Sei gli Champagne proposti al Maio Restaurant di Milano: le cinque cuvée che raccontano lo stile attuale di Maison Burtin e un Vintage 1990 d’archivio, scelto per misurarne la tenuta nel tempo. È il percorso proposto al Maio Restaurant di Milano, durante un pranzo con degustazione dedicato alla gamma Hommage à Gaston Burtin, guidato da Eva Schubert, export manager della Maison, e dal wine educator Filippo Bartolotta.

La linea, nata nel 2022 e destinata principalmente alla ristorazione, agli hotel e alle enoteche, comprende Brut, Extra Brut, Rosé, Blanc de Blancs millesimato e Vintage. Una collezione breve, costruita attorno a un’identità precisa: frutto, eleganza e freschezza. Al termine della degustazione, l’apertura della Vintage 1990 ha aggiunto al racconto una dimensione diversa, mostrando come queste scelte possano attraversare i decenni.

Maison Burtin, una storia iniziata nel 1933

Maison Burtin nasce a Épernay nel 1933 per iniziativa di Gaston Burtin, imprenditore arrivato nella capitale della Champagne senza una posizione già acquisita, ma con un’intuizione commerciale e una capacità di costruire rapporti duraturi con i viticoltori. Negli anni Cinquanta, durante alcune vendemmie particolarmente abbondanti, sostenne i produttori riconoscendo il valore delle loro uve. Da quel rapporto nacque una rete di collaborazioni che ancora oggi costituisce una parte essenziale dell’approvvigionamento della Maison.

Le uve provengono da oltre cento cru distribuiti nelle principali aree della denominazione, dalla Côte des Blancs all’Aube, dalla Vallée de la Marne alla Montagne de Reims. Questa disponibilità non viene presentata come semplice ampiezza numerica: offre all’enologo una tavolozza diversificata dalla quale selezionare i vini destinati agli assemblaggi.

Il nome Hommage à Gaston Burtin riprende una consuetudine del fondatore, che riservava le proprie selezioni più accurate a una cerchia ristretta di partner viticoltori. La gamma attuale porta quelle cuvée fuori da un ambito privato e le propone al mercato, mantenendo il riferimento al legame tra Maison e conferitori.

Filippo Bartolotta, Wine Educator, ed Eva Schubert, Export Manager di Maison Burtin, durante la presentazione milanese

Freschezza senza fermentazione malolattica

Una delle scelte che definiscono lo stile è il mancato svolgimento della fermentazione malolattica. L’acido malico non viene trasformato nel più morbido acido lattico e i vini conservano quindi una freschezza più netta. È una strada che richiede tempi di maturazione più lunghi: la tensione iniziale deve integrarsi e trovare equilibrio durante la sosta in cantina.

A questa impostazione si affianca l’impiego della riserva perpetua, avviata nel 2005 e alimentata con vini di ogni nuova vendemmia. Il principio ricorda quello della solera, anche se applicato secondo modalità proprie della Maison: vendemmie differenti convivono nella riserva e contribuiscono a mantenere riconoscibile lo stile nel passaggio da un’annata base all’altra.

Il Meunier occupa un posto rilevante negli assemblaggi. È il vitigno che porta frutto, rotondità e una consistenza più soffice, bilanciando la struttura del Pinot Nero e la finezza dello Chardonnay. Freschezza e morbidezza, in questo caso, non sono termini contrapposti, ma le due direzioni entro cui si muovono le cuvée.

Brut e Extra Brut, due letture dell’assemblaggio

Hommage à Gaston Burtin Brut nasce da Meunier e Pinot Nero, entrambi al 35%, e Chardonnay per il restante 30%. L’annata base indicata è la 2021, completata dal 25% di vini della riserva perpetua. Dopo almeno quattro anni di affinamento, il dosaggio è di 8 g/l. Nel calice il frutto maturo – albicocca e mela – incontra richiami di brioche; il sorso si distende tra agrumi canditi, miele e una sfumatura di pralina. È la cuvée che introduce con maggiore immediatezza lo stile della gamma, senza rinunciare alla freschezza che ne sostiene lo sviluppo.

Hommage à Gaston Burtin Extra Brut, da una base 2019, riunisce Pinot Nero e Meunier in parti uguali, al 40%, con il 20% di Chardonnay. Il dosaggio scende a 5 g/l e l’affinamento minimo è di tre anni. Rispetto al Brut, il profilo è più teso: frutta a polpa bianca, miele d’acacia e un accenno di brioche precedono un sorso nel quale la scorza d’arancia e il lampone accompagnano una freschezza più incisiva. Il minor dosaggio non conduce però a un’espressione spoglia: il frutto e la maturazione mantengono il vino composto e leggibile.

