“Dai quattro approfondimenti alla visione completa: i ‘Diversamente Autoctoni’ di Artimino raccontati in un unico percorso”
Nei mesi scorsi abbiamo dedicato quattro articoli a singoli aspetti della ricerca e della produzione dei vini di Artimino: la zonazione dei vigneti, le vinificazioni sperimentali, la storia della tenuta e le schede dei singoli vini. Ognuno di questi approfondimenti ha offerto uno sguardo parziale, ma fondamentale, sul progetto “Diversamente Autoctoni”.
Questo articolo conclusivo raccoglie e integra i precedenti, raccontando il progetto nella sua interezza: dalla storia millenaria di Artimino alla visione attuale di Annabella Pascale e Riccardo Cotarella, dalle strategie agronomiche e vinicole alla degustazione dei vini. L’obiettivo è offrire al lettore una panoramica completa, capace di unire scienza, cultura e territorio, e di spiegare perché questi vini rappresentano oggi un nuovo corso qualitativo per la tenuta.
Artimino Wine Estate ha presentato alla stampa milanese la sua nuova linea di vini “Diversamente Autoctoni”, frutto di un progetto di ricerca che segna un nuovo corso qualitativo per la tenuta. Tra il 2022 e il 2025, l’azienda ha condotto uno studio approfondito di zonazione dei vigneti, volto a individuare le microaree più vocate alla produzione di vini d’eccellenza.
Il Professor Attilio Scienza
Un lavoro scientifico di alto profilo, realizzato con nomi di riferimento come Attilio Scienza, Luca Toninato e Stefano Pinzauti, che ha permesso di comprendere con precisione suolo, microclima e biodiversità del Barco Reale mediceo. La ricerca ha rivelato un mosaico complesso di suoli, esposizioni e altitudini, confermando come ogni vigneto abbia un’identità unica, traducibile in vini autentici e irripetibili.
Alla fase agronomica ha fatto seguito un triennio di vinificazioni sperimentali, supervisionate da Riccardo Cotarella, per verificare in cantina quanto osservato in vigna. Questo incrocio di dati agronomici ed evidenze enologiche ha portato all’individuazione di cinque parcelle emblematiche, da cui nascono i cinque Artimino Cru, monovarietali capaci di raccontare con precisione l’anima del territorio.
La storia di Artimino e il legame con i Medici
Annabella Pascale e Riccardo Cotarella durante la presentazione della nuova linea
L’incontro è stato introdotto da Annabella Pascale, presidente della Tenuta, che ha ripercorso la storia del luogo. Gli Etruschi già vinificavano qui, come dimostrano i vasi vinari ritrovati, mentre nel Trecento il vino locale era destinato ai ceti più agiati di Firenze.
Nel 1716, il Granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici delimitò l’area di produzione, anticipando di secoli le moderne DOCG di Carmignano e Chianti, istituendo regole di produzione e controllo e una sorta di “consorzio di vigilanza”. Proprio da quel periodo nasce il blend storico di Sangiovese e Cabernet, che ancora oggi caratterizza il Carmignano
Un vigneto della tenuta
La famiglia Pascale, attuale proprietaria, è arrivata a fine anni ’80, dedicandosi al restauro della villa medicea, dei vigneti e degli uliveti, e al rilancio della cultura vitivinicola del territorio, valorizzando il genius loci e creando vino in armonia con la storia e la cultura del luogo.
Una rivoluzione scientifica e culturale
Con il supporto di Cotarella e Scienza, la tenuta ha studiato tutti i terreni, scoprendo non solo la capacità di creare blend storici ma anche di esprimere il potenziale dei monovarietali. Così è nata la linea “Diversamente Autoctoni”, pensata per affiancarsi ai vini classici DOCG.
Cotarella sottolinea come il vino sia cultura e territorio, e come produrre oggi significhi coniugare tradizione, scienza e attenzione al mercato. Non si tratta di replicare il passato, ma di valorizzarlo attualizzando caratteristiche organolettiche, scegliendo vitigni adatti a ogni parcella e rispettando l’identità del luogo.
I vini “Diversamente Autoctoni”
Artumes Toscana Bianco IGT 2024 – Trebbiano Toscano (70%) e Petit Manseng (30%). Paglierino con riflessi verdi, naso penetrante di pesca tabacchiera, mela verde e fiori bianchi. Sorso vivace, immediato e fresco, vinificato in acciaio sui lieviti nobili.
Custode 2023 – Sauvignon Blanc in purezza, aromatico e complesso, con note di peperone, foglia di pomodoro, frutta tropicale e spezie. Sorso strutturato e salino, con mineralità evidente.
Moneta 2022 – Sangiovese 100% da clone esclusivo di Artimino. Rosso rubino, fruttato e dinamico, con tannini morbidi e buona acidità.
Grumarello 2020 – Sangiovese 80%, Cabernet Sauvignon 15%, Cabernet Franc 5%. Colore rubino intenso, sentori di ribes, more e sottobosco, tannini decisi ma equilibrati, acidità vivace.
Poggepiè 2022 – Cabernet Franc 100%, maturazione ottimale grazie al cambiamento climatico. Profumo di pepe bianco, mora e grafite, sorso tannico, morbido e minerale.
Occhio di Pernice 2015 – Vin Santo da Sangiovese, San Colombano e Trebbiano Toscano. Uve appassite naturalmente, affinamento in caratelli di castagno e rovere, aromi di fichi secchi, frutta essiccata e scorza d’arancia candita. Sorso armonico e complesso, con giusta acidità.
La visione di Artimino
I “Diversamente Autoctoni” non sono solo vini, ma un concetto enologico: valorizzare il territorio attraverso una lettura scientifica e culturale dei vigneti, rispettando la tradizione e aprendo nuove prospettive. Un progetto che unisce storia, innovazione e sostenibilità, con l’obiettivo di dare voce al terroir delle Colline Medicee attraverso vini unici e riconoscibili.
Di seguito i precedenti articoli dedicati al progetto “Diversamente Autoctoni” di Artimino:
Diversamente Autoctoni: il nuovo corso di Artimino
Quando i Medici inventarono il Carmignano: la nascita di un vino
Riccardo Cotarella: “Il vino è cultura, non imitazione del passato”I “Diversamente



