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Abbiamo incontrato Marinella Camerani dell’Azienda Agricola Camerani, accompagnata dalla figlia Federica e dall’assistant winemaker Leonardo Garbuio (foto 1) in un press lunch organizzato dalla giornalista Clementina Palese, presso il Ristorante Alchimia di Milano. Tema dell’incontro una conversazione con Marinella Camerani con interventi di Clementina Palese.

 

Dai supertuscan ai supervalpolicella

 

L’Azienda, a conduzione biodinamica, comprende tre realtà produttive ossia Corte Sant’Alda, il cuore dell’Azienda, che successivamente ha acquisito due altri poderi, ossia Adalia e Podere Castagnè.

 

Corte Sant’Alda si trova nella Valpolicella Orientale a Mezzane di Sotto e come azienda vitivinicola è nata nel 1986 anno in cui, spiega Marinella Camerani, subito dopo il diploma, decide di ritirarsi qui, ossia nella casa di campagna di famiglia per dedicarsi alla terra, o meglio, alla viticoltura. La giovane Marinella aveva le idee molto chiare quando pensò di produrre un vino sul modello dei supertuscan utilizzando sesti di impianto diversi dalla pergola allora imperante nella zona. Vuoi perché una donna viticoltrice era una novità, vuoi perché produrre un supervalpolicella non era nelle corde degli altri produttori che commercializzavano i loro vini sfusi, l’arrivo di Marinella non passò inosservato. All’epoca, infatti, la Valpolicella era un grande bacino per gli imbottigliatori perché la gran parte del vino prodotto era venduto sfuso all’ingrosso.

 

Del resto il Valpolicella era considerato un vino ordinario senza pretese. Oggi, invece, sappiamo, grazie anche ad Aziende come Camerani, che nella Valpolicella si producono vini di qualità. E appurato ciò, constatato che la zona comprende già aree circoscritte come la Valpolicella Classica e la Valpatena, Marinella rivendica con determinazione e forza che i tempi sono maturi per l’istituzione di sottozone, ossia zone delimitate con caratteristiche uniche e particolari. Ma in merito non c’è chiarezza. Da un lato i produttori sono disposti ad accettare disciplinari più rigidi, dall’altro lato l’interlocutore non si esprime né affermativamente, né negativamente.

 

Nel 2019 l’Azienda ha dato alle stampe un libro Around Soil – suoli e dintorni, dove è fatta un’analisi dei terreni della zona riprendendo un proprio libro che trattava l’argomento, pubblicato circa 20 anni fa. E’ un testo importante perché descrive il territorio in modo analitico entrando nel merito di tutte le aree della Valpolicella e spiega il forte legame che c’è tra composizione del suolo e caratteristiche del vino. Corte Sant’Alda è sita in un fondo valle, dove il terreno, ben descritto nel testo, è di origine morenica, ricco di calcaree bianco, per cui dà vita a vini molto magri, lunghi, netti.

 

 

C’è Valpolicella e Valpolicella


Per quanto riguarda le tecniche di produzione nella Valpolicella, l’Amarone come è noto, utilizza uve appassite. Dopo che l’Amarone è stato svinato, se gli stessi tini con le vinacce rimaste sono colmati con un Valpolicella base, questo. arricchito di ulteriori aromi, diventa di Ripasso.

 

Vi è poi il Valpolicella Superiore che per qualificarsi fa sempre più uso di uve lasciate un poco appassire.

 

Detto questo ciò che emerge dalla fotografia della Valpolicella, come spiega Clementina Palese, è una certa confusione tra Valpolicella di Ripasso e Valpolicella Superiore. Il Consorzio Valpolicella in merito ha riconosciuto la necessità di fare un riordino; tale riordino potrebbe passare attraverso la valorizzazione del Valpolicella Superiore, vale a dire il vino della denominazione che maggiormente interpreta il territorio. I vini con uve appassite si assomigliano, ma poi interviene il territorio che dà identità al vino ma se non ci fosse l’appassimento la territorialità sarebbe più evidente. La questione dirimente della denominazione: nella zona ci sono molte valli che sono potenziali sottozone, ma la valle, pur essendo fondamentale, non basta.

 

Anni addietro è stata condotta una zonazione da cui sono emerse 5 unità di paesaggio che sono terreni uguali con microclimi uguali, e sono tutti sparsi nella Valpolicella per cui non si può identificare un solo terreno per valle, sarebbe una semplificazione, ma si possono individuare invece per ogni valle vigneti che possono essere destinati al Valpolicella Superiore. Da qui la proposta di identificare per ogni vallata i vigneti, i cru che possono esprimere nel modo più compiuto il Valpolicella Superiore che deve distinguersi dal Valpolicella base della grande distribuzione. Bisogna pertanto attivare una comunicazione capace di spiegare che nonostante l’omonimia si tratta di due vini su piani differenti.

 

Ma veniamo ai Valpolicella presentati (foto 2, video 3).

