In ambito enologico, un tema di fatto divisivo concerne la temperatura di servizio dei vini rossi. Noi, da sempre, non abbiamo paura di servirli, quando le loro caratteristiche lo consentono, a temperatura di cantina. In merito abbiamo scritto recentemente un articolo nel quale proponevamo il servizio di alcuni rossi a 15 °C. Quando l’abbiamo scritto non conoscevamo ancora Èros, che entra a pieno titolo tra i vini rossi da bere freschi.

Va detto che non è più un tabù servire vini rossi freschi, ma abbiamo ancora il ricordo, risalente a non moltissimi anni fa, di quando al ristorante chiedere un cestello del ghiaccio per portare alla giusta temperatura rossi serviti a 22 °C, se non a temperature ancora superiori, suscitava da parte del cameriere quantomeno stupore.

 

Èros un rosso da bere fresco

Ma veniamo a Èros Colli di Limbara IGT. La casa produttrice, Siddùra, reputata cantina gallurese, propone di stapparlo a 10-12 °C, vale a dire alla temperatura di servizio di un bianco strutturato. Se talvolta proponiamo di servire un vino rosso a una temperatura inferiore rispetto a quella consigliata dalla casa produttrice, in questo caso il problema non si pone. Riteniamo, dopo aver provato Èros, che sia proprio fresco-freddo a esprimersi al meglio.

Prodotto con uve autoctone a bacca rossa, come precisa la casa, non è tanto un rosso che può essere degustato fresco, quanto un vino studiato per essere servito espressamente fresco-freddo, capace di mantenere piacevolezza, intensità aromatica e identità anche a basse temperature di servizio. È il risultato di un lavoro a monte durato due anni, condotto sia in vigneto sia in cantina.

In vigna l’uva è stata portata a maturazione con una moderata gradazione zuccherina, una buona acidità e tannini morbidi. A ciò si aggiungono una raccolta anticipata e altamente selettiva, calibrata sul rapporto tra zuccheri e acidità delle uve, per privilegiare la vivacità e l’equilibrio del frutto.

In cantina, dopo una prima breve macerazione sulle bucce, necessaria all’estrazione del colore, il vino viene separato dalla parte solida e completa la fermentazione il solo mosto, come avviene nella vinificazione in bianco. Il risultato è un vino capace di esprimere profumi fruttati, morbidezza e bevibilità, mantenendo però il carattere e la personalità propri di un vino rosso.

 

La degustazione

Alla degustazione ci saremmo aspettati un colore scarico, quasi cerasuolo; invece abbiamo riscontrato un rosso rubino che vira al granato. Al naso esprime giovinezza, con ricordi di mosto fresco, di frutta rossa estiva, anche piccola, e un timido sentore balsamico.

In bocca è fresco, croccante e prevale una finezza di beva, espressione del giusto rapporto  tra ph e acidità. Il sorso è vivace, la trama tannica è aerea e le note fruttate percepite all’olfatto si intrecciano a ricordi di nocciolo di ciliegia, cui si aggiunge sul finale una fugace sensazione amaricante.

Vino da bere fresco e giovane, è un rosso gastronomico, ottimo come aperitivo e come accompagnamento a snack.

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