Dopo aver raccontato storia, territorio e filosofia, è il momento di assaggiare i protagonisti della linea Diversamente Autoctoni di Artimino . Cinque vini monovarietali, ciascuno espressione unica delle microaree selezionate tra il 2022 e il 2025, frutto di ricerca, sperimentazione e passione enologica.
Artumes Toscana Bianco IGT 2024
Un blend di trebbiano toscano (70%) e petit manseng (30%), più precisamente trebbiano clone T34 che è quello toscano che differisce da altri ed ha grappoli spargoli dal colore intenso che può arrivare al rosato. E’ vinificato in acciaio e matura sempre in acciaio sui lieviti nobili prima di affinare in bottiglia. Di colore paglierino con riflessi verdi, si distingue per freschezza e beva immediata. Al naso emergono pesca tabacchiera, mela verde e fiori bianchi, mentre in bocca il sorso è vivace, pulito, immediato, pulito e lascia una sensazione di freschezza, e invecchiando la frutta risulta più matura.
Custode delle Tele Sauvignon Blanc Toscana IGT 2023
Prodotto unicamente con uve sauvignon, un vitigno esigente che richiede terreni e spazi particolari. Al naso presenta note di peperone, foglia di pomodoro molto intensa, molto incisiva. Vi sono anche ricordi di frutta tropicale, di papaya, di spezie, e possiede una ben delineata mineralità. Ha nell’aroma la sua caratteristica. Rispetto ad Artumes , in bocca è più consistente più strutturato, più spiccato, grazie una maggiore estrazione con un finale salino che invita a una nuovo sorso.
Moreta Sangiovese Toscana IGT 2022
Prodotto con un clone specifico di sangiovese trovato ad Artimino, più strutturato del Montalbano, con colore rubino intenso. Al naso si riconoscono frutti rossi croccanti, in particolare la prugna, insieme a ricordi macchia mediterranea e note di noce tostata. In bocca il tannino è più presente, con morbidezza e persistenza, perché Moreta come spiega Cotarella, “differisce dal Montalbano perché è stato prodotto con lieviti diversi, in terreni diversi, ha seguito un percorso di produzione diverso da cui deriva una maggiore consistenza data da questa disciplina produttiva”.
Grumarello Carmignano Riserva DOCG 2020
Nasce da uve sangiovese, cabernet sauvignon e cabernet franc, blend che valorizza l’equilibrio tra varietà. Il rubino intenso lascia emergere ribes, more nere, viola e suggestioni di sottobosco e humus. Acidità evidente e tannini equilibrati conferiscono freschezza e carattere, rendendo il Carmignano una bandiera del territorio. E in merito all’unicità del territorio Annabella Pascale ha voluto sottolineare che “il Carmignano è un vino che va raccontato e presentato, va spiegato, perché in realtà l’unione, quindi il blend di sangiovese e cabernet ormai si trova in tantissimi vini a partire dai Supertuscan. Per cui quando parliamo del Carmignano, dobbiamo raccontare la sua storia, perché è stato il primo unire il sangiovese insieme al Cabernet, il primo in Italia, ad Artimino, prodotto con il blend creato per la prima volta dai Medici”.
Poggepiè Cabernet Franc Toscana IGT 2022
Cotarella ha spiegato come il cabernet franc sia tra i vitigni che ha maggiormente beneficiato del cambiamento climatico. In origine, ancora negli anni cinquanta, era un vitigno verde, che non arrivava a maturazione completa e conseguentemente generava vini aspri, acidi, pungenti. Il cambiamento climatico ha portato maturazione perfetta e uve sane. Pertanto “abbiamo prodotto Poggepiè, un cabernet franc al 100%”. Possiede violaceo, profumo speziato con pepe bianco, mora e grafite. In bocca tannini morbidi, buona acidità, mineralità e finale lunghissimo.
Occhio di Pernice Vin Santo di Carmignano DOC 2015
Nasce da uve sangiovese (80%), san colombano e trebbiano toscano. È un vino molto tecnico, prodotto con la procedura che si seguiva 100 anni fa, con un appassimento naturale. Le uve vengono raccolte manualmente e scelte grappolo per grappolo. Come da tradizione toscana, vengono posti su graticci di canna ad appassire in un locale ben areato. Al termine del periodo di appassimento, a metà gennaio, le uve vengono pressate ed il mosto ottenuto posto in caratelli di castagno italiano e rovere francese da 50 e 125 litri per almeno 5 anni. Durante questo periodo avviene la fermentazione alcolica, che può durare diversi mesi. Il Vin Santo Occhio di Pernice affina in bottiglia per un periodo minimo di 3 anni. Nel calice presenta colore rosa intenso, profumi di fichi secchi, scorza d’arancia candita e frutta essiccata. La bocca rivela miele e uva passita, senza risultare stucchevole grazie all’acidità del Sangiovese.
Con questo articolo si chiude la serie dedicata ai “Diversamente Autoctoni”: storia, territorio, filosofia e degustazione. Nel prossimo articolo li riuniremo in un racconto unico e organico, per capire davvero cosa rappresenta questo nuovo corso di Artimino.
Di seguito i precedenti articoli dedicati al progetto “Diversamente Autoctoni” di Artimino:
Diversamente Autoctoni: il nuovo corso di Artimino
Quando i Medici inventarono il Carmignano: la nascita di un vino
Riccardo Cotarella: “Il vino è cultura, non imitazione del passato”I “Diversamente