 

I tre Valpolicella 

Corte Sant’Alda Ca’ Fiui Valpolicella Doc 2020 (foto 4)

 

Compie 20 anni ed è motivo di orgoglio. Come detto, quando Marinella ha cominciato la sua attività vitivinicola, il vino il Valpolicella era considerato un rosso da pochi soldi, da grande distribuzione. Diversa la storia di Ca’ Fiui, che si è cominciato a produrre in concomitanza con la stesura del libro dei suoli. E dal libro si desume che ogni vino prodotto dalla Cantina ha un vigneto proprio, dedicato secondo il tipo di terreno, ossia un piccolo cru. In questo contesto nasce Ca’ Fiui. Prodotto da uve corvina 40%, corvinone 40%, rondinella 15% altre 5% allevate con impianti Guyot a 350 metri di altitudine. Dopo la pigiatura ha avuto luogo la macerazione che si è protratta per 15-20 giorni a temperatura di cantina in tini troncoconici. E sempre in tini troncoconici il vino matura per 6-10 mesi.

 

Note Gustative
Nel calice riflette colore rosso rubino.
Profumo fruttato con sentori di prugna, di ciliegi matura. In bocca è morbido, buona freschezza con ben espresse note minerali.

 

Abbinamento
Uovo morbido, carciofi e spuma di Parmigiano Reggiano (foto 5).

 

 

Poderecastagne Valpolicella doc Superiore 2019 (foto 6)

 

L’ultimo grande sogno di Marinella è stato l’acquisto del Podere Catagè composto da 10 ettari di bosco, e 5 ettari di prato che non avevano mai conosciuto colture, pertanto vergini. Il podere comprendeva un casolare abbandonato, che è stato trasformato in un piccolo residence, mentre il prato è diventato vigneto. Il Podere si trova sul versante ovest ossia quello opposto di Corte Sant’Alda. Cambia non solo il versante, ma anche l’altitudine che è di circa 500 metri e pertanto il vino qui prodotto è considerato d’alta quota. Il microclima è ovviamente diverso: fa sempre freddo, tira vento, nevica, pur essendo sempre nella Val di Mezzane e ciò spiega l’esigenza e l’importanza di creare sottozone all’interno delle singole valli. Il vigneto è composto da corvina, corvinone e rondinella. La bottiglia in degustazione è la prima espressione di questo vino non ancora in commercio come si evince dall’etichetta working in progress, essendo un’anteprima.
La macerazione ha luogo in tini troncoconici di legno, poi affina in botti da 25 ettolitri per 24 mesi e attualmente è in bottiglia in attesa della commercializzazione.

 

Note gustative
Colore rosso rubino con sfumature granate
Al naso si colgono sentori fruttati di prugna, lampone, ciliegia, sentori balsamici e ricordi speziati, di minerali, di grafite.
In bocca è caldo, secco, armonico, avvolgente con tannini morbidi che non frenano il sorso.

 

Abbinamento
Riso Mantecato alla milanese, tartare di fassona e polvere di nocciola foto 7).

 

Mithas Valpolicella Doc Superiore 2015 (foto 8)

 

E’ prodotto con uve corvina e corvinone in ugual misura, completate da uve rondinella 20% provenienti dai vigneti più vecchi, raccolte leggermente surmature. La macerazione in tini troncoconici si protrae per 20 giorni e il vino è elevato in botti di 10 e di 25 ettolitri per circa 4 anni. Mithas è nato pensando ai supetuscan per cui quando esordì era un vino inedito per la Valpolicella, distinguendosi sin dall’inizio per l’eleganza accompagnata da potenza.

 

Note gustative
Il colore è rubino con sfumature granate.
Al naso ricordi fruttati accompagnano un corredo di sentori balsamici, di cacao, di cuoio, di spezie.
In bocca il sorso è lungo, morbido, dotato di piacevole freschezza con dichiarate note minerali.
Per quanto in bocca cresca di tessuto e di spessore, rimane comunque un’espressione di Valpolicella: nonostante i quasi 14 gradi alcolici possiede una piacevole bevibilità che accompagna i piatti.

 

Abbinamento

Cubi di vitellone alla milanese, purè di patate e pomodoro alla brace (foto 9).

 

Conclusioni


E’ interessante rilevare come lo stesso progetto di vino, gli stessi territori e le stesse varietà viticole incidano in modo diverso sul gusto finale del Valpolicella. Poderecastagne si sente in modo evidente che proviene da una parcella diversa da quelle degli altri due vini. Rispetto alla territorialità qui è evidente come altitudini e terreni vergini diano una personalità estremamente caratterizzata. Fil rouge che unisce i tre vini è il ruolo di protagonista del vigneto con una cantina tesa a valorizzare le uve che riceve, senza forzature o pratiche che potrebbero modificare l’esprit di questi vini.

 

I piatti in abbinamento sono a cura del Ristorante Alchimia

Di questo Autore