I magnum hanno un fascino particolare: maturano con più armonia, custodiscono il tempo con maggiore lentezza e comunicano una profondità che il formato standard raramente raggiunge. In questo articolo esploriamo tre interpretazioni d’autoreQuinque, illivio e Mimesi — tre magnum capaci di raccontare in modo esemplare la finezza italiana, ciascuna espressione di un territorio, di una storia e di una precisa filosofia enologica. Sono etichette che si impongono per personalità, per quella capacità rara di essere al tempo stesso importanti e finissime nella beva, solide nella struttura eppure mai pesanti. Quinque, Franciacorta scolpito nel tempo, interpreta la memoria delle cinque annate che lo compongono attraverso un perlage di rara eleganza e una stratificazione aromatica che unisce ampiezza e tensione minerale. illivio, dei Colli Orientali friulani nato dall’idea e dalla sensibilità della famiglia Felluga, coniuga cremosità, ricchezza aromatica e una freschezza che sostiene un sorso ampio, vellutato e profondamente territoriale. Mimesi, Sangiovese in purezza allevato in biodinamica nelle Terre di Pisa, trova invece nell’anfora di cocciopesto la via per una purezza quasi arcaica: frutto nitido, balsamicità sottile, tannino scolpito ma mai duro, un equilibrio essenziale e vibrante. Tre vini, tre percorsi e tre stili, ciascuno con un tratto irripetibile. Uniti però da una comune ambizione: raccontare ciò che il loro territorio sa esprimere quando tecnica, visione e sensibilità si incontrano al massimo livello.

 

Quinque –Extra Brut Cuvée 5 Vendemmie Franciacorta DOCG Uberti

Quinque in formato Magnum esalta ancora di più la filosofia della famiglia Uberti: un Franciacorta che vive del tempo e della memoria, frutto di cinque vendemmie custodite in un solo tino. L’evoluzione lenta e armoniosa nel grande formato amplifica profondità, finezza e tensione minerale, restituendo un Extra Brut di magnetica eleganza.
Prologo
La famiglia Uberti affonda le proprie radici in Franciacorta dal 1793, quando Agostino Uberti acquisì una piccola cascina con vigneti in località Salem a Erbusco, oggi cuore storico della cantina. Per molti decenni la viticoltura convisse con le tradizionali attività agricole del territorio, finché negli anni Settanta G. Agostino Uberti ed Eleonora avviarono il vero sviluppo dell’azienda, realizzando nel 1978 la prima vendemmia Franciacorta. Con il progressivo ampliamento della cantina e l’acquisizione di nuovi vigneti, l’azienda ha raggiunto un’estensione vitata di 26 ettari e una produzione di circa 180.000 bottiglie annue. Le figlie Francesca e Silvia, entrate in azienda negli anni Duemila, custodiscono oggi lo stile e i valori costruiti in oltre due secoli di storia.

Vinificazione e affinamento
Quinque nasce esclusivamente da uve chardonnay provenienti da vigneti ultra trentennali nei comuni di Erbusco, Adro e Cazzago San Martino. È una cuvée unica, ottenuta dall’assemblaggio di cinque diverse vendemmie custodite in un solo grande tino, una sorta di “riserva perpetua” che sintetizza memoria e identità delle migliori vigne aziendali. Ogni millesimo viene vinificato a partire da grappoli rigorosamente selezionati, leggermente pressati, e avviati alla fermentazione in tini di rovere naturale da 32 ettolitri, dove il vino permane sui lieviti fini per circa sei mesi. Il vino di ogni annata confluisce nel tino d’assemblaggio fino al completamento del ciclo delle cinque vendemmie. Dopo il tiraggio, la presa di spuma richiede oltre 80 mesi di sosta sui lieviti; seguono almeno sei mesi di affinamento post-sboccatura. Il dosaggio finale è di 3 g/l.
Note gustative
Nel calice si presenta con un luminoso colore giallo dorato e bollicine finissime e persistenti, espressione della lunga maturazione. Al naso si riconoscono note di frutta gialla matura, mela Golden, ricordi agrumati oltre a sentori di pasta di nocciola e una lieve quanto piacevole tostatura. In bocca è ampio complesso, cremoso, armonico, di grande spessore, fresco e intenso, dotato di sapida mineralità e lunga persistenza.

illivio Bianco Friuli Colli Orientali Bianco DOC Livio Felluga

Nella sua veste Magnum, illivio esprime con ancora maggiore pienezza la sensibilità della famiglia Felluga, erede della visione di Livio. La maturità aromatica, la setosità della struttura e la freschezza luminosa si integrano con una coerenza sorprendente, rendendo questo bianco un omaggio autorevole al territorio friulano.
Prologo
Livio Felluga si trasferì in Friuli alla fine degli anni ’30, per stabilirsi sui contrafforti delle colline di Rosazzo. Il suo sogno di produrre vino di collina fu drammaticamente interrotto dall’esplosione del Secondo Conflitto Mondiale. E nel dopoguerra, in un clima di esodo dalle campagne, Livio Felluga iniziò  a coltivare vigne a Rosazzo, nel cuore dei Colli Orientali del Friuli scegliendo personalmente i vigneti sui terreni migliori, e adattando nelle etichette antiche carte geografiche che divennero ben presto famose elevandosi a simboli di qualità internazionale.
Voluto e realizzato nel 1998 dai figli di Livio Felluga in occasione dell’ottantacinquesimo compleanno del “Patriarca”, il illivio è un omaggio alla figura di chi ha contribuito in maniera determinante al rinascimento del vino friulano. Il vino esprime appieno la tradizione friulana di produrre grandi vini da uvaggio combinando forza ed eleganza in blend di grande equilibrio.

