Prima di parlare di questo Metodo Classico Costaripa vale la pena soffermarsi sul suo autore. Mattia Vezzola è uno degli enologi italiani più autorevoli degli ultimi decenni, riconosciuto per ben cinque volte come Miglior Enologo d’Italia. Ma più dei premi racconta la sua professionalità, il rigore con cui ha sempre affrontato il vino.
Nel 1972, appena diplomato alla Scuola Enologica di Conegliano, parte per la Champagne. È un viaggio destinato a segnare la sua carriera. Non sono le bollicine a impressionarlo, ma la straordinaria integrità di uno Champagne rimasto aperto dalla sera precedente: dopo dodici ore il vino conservava intatta la propria identità. In quel momento Vezzola comprende che un grande Metodo Classico deve essere, prima di tutto, un grande vino. Un principio che accompagnerà tutta la sua attività di enologo.
Da quell’esperienza nasce, nel 1973, il primo Metodo Classico firmato Mattia Vezzola. Una ricerca che negli anni si è affinata senza mai perdere la propria coerenza: selezione rigorosa delle uve, rispetto del tempo e assoluta centralità della qualità del vino base. È la stessa impostazione che oggi ritroviamo nel Metodo Classico di Costaripa.
Il Mattia Vezzola Rosé
La cantina di famiglia, fondata nel 1928 a Moniga del Garda, rappresenta oggi il luogo dove Vezzola ha raccolto l’esperienza maturata in oltre mezzo secolo di lavoro.
Se i grandi rosé della Valtènesi hanno contribuito a renderlo celebre, il Mattia Vezzola Rosé Metodo Classico racconta un’altra sfaccettatura della sua idea di vino: precisione, misura e capacità di coniugare complessità ed equilibrio.
Il vino nasce da un assemblaggio di chardonnay (80%) e pinot nero (20%), coltivati sui terreni morenici di origine glaciale della sponda bresciana del Garda, ricchi di ghiaia, calcare e argilla. Le vigne, allevate a Guyot bilaterale e con oltre venticinque anni di età, vengono vendemmiate esclusivamente a mano nelle prime ore del mattino, quando le basse temperature consentono di preservare la freschezza e l’integrità del frutto.
La vinificazione riflette l’approccio meticoloso dell’enologo. La pressatura è soffice e condotta su grappolo intero; ogni vigneto viene vinificato separatamente per conservarne l’identità. Una scelta significativa riguarda la prima fermentazione: il 35% del mosto fermenta in vecchie botti di rovere bianco da 228 litri e nelle stesse barrique il vino formatosi è elevato per circa otto mesi, mentre il resto prosegue in acciaio. Il legno, ormai neutro, non imprime aromi, ma contribuisce a dare profondità e articolazione al vino. La presa di spuma avviene naturalmente in bottiglia secondo il Metodo Classico e l’affinamento sui lieviti si protrae per 30-36 mesi dalla vendemmia.
La prova del calice
Nel calice emerge con chiarezza lo stile di Vezzola.
Le bollicine sono fini e continue, mentre il profilo olfattivo si sviluppa con gradualità, alternando piccoli frutti rossi, in particolare lampone, melagrana e pompelmo rosa, a delicati richiami floreali di rosa e a leggere sfumature speziate.
L’assaggio conferma quanto anticipato dal naso. La parziale fermentazione e il successivo elevamento in legno donano maggiore complessità senza intaccare la freschezza del vino. L’acidità rimane viva, imprime tensione e accompagna un sorso di bella progressione, cremoso nella tessitura ma al tempo stesso verticale. La struttura è ben definita, sostenuta da una sapidità che prolunga il finale e restituisce una sensazione di equilibrio, profondità e notevole persistenza.
È un Metodo Classico che rifugge qualsiasi ricerca dell’effetto. Convince invece per la precisione dell’esecuzione, per la naturale armonia tra le sue componenti e per quella compostezza stilistica che rappresenta da sempre il tratto distintivo di Mattia Vezzola. Un vino che non alza la voce, ma si impone con autorevolezza, confermando come dietro ogni grande bottiglia vi siano innanzitutto cultura, esperienza e rispetto del tempo.
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