Quarant’anni per un vino non rappresentano soltanto una ricorrenza. Sono un arco di tempo abbastanza lungo per capire se un’intuizione ha saputo diventare identità. Con l’annata 2025, il Plötzner Pinot Bianco Alto Adige DOC di Cantina Sankt Pauls raggiunge la quarantesima vendemmia e torna a raccontare una scelta compiuta nel 1986: cercare nei vigneti più alti di San Paolo, nel comune di Appiano, un’espressione precisa del pinot bianco.
Per celebrare il traguardo, la cantina propone il Plötzner 2025 con un’etichetta dedicata da qualche mese sul mercato. Il riferimento ai quarant’anni non è però soltanto grafico. Invita a ripercorrere la storia di un vino che, pur attraversando cambiamenti tecnici e un recente rinnovamento dell’immagine aziendale, ha mantenuto riconoscibili i propri elementi fondamentali.
Dal Plötznerhof ai piedi del Monte Macaion
Il Plötzner nasce quando l’allora enologo Valentin Spitaler decide di produrre una selezione di pinot bianco proveniente dai vigneti attorno al maso Plötznerhof, nei pressi di Castel Boymont, a circa 650 metri di altitudine. In una zona allora legata soprattutto ai vini rossi, l’acidità delle uve coltivate in quota suggerì una strada diversa, fondata sulla freschezza e sull’eleganza.
Dal nucleo iniziale di circa un ettaro, la superficie destinata al vino è cresciuta fino agli attuali otto ettari. Le parcelle, vicine fra loro, si trovano tra i 520 e i 670 metri, ai piedi del Monte Macaion, e sono rivolte a est. I suoli dolomitico-calcarei di origine postglaciale e i venti freschi provenienti dalla Costiera della Mendola contribuiscono a definire l’ambiente nel quale maturano le uve.
Le viti hanno tra i 20 e i 50 anni e, nelle parcelle più alte e storiche, alcune sono ancora allevate a pergola. La raccolta è manuale. Sono dati che aiutano a comprendere il vino più di formule generiche sul carattere alpino: l’altitudine rallenta la maturazione, l’esposizione intercetta il sole del mattino e le escursioni termiche favoriscono la conservazione dell’acidità e degli aromi.
La crescita da uno a 8 ettari non ha trasformato il Plötzner in un vino di grandi numeri. La produzione si attesta attorno alle 49 mila bottiglie, con variazioni legate all’annata. Ha però permesso a quella prima selezione di assumere un ruolo stabile all’interno della produzione della cooperativa, fondata nel 1907 e oggi composta da 190 famiglie di viticoltori.
Plötzner 2025: la quarantesima vendemmia
La vinificazione prevede una fermentazione lenta tra grandi botti di legno e vasche di acciaio, seguita dalla permanenza sui lieviti fini. Il legno non è chiamato a imprimere aromi riconoscibili, ma partecipa alla costruzione del volume del vino; l’acciaio ne tutela invece la freschezza e l’espressione varietale.
Per la 2025 la cantina descrive un profilo olfattivo nel quale compaiono mela verde, pera e pesca bianca, accompagnate da note floreali e sfumature erbacee. Sono richiami già incontrati nelle annate precedenti, che collocano la 2025 nel solco della storia dell’etichetta.
All’assaggio, rispetto alla 2024, la 2025 mostra una freschezza più marcata. L’ingresso in bocca è preciso, il sorso verticale, lungo ed elegante. Procede sicuro, senza titubanze, mantenendo una tensione che ne accompagna lo sviluppo e la persistenza. La freschezza non si manifesta come un’acidità particolarmente pronunciata: richiama piuttosto quella sensazione di slancio e nitidezza che si tende ad associare a un pH basso. È un’impressione di degustazione, che il dato analitico, qui non disponibile, permetterebbe di verificare.
La 2025 a confronto con le annate precedenti
La maggiore freschezza e la verticalità della 2025 acquistano rilievo nel confronto con gli assaggi precedenti. Rispetto alla 2024, l’ultima annata mostra un ingresso più preciso e una tensione che accompagna il sorso fino al finale, senza rinunciare alla lunghezza e all’eleganza.
Il Plötzner 2024 presentava un quadro aromatico di mela verde, pera e pesca bianca, con note floreali, fieno ed erbe aromatiche. Il sorso era fresco e sapido, con richiami alla croccantezza della mela verde e alla freschezza del lime, buona persistenza e un finale salino.La 2025 prosegue su questa linea, accentuandone lo slancio.
Andando più indietro, il Plötzner 2021, degustato in occasione della presentazione dell’annata altoatesina, mostrava pesca, albicocca e mela, quindi fiori bianchi, tiglio, fieno e note erbacee. A distinguerlo era soprattutto la struttura del sorso, sostenuta da freschezza, frutto e una sfumatura salina. Nel confronto con quel ricordo, la 2025 porta maggiormente in primo piano la precisione dell’ingresso e lo sviluppo verticale.
Fra questi assaggi si colloca anche il lavoro dell’enologo Philipp Zublasing, entrato in cantina nel 2023. La 2024, sua seconda vendemmia, coincide con il rinnovamento dell’identità visiva di Sankt Pauls e della linea Selezione, la cui etichetta raffigura il Monte Macaion. Il percorso verso maggiore precisione e riconoscibilità dei vini trova nella 2025 un’espressione coerente, pur senza consentire di attribuire le differenze tra le annate a un solo fattore.
Il confronto racconta dunque un’identità che mantiene freschezza, frutto e sapidità come riferimenti, modulandoli diversamente a ogni vendemmia. Nella 2025 è la continuità del sorso, lungo e sicuro, a dare forma a questa identità.
Un percorso fatto più di continuità che di svolte
Il filo comune passa dalla quota, dall’esposizione orientale, dai terreni di matrice calcarea e da una vinificazione che mette in relazione legno grande e acciaio, completata dall’affinamento sulle fecce fini. Sono questi elementi, più di qualsiasi formula celebrativa, a spiegare perché il Plötzner sia arrivato alla quarantesima vendemmia conservando un’identità leggibile.
L’etichetta speciale ricorda il tempo trascorso. Il vino, invece, rimanda a un’intuizione ancora attuale: per dare carattere al Pinot Bianco non occorre caricarlo, ma accompagnare con precisione ciò che il vigneto porta in cantina.


