Ci sono storie che scorrono come un buon calice: leggere e fresche in apparenza, ma con una profondità che resta impressa. Quella di Primo Franco e della sua cantina è così: un intreccio di memoria familiare, viaggi, battaglie per la tutela di un territorio e la nascita di un vero e proprio pensiero di vita. Figlio e nipote di viticoltori, Primo oggi guida la cantina Nino Franco fondata dal nonno Antonio nel 1919 a Valdobbiadene, una delle realtà che più hanno contribuito alla trasformazione del Prosecco in fenomeno mondiale.

Lo scorso 15 settembre, all’Enoluogo di Milano, Primo ha ripercorso questa storia insieme alla figlia Silvia – al suo fianco in azienda dal 2006 – e ad Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere. Una degustazione che è diventata anche un viaggio nel tempo tra annate nuove e bottiglie di oltre trent’anni.

Con tono diretto, Primo racconta che inizialmente non voleva fare questo lavoro. Diplomatosi alla Scuola Enologica di Conegliano nel 1967 entra nell’azienda di famiglia nel 1971, quasi per dovere, essendo l’unico figlio maschio. Ma la sua determinazione lo spinge subito verso l’eccellenza. Negli anni settanta i suoi spumanti varcano i confini italiani, negli anni ottanta arrivano negli Stati Uniti, dove Franco non vende solo un vino, ma uno stile di vita: leggero, conviviale, capace di trasformarsi da semplice “cicchetto” a simbolo di piacere quotidiano, come lo Champagne.

Il successo però porta anche nuove sfide: l’uso indiscriminato del nome “Prosecco” rischiava di snaturare l’identità di un territorio. La svolta arriva con la decisione di sostituire il nome del vitigno con glera, scelta che nel 2009 porta al riconoscimento del Conegliano Valdobbiadene come Docg.

Oggi la cantina produce circa 850mila bottiglie all’anno, il 70% destinate all’estero.  “Nel mondo del vino si può mantenere l’artigianalità della qualità anche con grandi numeri” precisa Primo Franco. L’idea originaria resta immutata: il Prosecco deve essere fresco e immediato, ma anche di grande serbevolezza.

La degustazione lo ha dimostrato: le bollicine giovani si sono alternate a quelle con decenni di storia, rivelando freschezza e complessità sorprendenti.

Le bottiglie sono state degustate da destra verso sinistra, in un percorso pensato per evolvere dal più fresco al più strutturato. Il video segue la lettura visiva consueta, ma l’ordine di servizio è invertito.

Rustico Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut

Nella Marca Trevigiana, i contadini producevano per uso familiare un vino frizzante ottenuto dalla rifermentazione in bottiglia. Il risultato era un vino torbido, con i lieviti che si depositavano sul fondo: da qui il nome “col fondo”. E così, agli inizi degli anni settanta Nino Franco, il padre di Primo, decide di produrre un vino con questo metodo chiamandolo Rustico, un nome immediato e facile da ricordare. Primo lo porta nelle grandi citta come Milano e Roma, spiegando ai camerieri che va servito in caraffa “per evitare che il fondo finisca nel bicchiere”. Dal momento che non tutti i camerieri adottavano questa pratica, per facilitarne il servizio, dal 1979 il Rustico viene prodotto come spumante con Metodo Charmat. Ottenuto dalle uve glera di 30-40 parcelle è il vino che meglio racconta la storia dell’azienda, definito da finezza di beva. Ha l’eleganza di Valdobbiadene e la potenza di Conegliano. Dopo la pressatura soffice il mosto fermenta in acciaio; la seconda fermentazione si svolge in autoclave. Grazie alla cuvée ha caratteristiche costanti annata dopo annata così da essere riconoscibile nel tempo. Di colore giallo paglierino brillante, al naso è fragrante, succoso, fruttato e floreale, con in evidenti note di pera Williams, di mela e fiori bianchi. In bocca è morbido trama morbida, fresca e delicata.

Vigneto della Riva di San Floriano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut

Nella zona Conegliano Valdobbiadene la Riva è una specifica menzione geografica che si riferisce a un appezzamento o a un vigneto posto su un pendio collinare scosceso, e  di fatto può essere considerato un cru. Queste pendici richiedono un oneroso lavoro manuale e il vino prodotto è fortemente caratterizzato. Le Rive sono 43, ciascuna con una propria, distintiva espressione del suolo. Tra queste, San Floriano si distingue: nel 1999, per la prima volta nel mondo del Prosecco, le sue uve vengono vinificate come singola vigna. Primo Franco racconta di due giovani proprietari del vigneto che manifestarono il desiderio che le uve fossero acquisite dalla sua cantina. Da quell’incontro nasce il primo ‘vino di una singola vigna’, rispondendo alla richiesta che da tempo arrivava dall’importatore americano. Ed è stata una scelta fondamentale perché “nella singola vigna si sentono, la pendenza, il territorio, le esposizioni, il sole, il vento, la pioggia, la differenza di età delle singole piante, il lavoro dell’uomo…”. San Floriano si estende per circa un ettaro su forti pendenze, dove le uve Glera provengono da selezioni massali di età diverse: si tratta di selezioni effettuate prelevando materiale vegetativo da un insieme di viti sane, senza isolare singoli cloni. La conformazione del terreno impedisce l’estirpazione completa della vigna vecchia, rendendo necessario sostituire, di volta in volta, le singole piante che possono appartenere a cloni differenti. Le fasi della vinificazione prevedono pigiatura, diraspatura, raffreddamento del mosto e fermentazione in vasche di acciaio a temperatura controllata. Il vino è quindi spumantizzato in autoclave. Nel calice riflette colore giallo paglierino. Al naso ricordi fruttati di pera e di pesca, e note floreali di rosa e di glicine e sentori di salvia. In bocca è verticale e ritornano ricordi fruttati già avvertiti in fase olfattiva e lunga persistenza.

