perfettamente nel racconto del territorio delineato dal Direttore del Consorzio. Oggi la tenuta è condotta da due giovani subentrati al padre, che hanno trasformato un’azienda agricola conferitrice di uve in una realtà produttiva autonoma, con esiti particolarmente felici.
Alla degustazione, la prima impressione olfattiva richiama il verde e il vegetale. In bocca è suadente: si riconosce la mandorla fresca, mentre un accenno di ananas emerge in sottofondo e si intreccia con una marcata sapidità, o meglio, salinità che resta sulle labbra.
Lugana DOC 2024 Ottella
Una realtà che ha fatto non solo la storia, ma anche la fortuna del territorio. Rispetto al primo vino si colgono differenze evidenti. Nasce da uve turbiana allevate a San Benedetto di Lugana, una delle aree più vocate della denominazione. La raccolta è stata leggermente anticipata rispetto al Frontelago. La pigiatura avviene in buona parte a grappolo intero; il vino sosta su fecce e lieviti fini per cinque mesi, esclusivamente in acciaio.
Mostra un’intensità maggiore sia al naso sia al palato. Emergono aromi di frutta candita, soprattutto esotica – in particolare ananas – accanto a note di frutta a polpa bianca come la pesca. In bocca è complesso, fresco, di beva fine ed equilibrata.
Demesse Vecchie Lugana DOC 2024 Olivini
Da uve turbiana raccolte in epoca posticipata, dunque surmature. Dopo una pressatura soffice, il vino sosta sui lieviti fini per circa un anno e prosegue l’affinamento in bottiglia.
Il profilo olfattivo richiama la frutta esotica e una mandorla più matura rispetto alle versioni precedenti, quasi secca, con sfumature agrumate.
In bocca si distingue per maggiore morbidezza e per una polpa più evidente, che ricorda la mela Golden. Il sorso è rotondo, pieno, sapido e di importante persistenza.
Prima della degustazione è stato proposto lo spumante di casa Montonale.
Primessenza Metodo Classico Brut Lugana DOC 2020 Montonale
Le uve turbiana, dopo la raccolta, vengono raffreddate per preservare i precursori aromatici. Segue la spremitura soffice in assenza di ossigeno e la fermentazione in acciaio; dopo circa dieci giorni il vino matura sulle fecce nobili per almeno sei mesi, con regolari bâtonnage.
La rifermentazione in bottiglia avviene mediante aggiunta di mosto anziché zucchero: nel vino non sono quindi presenti elementi esogeni. La presa di spuma si sviluppa nell’arco di 36 mesi. Il residuo zuccherino è inferiore ai 2 grammi per litro, caratteristica che ne sottolinea il profilo decisamente secco.
Si presenta con un colore giallo paglierino attraversato da una bolla fine. Al naso è floreale, con richiami ai fiori bianchi e alla frutta a polpa gialla, accompagnati da note di agrume candito. In bocca è cremoso ma verticale, quasi croccante, con una mineralità ben delineata, espressione tipica della Lugana.
Dalla degustazione all’abbinamento
Alcune referenze di Lugana sono state abbinate a piatti realizzati da Vladimiro Poma, chef alla guida di Silvano, Vini e Cibi nel quartiere NoLo di Milano, e da Tommaso Zoboli, giovane talento modenese, Miglior Chef Under 30 d’Italia 2021, oggi alla guida del ristorante Patrizia a Modena.
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