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Abbiamo partecipato a una masterclass organizzata da Avvinamenti di cui abbiamo detto qui  e considerato, supponiamo, che ne seguiranno altre oltre a quelle programmate, vi raccontiamo come è si è svolta.

 

La masterclass ha avuto per protagonista il Barolo ed è stata presentata da due relatori:

Riccardo Gabriele giornalista, titolare dell’agenzia di comunicazione PR Comunicare il Vino che ha selezionato e presentato le aziende produttrici dei Barolo in degustazione raccontandone brevemente la storia e la filosofia produttiva;

Sergio Ronchi, sommelier, degustatore, cofondatore di Avvinamenti, che ha condotto l’analisi sensoriale delle etichette selezionate.

 

 

Il vino 

 

Va detto che il Barolo è un vino storico, in qualche modo risorgimentale. Infatti nell’Ottocento, grazie all’intraprendenza di Giulia Falletti di Barolo, alla conoscenza tecnica del generale enologo Paolo Francesco Staglieno e all’intervento di uomini influenti quali Cavour e Vittorio Emanuele II, da rosso dolce, talvolta frizzante e poco serbevole, divenne secco e adatto all’invecchiamento come lo conosciamo oggi.

 

E in epoca più recente, più di altri vini, diede vita a un’accesa querelle tra due scuole di pensiero quando dalla fine degli anni ottanta del secolo scorso una nuova generazione di “barolisti”, preferì alle tradizionali botti grandi le barrique. La controversia tra innovatori e tradizionalisti vide tra gli episodi più eclatanti, l’allora giovane Elio Altare, oggi titolare dell’omonima Azienda, armato di sega distruggere le grosse botti della cantina di famiglia, in conflitto polemico con il padre il quale lo diseredò. Le barrique fecero il loro ingresso in tutta Italia, ma per i vini figli del nebbiolo ebbero un’importanza rilevante proprio perché il vitigno genera vini segnatamente tannici che pertanto richiedono un lungo periodo di maturazione in legno per perdere ruvidezza, periodo che si riduce elevandolo in botti piccole.

 

Oggi la frattura si è ricomposta perché si è verificata da un lato una rivalutazione dei metodi tradizionali e dall’altro un impiego più calibrato delle barrique. I vini selezionati sono sostanzialmente di produttori fedeli al modello tradizionale definito da macerazione lunga del pigiato e dall’impiego di botti grandi. In merito Riccardo Gabriele ha spiegato che se è vero che con la lunga macerazione vi è maggiore estrazione di tannini, è altrettanto vero che questa avviene soprattutto in fase iniziale. Quindi prolungando la macerazione, l’estrazione tannica rallenta mentre, per contro, il vino in formazione si ammorbidisce. I Barolo proposti provengono da piccoli appezzamenti e conseguentemente sono produzioni di poche migliaia di bottiglia.

 

 

La degustazione

 

Le etichette presentate sono tutte dell’annata 2019. Pertanto si è trattato di un’orizzontale allo scopo di evidenziare le diversità esistenti determinate dai differenti terreni, esposizioni, altitudini , fattori questi che influenzano notevolmente le caratteristiche del vino. Differenze ancor più interessanti se si considera che questi Barolo sono prodotti con stili di vinificazione non molto dissimili, quando non dalla stessa cantina.

 

I Barolo  degustati

 

Giovanni Abrigo Ravera

E’ la cantina più giovane: la famiglia Abrigo acquista l’attuale sede dell’azienda nel 1968 ma è solo negli anni 80 che nuovi vigneti vengono messi a dimora nei terreni più vocati dando il via all’attuale assetto.

Ravera è elevato in botti grandi eccetto una piccola parte in tonneau; dopo l’assemblaggio il vino sosta in acciaio per poi essere affinato in bottiglia.

 

Note gustative
Colore rosso rubino brillante.
Al naso sentori di ciliegia, di amarena e note vegetali.
In bocca il vino è leggermente astringente, ma non aggressivo, con ben delineata spalla acida.

 

Monchiero Rocche di Castiglione
Il vigneto Rocche di Castiglione, posto a quasi 400 metri di altitudine, viene acquistato negli anni sessanta ed è diventato cru nel 2010, ma dagli anni novanta il vino che ne nasceè vinificato e affinato a parte, e la vinificazione prevede un leggero passaggio in tonneau.

 

Note gustative
Colore rosso rubino intenso.
Al naso è fruttato con note che virano verso sfumature balsamiche.
In bocca tende alla verticalità, con la freschezza caratteristica dei vini da invecchiamento. Possiede salda struttura, ed è elegante con finale lungo.

 

Monchiero Montanello
Nel 1954 la famiglia Moncherio arriva in questa cascina quale conduttrice e negli anni 2000 acquista Montanello piccolo vigneto posto a circa 300 metri di altitudine.

 

Note gustative
Ha colore più brillante del Rocche.
Al naso oltre alle note fruttate in parte percepite degustando il Rocche, si fanno più intensi i ricordi floreali, in particolare di viola.
In bocca rivela tutta la propria complessità, con gusto intenso, pulito e rispetto al Rocche possiede maggiori verticalità e sapidità.

 

Giacomo Fenocchio

Da cinque generazioni, ossia dall’Ottocento, la famiglia vinifica in località Bussia. Lo stile Fenocchio è quello tradizionale: legni grandi e lunghe macerazioni.

 

Castellero
Vinificazione in vasche di acciaio, quindi il vino è elevato in botti grandi e affinato in bottiglia.

 

Note gustative
Colore rosso rubino granato.
Notevole impatto olfattivo con note di frutti rossi, e anche floreali con ricordi di liquirizia e speziati.
In bocca le sfumature speziate si fanno più incisive e si aggiungono a ricordi di confettura di frutta rossa; i tannini sono presenti e maturi.

 

Villero
Come per Castellero il pigiato macera e fermenta in acciaio ed è elevato in grandi botti di rovere, quindi affina in bottiglia.

 

Note gustative
Colore rosso rubino granato.
Al naso è ampio con ricordi di frutta estiva: si riconoscono la prugna e frutti di sottobosco cui si uniscono sentori floreali e speziati.
In bocca ritornano ricordi fruttati, anche di confettura, tannini intessuti e finale lungo.

 

Bussia

 

È il vigneto più grande dei tre, circa 5 ettari a 300 metri di altitudine.
Vinificazione e affinamento come gli altri vini Fenocchio.

 

Note gustative
Possiede colore rosso granato.
Al naso dei tre vini della Cantina è inizialmente il più chiuso, occorre degustarlo senza fretta, poi si apre con sentori di rosa , nuance fruttate, oltre che di liquirizia e di spezie.
In bocca è potente, complesso, avvolgente, di grande struttura e rivela importante persistenza.

 

 

Abbinamenti

 

Pur con le differenze viste si tratta di vini  di salda struttura , dotati di luga persistenza e con tannini e acidità che  richiedono cibi a loro volta  cibi di sapore intenso come carni rosse e nere lungamente cuicinate in casseruola.  

 

 

Conclusioni


Un tratto comune di questi vini che evolvendo potranno evidenziare più intense caratterizzazioni, è l’equilibrio esistente tra rilevante tannino, spiccata acidità fissa e alcolicità che si attesta attorno a 14,5°, equilibrio che conferirisce piacevole armonia. Se il tannino non fosse sostenuto dall’acidità che allunga il sorso o viceversa, il vino risulterebbe invece sbilanciato e ciò vale anche in rapporto all’alcolicità ora ben integrata.

Di questo Autore