Il Rosé e il ruolo del Meunier

Hommage à Gaston Burtin Rosé è la cuvée nella quale la Maison rende più evidente il contributo del Meunier. Nella versione presentata a Milano, costruita su un’annata base 2022, l’assemblaggio comprende Pinot Nero, Meunier e Chardonnay, con l’aggiunta dell’8% di vino rosso.

Il colore, tra il rosa salmone e i riflessi corallo, introduce un profilo floreale e fruttato. Emergono petali di rosa, fragola e altri piccoli frutti rossi, sostenuti da una trama cremosa.
La maturità del frutto non cancella la freschezza, che interviene soprattutto nel finale e impedisce al sorso di diventare cedevole. Più che un Rosé costruito soltanto sull’immediatezza aromatica, è uno Champagne pensato anche per la tavola.

Hommage à Gaston Burtin Rosé, cuvée nella quale il Meunier contribuisce alla rotondità e all’espressione fruttata

Blanc de Blancs 2018, Chardonnay e sapidità

Hommage à Gaston Burtin Blanc de Blancs 2018 è prodotto esclusivamente con Chardonnay proveniente da venti villaggi, tra i quali Villedommange, Bisseuil e Grauves, classificati Premier Cru. Affina per oltre quattro anni e ha un dosaggio di 8 g/l.

L’annata 2018, calda e asciutta dopo un inverno molto piovoso, portò a una vendemmia precoce e abbondante, con uve sane e aromaticamente ricche. Nel vino, agrumi, mandorla fresca e fiori bianchi anticipano un sorso più avvolgente, nel quale ritornano pesca, pompelmo e sfumature esotiche. La componente salina e una sensazione quasi umami ne prolungano il finale, evitando che la generosità dell’annata prevalga sulla precisione.

Carpaccio di baccalà con salsa olandese agli agrumi, caviale e pepe di Sichuan, servito con il Blanc de Blancs 2018

Vintage 2015, struttura e profondità

Hommage à Gaston Burtin Vintage 2015 nasce per il 53% da Pinot Nero e per il 47% da Chardonnay. L’88% delle uve proviene da Grand Cru e Premier Cru; l’affinamento supera i sette anni e il dosaggio è di 6 g/l.

La 2015 fu un’annata calda e asciutta, riequilibrata dalle piogge e dal calo delle temperature nella seconda parte di agosto. Nel bicchiere il vino unisce struttura e freschezza: agli agrumi si aggiungono mela acidula, biscotto e note tostate, con una consistenza più profonda rispetto alle cuvée non millesimate. Il richiamo al panettone, indicato dalla Maison, sintetizza l’incontro fra componente agrumata, pasta lievitata e ricchezza del sorso.

La Vintage 1990, il tempo come parte del vino

La degustazione si è chiusa con Hommage à Gaston Burtin Vintage 1990, una bottiglia d’archivio che non appartiene alla gamma oggi in commercio. L’assemblaggio vede una presenza di Pinot Nero vicina al 55%, completata da Meunier e Chardonnay; la bottiglia è stata sboccata nel 2018.

Il primo contatto con l’ossigeno ha portato in evidenza i segni dell’evoluzione, ma il vino non si è esaurito in una lettura ossidativa. Con il passare dei minuti ha ritrovato energia, mostrando un ritorno vibrante e una freschezza ancora capace di guidare il sorso. È stato il passaggio più eloquente dell’incontro: non tanto perché una bottiglia di oltre trent’anni debba necessariamente rappresentare il vertice della degustazione, quanto perché permette di osservare lo stile della Maison su una scala temporale altrimenti impossibile.

Le bottiglie della degustazione, con in primo piano i Vintage 2015 e 1990

Una gamma costruita sulla continuità

Nel loro insieme, le cuvée non cercano una firma affidata a un solo vitigno o a un’unica zona della Champagne. La riconoscibilità nasce dall’assemblaggio di cru diversi, dalla rinuncia alla fermentazione malolattica, dal ricorso alla riserva perpetua e da affinamenti sufficientemente lunghi per integrare la freschezza iniziale.

Hommage à Gaston Burtin guarda quindi al passato senza trasformarlo in un elemento decorativo. Il nome del fondatore, la relazione con i viticoltori e la bottiglia del 1990 acquistano senso quando vengono messi in relazione con i vini attuali. La memoria non sostituisce il progetto: ne costituisce la misura.

 

 

Foto di apertura i sei Champagne proposti durante la degustazione: le cinque cuvée della gamma Hommage à Gaston Burtin e il Vintage 1990 proveniente dall’archivio della Maison

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