 

Nodi Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Brut

A mille metri in linea d’aria da San Floriano si trova il vigneto  Col de Vent radicato su terreno argilloso. La maison lo acquisisce nel 2014, quando la proprietaria — dopo la scomparsa della madre — lo propone a Primo Franco. Durante la visita con l’enologo, ciò che si rivela è un appezzamento popolato da piante “vecchissime, bellissime, vigorosissime. Lì scopriamo che la maggior parte delle piante sono dei biotipi che rappresentano la vecchia viticultura” quando la propagazione avveniva interrandone un ramo basso con il metodo della propaggine, per generare una nuova pianta geneticamente identica a quella madre, oppure per talea. La ricerca ha portato alla selezione di settantanove piante madri da cui si stanno ottenendo le figlie che rimpiazzeranno man mano le viti quando usciranno dal ciclo produttivo. Il vigneto si sviluppa su novemila metri la metà dei quali in piano e i restanti in discesa. “L’equilibrio che abbiamo in maturazione ci permette di contenere il dosaggio” spiega  Primo Franco, che negli Extra Brut è minimo.

 

Grave di Stecca Vino Spumante Brut

Affittato nel 1991, Grave di Stecca è un vigneto di circa 2,4 ettari, interamente cinto da un muro che richiama i clos transalpini. In questo angolo appartato, l’azienda, su consiglio di un vivaista francese, ha intrapreso una selezione massale, culminata nella messa a dimora di 5000 ceppi di glera, innestati su un portainnesto impiegato tradizionalmente in Champagne. Il nome “grave” evoca la natura del suolo: un terreno alluvionale composto da ciottoli, sabbie e ghiaie, trasportati dai rilievi circostanti attraverso piogge e nevi, e depositati nel tempo con pazienza geologica. Si tratta di terreni dotati di notevole capacità di drenaggio e di pochissima terra con un’alta escursione termica tra giorno e notte. Qui dopo alcuni anni di esperimenti nel 2007 ha inizio la produzione di uno spumante fortemente caratterizzato in bottiglia incolore trasparente. Il vino, mandato alla commissione per il riconoscimento della denominazione non viene ritenuto idoneo, e solo un ricorso lo riconosce. Questo iter si protrae con le annate successive sin quando la maison decide di declassare il vino a VSQ (Vino Spumante di Qualità). È uno spumante longevo che viene affinato lungamente in cantina tant’è che la 2018 viene commercializzata quest’anno. La spumantizzazione avviene in autoclave e ha una durata di 30 giorni. Dal 2008 dopo la fermentazione alcolica il vino rimane sui lieviti fini per circa cinque-sei mesi prima di essere travasato in autoclave. Abbiamo degustato tre annate, nell’ordine 2018, 2014 e 2010. La morbidezza cremosa è un tratto di riconoscibilità che accomuna questi vini. Il colore giallo paglierino che definisce le prime due annate assume tonalità dorate nella 2010. Al naso tutte rivelano notevole complessità con ben pronunciate note fruttate che comprendono ricordi di pera, di pesca, di mela; con il procedere si colgono sentori di frutta più matura, gialla e note minerali. In bocca è fresco, verticale e il 2010 si palesa ovviamente più evoluto, di grande equilibrio con note di mandorla più intense.

 

Primo Franco Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Dry

È tra i primi Prosecco ad aver riportato l’annata in etichetta, precisamente la 1983, segnando un precedente che ha fatto scuola. Le uve glera sono di vigneti di alta collina che dimorano su pendii scoscesi dove esposizioni settentrionali e altitudini più elevate, circa 350 metri, implicano temperature più basse della zona DOCG a tutto vantaggio della freschezza dei vini. È uno spumante Dry prodotto con il Metodo Charmat con una permanenza in autoclave di un mese. Di abbiamo degustato tre referenze con un ampio intervallo temporale tra la prima e l’ultima, ossia dal 2024 al 1992 passando per il 2003. Il 2024 si distingue per il colore giallo paglierino brillante e un profumo fruttato con prevalenza di frutti a polpa bianca e note floreali; in bocca l’impatto amabile si fonde con una vivace acidità fornendo al sorso una piacevolezza equilibrata e persistente. Con il passare degli anni, il colore si intensifica fino a raggiungere sfumature dorate profonde; il profilo fruttato evolve verso note di polpa gialla con accenni tropicali di papaya e di mango. L’annata 1992 conserva una brillantezza sorprendente, senza segni di cedimento.

 

Prosecco DOC Grave di Stecca Vendemmia Tardiva 1991

Il più longevo resta tuttavia questo Vendemmia Tardiva millesimo1991,  produzione conclusa nel 1994: un vini caldo, avvolgente, profondo, con piacevoli ricordi di frutta candita.

 

Nella foto di apertura Primo Franco è ritratto con le bottiglie selezionate per la degustazione

 

Sul consumo del Prosecco abbiamo accennato qui e sulla sua narrazione sensoriale qui.
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