A Villa Necchi Campiglio il Consorzio presenta la svolta: QR Code e tracciabilità totale per 250 milioni di bottiglie. Rigotti: “Oltre la qualità, ora certifichiamo l’etica e il territorio“.

La location di Villa Necchi Campiglio a Milano non è stata scelta a caso. In questo luogo simbolo del FAI, il Consorzio Pinot Grigio DOC Delle Venezie ha tracciato la rotta per una nuova fase di sviluppo della denominazione, muovendosi su un crinale sottile ma decisivo: quello che unisce l’identità storica del territorio all’innovazione tecnologica più spinta. La conferenza stampa, moderata dal vicedirettore del Corriere della Sera Luciano Ferraro, ha messo a nudo la sfida di un gigante che oggi produce l’84% del Pinot Grigio nazionale, trasformando i grandi numeri in un racconto di qualità certificata e trasparente.L’appuntamento a Villa Necchi Campiglio consolida un percorso di valorizzazione iniziato da tempo, che già nel 2024 aveva visto il Pinot Grigio delle Venezie protagonista a Milano (per approfondire: Il Pinot Grigio delle Venezie a Milano

Il QR Code: la nuova frontiera della trasparenza

Al centro dell’incontro c’è stata la presentazione del nuovo contrassegno tricolore, che smette di essere un semplice sigillo cartaceo per trasformarsi in un vero e proprio passaporto digitale. Come spiegato da Matteo Taglienti (Poligrafico e Zecca dello Stato), l’integrazione di un QR Code univoco permette alla bottiglia di “parlare” direttamente con lo smartphone del consumatore in ogni angolo del mondo.

Non è più solo uno strumento di controllo, ma una piattaforma” ha sottolineato il Presidente del Consorzio, Luca Rigotti. “In questo codice, il produttore può inserire la storia del proprio vino, le caratteristiche organolettiche e, soprattutto, rispondere alle nuove direttive europee sulla comunicazione responsabile e la sostenibilità.” In un mercato globale sempre più attento all’etica della filiera, questo strumento diventa un valore aggiunto che supera la qualità intrinseca del prodotto, offrendo una trasparenza che l’etichetta fisica, per limiti di spazio, non potrebbe mai garantire.

Una barriera contro il falso “Made in Italy”

Il tema della tutela è emerso con forza attraverso i dati forniti da Biagio Morana (Direttore ICQRF Nord-Est). Se il valore della produzione DOP e IGP nel Triveneto sfiora gli 11 miliardi di euro, altrettanto imponente è l’ombra della contraffazione. Solo nel settore vinicolo, le perdite dovute a imitazioni ed evocazioni fraudolente ammontano a circa 6 miliardi di euro l’anno.
Il Made in Italy gode di una reputazione tale che i nostri prodotti sono costantemente sotto attacco” ha avvertito Morana. Qui entra in gioco il rigore di Triveneta Certificazioni.

Il nuovo “passaporto digitale” della DOC Delle Venezie: uno smartphone e un QR Code per certificare l’autenticità del Pinot Grigio. (Credit: AI Digital Art per CityLightsNews.com)

Il Presidente Francesco Liantonio ha ribadito la responsabilità di un sistema che controlla ogni passaggio della filiera: “Quello che finisce nel QR Code deve essere certo e verificato chirurgicamente. Non possiamo permetterci errori, perché quel codice rappresenta la nostra faccia sui mercati internazionali.” La tracciabilità, dunque, non è un’autodichiarazione narrativa, ma il frutto di una contabilità di filiera che il nuovo contrassegno racchiude in pochi millimetri di carta e tecnologia.

Da sinistra: Luciano Ferraro (Corriere della Sera), Paolo Pigliacelli (Symbola), il Presidente Luca Rigotti, Francesco Liantonio (Triveneta Certificazioni), Biagio Morana (ICQRF) e Matteo Taglienti (IPZS).

Il Report 2025: la tenuta di un sistema interregionale

Ma come sta, numericamente, la DOC Delle Venezie? Il Report 2025 illustrato da Rigotti descrive una denominazione in salute e capace di governare l’offerta nonostante le turbolenze geopolitiche. Con 1,69 milioni di ettolitri imbottigliati e certificazioni in crescita del 2,3%, il sistema dimostra una solidità invidiabile. I 27.000 ettari coltivati da 6.400 viticoltori tra Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige non rappresentano solo un asset economico, ma un presidio contro l’abbandono del territorio. A questo proposito, Paolo Pigliacelli (Fondazione Symbola) ha ricordato come il vino sia il terminale finale di un processo di vita rurale: “Il paesaggio italiano, che ha ispirato artisti per secoli, è oggi a rischio abbandono. Il Pinot Grigio, con la sua capillarità, è una bandiera culturale che difende questo patrimonio.”

 

Conclusioni e prospettive

La sfida futura, come ribadito in chiusura dal Presidente Rigotti, sarà quella di consolidare questo percorso di trasparenza condivisa con il consumatore. La trasformazione da IGT a DOC è stata solo l’inizio di un cammino che oggi vede la tecnologia del Poligrafico dello Stato al servizio della terra. Per il Pinot Grigio delle Venezie, il futuro passa per un calice che sappia raccontare, in un semplice “clic”, la fatica del viticoltore, il rigore della certificazione e l’unicità del paesaggio italiano.

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