Conosciamo Marinella dal 2002, quando lei presentò alcuni vini insieme a un libro nel corso di un evento a Milano. A seguire negli anni e decenni seguenti ci siamo incontrate più volte sempre condividendo con lei i suoi vini in belle esperienze, sempre presentate con la sua consueta fierezza e semplicità al tempo stesso. Ora nel 2026, con quarant’anni vissuti da vignaiola in Val di Mezzane, con errori dovuti all’inesperienza, incontri che ti portano a scelte come quello con Nicolas Joly, nel 2002, che l’ha portata negli anni a scegliere un modello di agricoltura etica e sostenibile, al tempo stesso profondamente legata al territorio, alla scelta di adottare i principi della viticoltura biodinamica. Di seguito tracciamo un suo ritratto e a cui poi abbiniamo alcune sue etichette tra storiche e attuali di Corte Sant’Alda, dove tutto ha avuto inizio

Dopo il diploma in ragioneria nel 1977, decide di occuparsi della proprietà di famiglia. Prima per integrare la paghetta, poi per il bisogno di libertà materiale e intellettuale. Così nel 1983, a 25 anni, si trasferisce dalla città a Mezzane di Sotto nella casa colonica acquistata dai genitori anni prima. Marinella stessa racconta che nel 1986 “con tanta buona volontà, un po’ d’incoscienza e pochi spiccioli in tasca, divento contadina, occupandomi a tempo pieno dell’azienda agricola. Una piccola rivoluzione, quasi ‘pionieristica’ per la realtà della valle di Mezzane: una giovane donna a capo di un’azienda agricola che fa e disfa a suo piacimento, senza alcun condizionamento!”. Il suo percorso agricolo in Valpolicella è controcorrente rispetto a come stava evolvendo allora il settore: Marinella sceglie di mettere al centro la vitalità della terra, il rispetto dell’ambiente e l’autenticità del vino. Senza compromessi. Per cui dall’inizio ‘2000 si concentra sulla fertilità naturale del suolo e sull’interpretazione non omologata dei vitigni autoctoni veronesi, diventando così negli anni un alfiere della viticoltura artigianale e sostenibile, contribuendo a costruire una nuova sensibilità culturale attorno al concetto di “vino in natura”.

La Val di Mezzane

Il riconoscimento nel 2024 del Gambero Rosso

A questo è seguito nel 2024 l’attribuzione del riconoscimento di “Vignaiola dell’Anno” dal Gambero Rosso, a testimonianza del suo ruolo pionieristico e il contributo offerto alla viticoltura italiana contemporanea.

Credo che questo premio non sia stato assegnato perché sono brava a fare il vino, visto che molti lo fanno meglio di me, ma perché, come altri, oltre a fare un buon vino cerco di essere coerente con il mio pensiero, sincera. Tutto nasce dalla consapevolezza che la viticoltura del futuro non può prescindere dal legame indissolubile fra vigna, terra e uomo. Serve osservare il vigneto quotidianamente, viverlo, sentirsi di appartenere a esso. Si è trattato di un percorso lento e consapevole quello che ha portato alla qualità biodinamica che oggi caratterizza la mia azienda, sono lieta di questo premio perché esprime un serio e nuovo interesse e quindi anche valorizzazione del metodo biodinamico”.

I tre progetti di Marinella, con dettagli sulle scelte di cantina e su cosa rappresentano i vini

I vigneti di Corte Sant’Alda, nucleo storico del progetto di Marinella Camerani

Corte Sant’Alda, con i suoi 16,5 ettari, è il nucleo storico dell’azienda e il luogo dove nasce la sua visione originaria. Situata sulla Valle di Mezzane, a 220-345 metri d’altitudine, rappresenta il laboratorio della biodinamica applicata alla Valpolicella. Il substrato è costituito da calcari marnosi, fittamente stratificati con intercalazioni di marne, argilliti e selce. Qui sono state individuate 6 unità suoli differenti e si sviluppano alcuni dei vini simbolo dell’azienda, caratterizzati da profondità, precisione e capacità evolutiva.

