Per anni è stato raccontato come il fratello minore del Brunello. Un vino di passaggio, una denominazione nata per accompagnare il successo del grande rosso di Montalcino senza mai riuscire davvero a conquistare una propria identità agli occhi del grande pubblico. Eppure oggi il Rosso di Montalcino sembra prendersi una rivincita tanto silenziosa quanto significativa, interpretando meglio di molti altri vini le richieste del mercato contemporaneo: freschezza, bevibilità, territorialità e autenticità.
È stato questo il messaggio emerso con chiarezza durante la masterclass organizzata da DoctorWine al Rosa Grand Milano di Piazza Fontana e condotta da Riccardo Viscardi, alla presenza di Guglielmo Ascheri, presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. Un incontro che ha offerto l’occasione per rileggere la storia della denominazione e comprenderne le prospettive future.
Il Rosso di Montalcino oltre il mito del fratello minore
La vicenda del Rosso di Montalcino è strettamente legata a quella del Brunello. Il Consorzio nasce nel 1967, mentre nel 1980 il Brunello di Montalcino conquista la DOCG, entrando nell’élite dei grandi vini italiani insieme a Barolo, Barbaresco e Vino Nobile di Montepulciano. Nel 1984 arriva il riconoscimento DOC per il Rosso di Montalcino, una scelta che rispondeva a una precisa esigenza produttiva.
Come ha ricordato Viscardi, all’epoca il disciplinare del Brunello prevedeva lunghi affinamenti in legno che spesso finivano per influenzare profondamente l’espressione del sangiovese. I produttori sentivano il bisogno di un vino capace di raccontare il territorio in maniera più immediata, lasciando emergere con maggiore nitidezza il carattere del vitigno e delle diverse zone di Montalcino.
Il problema fu soprattutto comunicativo. Il Rosso venne spesso definito “vino di ricaduta“, un’espressione burocratica che contribuì a generare un equivoco durato decenni. In realtà non nacque come ripiego produttivo, ma come progetto autonomo, pensato per offrire una diversa interpretazione dello stesso territorio. Paradossalmente, proprio il successo del Rosso contribuì nel tempo all’evoluzione stilistica del Brunello, favorendo una progressiva riduzione dei tempi di affinamento in legno e una maggiore attenzione all’espressione del frutto.
Un vino che interpreta il presente
Oggi quella visione appare più attuale che mai. In un contesto internazionale che premia vini meno estratti e più gastronomici, il Rosso di Montalcino sembra possedere tutte le caratteristiche richieste dal consumatore contemporaneo. Prodotto esclusivamente da sangiovese, esprime profumi di ciliegia fresca, melagrana, piccoli frutti rossi e floreali di viola, accompagnati da una freschezza naturale che ne sostiene la bevibilità senza rinunciare alla profondità.
Più che un’alternativa al Brunello, il Rosso rappresenta oggi un modo diverso di raccontare Montalcino: più immediato, più dinamico, ma non meno autentico.
Una panoramica ravvicinata delle diverse interpretazioni e annate di Rosso di Montalcino in degustazione.
Un territorio piccolo, una complessità straordinaria
La sua forza risiede anche nella straordinaria complessità del territorio da cui nasce. Montalcino viene spesso descritta come una realtà relativamente piccola, ma la ricchezza delle sue unità paesaggistiche la rende una delle aree vitivinicole più studiate al mondo. Altitudini, esposizioni, suoli e microclimi differenti convivono in pochi chilometri, generando interpretazioni molto diverse dello stesso vitigno.
Nella parte settentrionale prevalgono alberese e galestro, terreni che insieme alle quote più elevate favoriscono eleganza, tensione acida e complessità aromatica. A sud e a ovest, invece, le temperature più alte e i terreni argilloso-calcarei danno origine a vini più strutturati, profondi e spesso caratterizzati da una marcata impronta minerale.
È proprio dall’incontro tra suoli, altitudini, esposizioni e andamento climatico che nascono le molte anime del Rosso di Montalcino. Una diversità che emerge con particolare evidenza osservando le ultime tre vendemmie.
Tre annate per leggere Montalcino
2024 | Freschezza e immediatezza
Vendemmia generosa e qualitativamente molto positiva. I vini mostrano un profilo fragrante, giocato sul frutto e sulla tensione acida, con una beva particolarmente dinamica.
2023 | Eleganza e territorialità
Annata più complessa sotto il profilo climatico, che ha richiesto un importante lavoro in vigneto. Ha dato origine a vini equilibrati, dai tannini levigati e da una spiccata identità territoriale.
2022 | Struttura e profondità
Caldo e siccità hanno favorito una maggiore concentrazione delle uve. Nel calice emergono maturità del frutto, profondità e una struttura importante sostenuta dall’equilibrio.
I 400 ettari che guardano al futuro della denominazione
In questo quadro assume un significato particolare la recente estensione di circa 400 ettari destinati alla denominazione Rosso di Montalcino. Non si tratta di nuovi vigneti, ma di superfici già presenti sul territorio e oggi orientate verso un progetto produttivo che il Consorzio considera strategico per il futuro.
Il segnale è chiaro. Montalcino non guarda più al Rosso come a un comprimario del Brunello, ma come a una delle espressioni più efficaci della propria identità. Un vino che conserva il prestigio del territorio, ma lo traduce in una forma più immediata, accessibile e contemporanea.
Forse il Rosso di Montalcino non è mai stato davvero il fratello minore del Brunello. Più semplicemente, è stato il protagonista nascosto di una storia che solo oggi il mercato sembra finalmente pronto a riconoscere.
Leggi anche il nostro racconto della masterclass di Brunello di Montalcino.
Foto di apertura le etichette di Rosso di Montalcino protagoniste della masterclass DoctorWine a Milano.