Vinificazione e affinamento
Illivio nasce principalmente da pinot bianco, con l’aggiunta di chardonnay e di una piccola quota di picolit. La raccolta è rigorosamente manuale, in piccole cassette. Le uve, dopo una delicata diraspatura, vengono lasciate in macerazione per un breve periodo e successivamente pressate in modo soffice.
Il mosto chiarificato fermenta a temperatura controllata in piccole botti di rovere. Il vino è elevato per alcuni mesi sui lieviti in barrique di rovere, per sviluppare sapidità, suadenza e predisposizione all’invecchiamento. L’affinamento prosegue in bottiglia fino al momento della commercializzazione.
Note gustative
Colore giallo paglierino intenso, brillante e luminoso, talvolta con leggere sfumature dorate.
al naso note di pesca a polpa gialla, albicocca, mango, papaya e ricordi floreali con sfumature di ginestra. L’elevazione in piccoli legni apporta note speziate di vaniglia, di noce moscata cui si uniscono sentori di cioccolato.
In bocca è corposo, vellutato con morbidezza vivacizzata da note fresche. Il sorso ha ritorni fruttati e speziati con note saline.

Mimesi Terre di Pisa Sangiovese DOC  Tenuta di Ghizzano

Mimesi nasce dall’idea di spogliare il Sangiovese di ogni artificio per lasciarne emergere l’essenza più pura. Affinato in Magnum rivela un vino di straordinaria purezza, amplificata da un affinamento che privilegia trasparenza ed energia. Il grande formato trasmette profondità e precisione al profilo balsamico e minerale, mentre il sorso resta vibrante, nitido, di autentica identità territoriale.
Prologo
Negli anni ’90, Ginevra Venerosi Pesciolini decise di tornare alle radici di famiglia a Ghizzano.  Qui,  dove l’azienda agricola di famiglia operava fin dal Quattrocento, trovò una cantina con vino invenduto. Lasciata la casa editrice in cui lavorava, fu la prima della famiglia a dedicarsi a tempo pieno alla Tenuta. Da allora, ha trasformato un territorio vinicolo poco conosciuto in una realtà apprezzata, guidando l’azienda verso un’agricoltura biologica e poi biodinamica, ottenendo le relative certificazioni in un periodo in cui la sostenibilità non era ancora un valore condiviso. La gestione dell’azienda, con la scomparsa del padre avvenuta nel 2008, diventa al femminile: la famiglia è ora composta da tre sorelle e dalla madre. Il lavoro dell’azienda è fatto anche di ricerca per adeguare non solo la viticoltura, ma tutte le colture alle pratiche biodinamiche, e per ottenere prodotti che siano una vera espressività del proprio territorio. E, in ambito enologico, per preservare nel modo più integrale gli equilibri, i sapori e gli aromi originari del frutto, tutte le lavorazioni sono manuali in quanto i macchinari possono stressare le uve.

Vinificazione e affinamento
Mimesi 2020 nasce esclusivamente da uve sangiovese del cru La Torricella. I grappoli sono raccolti a mano, così come manuale è la cernita dei grappoli sul tavolo di scelta, e dopo la diraspatura, degli acini su tavolo vibrante. La pigiatura avviene con i piedi, il modo più soffice per ottenere il mosto. Grazie a questa pratica sono spremuti circa il 60-70% degli acini e pertanto, non rompendoli interamente la pigiatura è più soffice, più modulata rispetto a quella meccanica. La fermentazione -macerazione si svolge in tini di cemento e il vino ottenuto è elevato per 14 mesi in anfore di cocciopesto Drunk Turtle materiale che garantisce una micro ossigenazione controllata, ottenendo prodotti non ossidati, ma evoluti, e affina un anno in bottiglia.
Note gustative
Alla vista presenta un rubino intenso e luminoso, con sfumature granate e una buona consistenza. Il profumo è garbato con ricordi di frutti rossi, tra cui ciliegia, ribes, lampone oltre alla mora di rovo e sentori floreali di viola e accenni di rosa canina; emergono note balsamiche, speziato, in particolare di pepe nero, e di liquirizia. In bocca è succoso, con freschezza e sapida mineralità che danno tensione al sorso e che armonizzano con un tannino ben delineato, ma dolce, maturo e con un alcol importante senza essere invadente. Finale con lunga persistenza e ritorni fruttati e minerali.

Conclusione

Tre Magnum, tre stili, tre modi diversi di interpretare la profondità di un territorio attraverso la sensibilità di chi lo coltiva. Quinque, illivio e Mimesi non sono semplicemente espressioni di qualità, ma esempi di come tradizione, tecnica e pensiero enologico possano convergere in bottiglie che raccontano molto più del loro stile: raccontano un’idea di vino come identità, memoria e ricerca. Un viaggio che attraversa Franciacorta, Friuli e Toscana e che, in ognuna di queste tappe, mostra come la finezza possa assumere forme diverse senza mai perdere intensità e carattere. Se l’obiettivo è comprendere ciò che rende davvero grande un vino, queste tre etichette offrono una risposta chiara: la capacità di essere profondi senza risultare pesanti, complessi senza essere ostentati.

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