I vigneti di Adalia, progetto dedicato alla biodiversità e alla viticoltura biodinamica

Adalia invece, con i suoi 5,5 ettari, interpreta un approccio ancora più radicale alla naturalità e alla biodiversità. I vigneti si sviluppano in aree particolarmente vocate della Valle da 200 a 260 metri, con un substrato uguale a Corte Sant’Alda, con una forte attenzione all’equilibrio tra ecosistema agricolo, suolo e microclima.

Podere Castagnè, il progetto di Marinella Camerani situato tra 420 e 550 metri di altitudine

Podere Castagné, di 14 ettari, è situato tra i 420 e i 550 metri e rappresenta la dimensione più sperimentale e dedicata all’accoglienza del progetto Camerani. Qui sono state individuate 7 unità podologiche. Inoltre è anche una meta enoturistica, a Mezzane di Sotto, con una parte di casolare restaurato che oggi accoglie turisti dall’Italia e dall’estero.

Con un totale di circa 22 ettari vitati e una produzione annuale di circa 140.000 bottiglie, l’azienda segue le pratiche biologiche e biodinamiche certificate, privilegiando lavorazioni manuali, tutela delle forme di vita in vigneto, fermentazioni spontanee e un approccio che prevede meno interventi possibili in cantina. I materiali utilizzati in cantina per fermentazioni ed affinamento sono cemento, anfore, tini e botti di rovere.

Negli anni Marinella ha sempre più sviluppato la sua convinzione di fare vino ottenuto da scelte mirate come le fermentazioni spontanee, l’uso di botti grandi, l’appassimento naturale delle uve, zero forzature e rispetto dei tempi della natura, contribuendo così a ridefinire il linguaggio contemporaneo della Valpolicella e dell’Amarone attraverso vini che ritiene “indossano il territorio” come fosse un abito dai tanti colori.

 

Un libro dedicato a lei

Fabio Piccoli ha scritto un libro “Radici scoperte” presentato direttamente a Corte Sant’Alda, dove l’autore ha messo nero su bianco “La storia imperfetta, impetuosa e vera di una vignaiola”, in cui traccia un racconto delle diverse fasi della sua vita, delle sue scelte.

 

Tre vini Corte Sant’Alda che riteniamo la rappresentino

Soave Doc 2025 – Fienile – Ottenuto da Soave 80% e Trebbiano di Soave 20%, fa fermentazione spontanea con i lieviti indigeni in acciaio, una breve macerazione con le bucce di qualche ora, per poi affinare alcuni mesi in acciaio sulle fecce fini. Dopo un giallo paglierino luminoso, ha un naso con sentori di frutta matura, agrumi, erbe aromatiche e mandorle fresche. Al palato è fresco, appena glicerico, sapido, di buona consistenza e persistenza, con una sensazione di agrume che si candito nel retrogusto

Vapolicella Doc 2024 – Cà Fiui – Ottenuto da Corvina 40%, Corvinone 40%, Rondinella 15%, altre 5%, fermenta in tini troco conici da 40 ettolitri. Dopo un rosso vivo nel calice, ha un naso di ciliegia e lampone, frutta rossa matura, poi ha una lieve nota floreale, seguita da una sensazione di inchiostro. Al palato è secco, vellutato nei tannini, con una buona acidità che mette in risalto l’aspetto sapido, chiude persistente.

Valpolicella Ripasso Doc Superiore 2021 – Campi Magri – Ottenuto da Corvina 40%, Corvinone 40%, Rondinella 20%, fa una prima fermenazione con lieviti indigeni, in tini troco conici da 40 ettolitri, poi fa ripasso sulle vinacce dell’Amarone da 6 a 10 giorni. Dopo un rosso carico nel calice, ha un naso di ciliegia e prugna matura, con una sensazione di leggero appassimento, poi di fiori secchi, di karkadè, di spezie. Al palato è complesso, armonioso, con tannini setosi, freschezza a equilibrare, persistenza.

 

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Foto di apertura: Marinella Camerani, fondatrice di Corte Sant’Alda e vignaiola biodinamica in Val di Mezzane

Foto: Corte Sant’Alda

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