La nuova cuvée nasce da dieci parcelle vinificate separatamente. Un progetto che unisce il lavoro nei vigneti più ripidi, la ricerca sull’assemblaggio e una lunga permanenza sui lieviti.
Dieci vigneti, dieci vinificazioni separate, un solo vino. È l’idea da cui nasce Revén, Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut Millesimato di Ruggeri: riunire in una cuvée le diverse espressioni delle colline selezionate, cercando nell’assemblaggio un equilibrio capace di valorizzarle.
Alla presentazione milanese, Laura Mayr, general manager, Paolo Bisol, figlio del fondatore Giustino e brand ambassador della cantina, e l’enologo Andrea Canal hanno raccontato il percorso che ha portato alla nuova etichetta. Un lavoro che parte dai conferitori storici dell’azienda e si sviluppa tra vigneto e cantina, affiancato da una ricerca triennale ancora in corso.
Dieci parcelle tra le colline più ripide
Le uve provengono da dieci piccoli appezzamenti scelti tra quelli dei viticoltori che già collaborano con Ruggeri. Sono vigneti di forte pendenza, con una media del 49% e un’altitudine di circa 300 metri, secondo i dati illustrati durante l’incontro. Condizioni che richiedono un lavoro manuale e rendono particolarmente impegnativa la coltivazione.
Paolo Bisol ha descritto una riva con un’immagine immediata: un vigneto nel quale si entra soltanto a piedi. Una definizione legata all’esperienza di chi lavora queste colline, dove spazi stretti e ripidità limitano l’impiego delle macchine.
In alcune delle parcelle selezionate sopravvivono viti di settanta, ottanta e novant’anni, insieme a presenze di varietà locali come Verdiso, Perera e Bianchetta. È un patrimonio che racconta la storia agricola del territorio e la continuità del lavoro dei suoi viticoltori.
Durante la presentazione Revén è stato definito un «Rive di Rive»: una formula che esprime l’intenzione del progetto, senza costituire una menzione ufficiale del vino. In etichetta la denominazione rimane Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.
L’equilibrio si costruisce nell’assemblaggio
Ogni parcella è stata vinificata separatamente, così da poterne conoscere le caratteristiche prima di comporre la cuvée. L’assemblaggio diventa quindi il momento in cui le singole identità vengono messe in relazione, valutandone il contributo all’equilibrio complessivo.
Bisol ha ricondotto questa ricerca alla storia di Ruggeri, fondata nel 1950 da Giustino Bisol e dal cugino Luciano Ruggeri. Nella sua testimonianza, il lavoro sui vini base e sulle loro combinazioni è uno dei fili che attraversano la vita della cantina: il punto di arrivo è un’armonia che dia al vino qualcosa in più rispetto alla semplice somma dei componenti.
Andrea Canal ha collegato Revén anche alle altre selezioni della casa. Il progetto richiama Vecchie Viti per l’attenzione alla selezione in vigneto e Giustino B. per il ruolo centrale della cuvée.
Una ricerca per comprendere le differenze
Alla produzione del vino si affianca uno studio che confronta le parcelle selezionate con vigneti di zone meno ripide. Le osservazioni riguardano lo stato nutrizionale delle piante, le caratteristiche aromatiche delle uve e il comportamento dei vini, valutati anche attraverso degustazioni condotte con un protocollo comune.
Il primo anno ha fornito indicazioni sulle differenze aromatiche e sulla presenza di precursori, sostanze che possono contribuire allo sviluppo dei profumi nel tempo. Per Ruggeri è un modo di approfondire quanto osservato attraverso l’esperienza, anche in relazione alla capacità della Glera di maturare.
Canal ha precisato che si tratta di tendenze da verificare nelle successive annate. La ricerca proseguirà per tre anni: le prime osservazioni aprono dunque un percorso, senza esaurirlo.
Il tempo sui lieviti
Revén è ottenuto da Glera per almeno l’85%, con la possibile presenza di altre varietà bianche del territorio fino al 15%. Dopo la prima fermentazione, i vini base rimangono sulle fecce fini, periodicamente rimesse in sospensione.
L’assemblaggio precede la presa di spuma, avviata nell’inverno successivo alla vendemmia. La scheda tecnica indica una lenta rifermentazione in piccole autoclavi e una sosta sui lieviti di almeno sei mesi prima dell’imbottigliamento. Per l’annata 2025 presentata a Milano, Canal ha inoltre descritto una permanenza di circa tre mesi in bottiglia dopo l’imbottigliamento di inizio luglio.
Il vino è un Brut, con un residuo zuccherino di circa 7 grammi per litro e un titolo alcolometrico dell’11,5%.
Revén 2025 nel calice
Nella degustazione guidata da Andrea Canal, Revén 2025 si presenta di un giallo paglierino luminoso, con riflessi verdolini e un perlage fine. Il racconto olfattivo parte dai fiori bianchi: acacia e glicine appena sbocciati, cui seguono mela verde e pera. Per quest’ultima, l’enologo propone il riferimento alla piccola pera di San Pietro, ricordandone il profumo percepibile anche dalla buccia.
Con la permanenza nel calice il quadro si amplia verso le erbe aromatiche e una nota balsamica ricondotta alla lavanda in fiore. Il sorso viene descritto come pieno e cremoso, con un ingresso morbido, un’acidità netta e una sapidità che accompagna la persistenza.
È nel rapporto tra questa consistenza e la freschezza che il progetto trova la sua espressione più leggibile: le differenze cercate nei vigneti e il lavoro sui vini base confluiscono in una cuvée pensata per sviluppare complessità e conservare slancio.
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In apertura il paesaggio viticolo di Valdobbiadene. Foto: Ruggeri / Facebook


