Nelle colline del Logudoro, in provincia di Sassari, si trova il comune di Usini, da sempre conosciuto come il “luogo dove si fa il buon vino”. In queste terre vocate da secoli alla viticoltura, dove valli si alternano a colline calcaree, in un continuo avvicendarsi di vigne, oliveti, orti e pascoli, si ottengono uve di qualità ricche di profumi, favorite dalle particolari caratteristiche pedoclimatiche della zona. Infatti le brezze marine, dovute alla breve distanza dalla costa, il vento e le escursioni termiche, consentono di arricchire le caratteristiche organolettiche dei loro vini.
Il Gambero Rosso ci ha dato la possibilità di un nuovo incontro con Salvatore (in occasione di un viaggio in Sardegna avevamo visitato la sua cantina) e di degustare diverse etichette di cui due in verticale. Lui porta avanti con entusiasmo la Vinicola Cherchi fondata dal padre Giovanni Maria, noto come Billia, che aveva avviato la cantina nel 1970, dedicandosi alla coltivazione dei due ettari di vigna ricevuti in eredità.
Grappolo di Cagnulari Grappoli di Vermentino
Con lungimiranza e saggezza, voglia di conoscenza e sperimentazione, il padre aveva riscoperto un antico vitigno autoctono, il Cagnulari, quasi scomparso, che ha in Usini la sua zona d’elezione. Billia era considerato un pioniere della vitivinicoltura sarda, non solo per la riscoperta della varietà autoctona, ma anche grazie al suo lavoro di valorizzazione delle qualità del Vermentino. É stato infatti tra i primi a proporre al mercato il Vermentino di Usini, conferendogli un’identità definita e legata al territorio.
Le bottiglie di Bilia Vermentino e Tuvaoes Le tre etichette di Cannonau, Luzzana e Soberanu
In occasione dell’incontro con Salvatore abbiamo degustato i due vini Billia ottenuti da Vermentino e da Cagnulari che definiamo due espressioni classiche, le due verticali degli stessi vitigni in versione cru, seguite dalle tre etichette di Cannonau, Soberanu, da uve surmature delle vigne più vecchie di Cagnulari, Luzzana ottenuto invece da due parti uguali dell’autoctono e di Cannonau.
Il Vermentino di Sardegna Tuvaoes entra di diritto tra i grandi vini dell’enologia sarda e italiana. Alla varietà è dedicato il 60% del vigneto. Da 30 anni un punto di riferimento tra i vini Vermentino di Sardegna e tre volte Tre Bicchieri del Gambero Rosso con la 2020, 2023 e 2024.
Il Cagnulari era stato ampiamente coltivato in passato su tutto il territorio del nord Sardegna, in particolare a Usini, dato che era comunemente utilizzato come vino da taglio. Dagli anni ‘60 in poi le superfici coltivate a lui dedicate iniziarono a diminuire in favore di altri vitigni, più produttivi e meno suscettibili alle malattie fungine. Nel lontano 1970, in controtendenza rispetto agli altri produttori della zona, Giovanni Maria Cherchi ne iniziò l’opera di recupero e valorizzazione del Cagnulari che ha ora dedicati invece il 35% della superficie vitata. Con grande perizia, attenzione in vigna e successivamente nelle operazioni di cantina, Billia ha ridato valore alle inespresse potenzialità di questo grande vitigno. Salvatore suo figlio lo ha definito quella sera un “vitigno selvaggio”.
Trovate di seguito le due verticali dei medesimi quattro millesimi di Tuvaoes e di Cagnulari a confronto.
Le due verticali
Tuvaoes Vermentino di Sardegna Doc – Annate 2024, 2023, 2020 e 2018
Il colore da giallo paglierino piuttosto intenso, con riflessi verdolini dell’annata più giovane, passa via via al dorato sempre più intenso, tutti comunque brillanti. Il naso è sempre intenso man mano che si va indietro nelle annate proposte. Si passa da sentori floreali, come fiori di campo, vegetali con note di erbe, foglia di pomodoro, toni agrumati dell’annata più giovane. Sfuma nell’annata 2023 in una nota di the e zafferano. Nel 2020 l’agrume si fa candito, con un tocco minerale aggiunto. La 2018 ha note di idrocarburo e una iodata. Al palato ha struttura, freschezza, seguita da una sensazione glicerica e sapidità in aumento, più si va indietro con gli anni, ha sempre persistenza, con nel retrogusto agrumi più o meno canditi, note di erbe, oltre a floreali.
Cagnulari Isola dei Nuraghi Igt – Annate 2024, 2023, 2020 e 2018
La maturazione avviene prevalentemente in acciaio e, in piccola parte, in botti di legno per circa 6 mesi. Il colore è passato da rosso rubino intenso, molto limpido nell’annata più giovane, aumentando via via la profondità nella 2023 e 2020, essendo granato con un’unghia aranciata nel 2018. Il naso di buona intensità aromatica, è passato da sentori di frutta rossa in confettura al floreale geranio, alle erbe mediterranee, a una nota iodata costante, alle spezie che da dolci si fanno più scure, inserendo poi note di china, inchiostro, sino nella 2018 a una nota ematica, di vermouth. Al palato ha struttura, tannini comunque setosi che nell’annata meno recente si fanno polverosi, sempre freschezza a equilibrare, sempre sapidità, buona persistenza in tutte e quattro le annate, con nel retrogusto frutta, erbe e spezie, tutti con intensità crescente nei due millesimi più datati.


