C’è un documento del 1643 che riposa tra le carte d’archivio di Castiglione Falletto. Racconta di un carico di vino prodotto dalla famiglia Fontana acquistato dal Comune per farne dono di Natale a un conte di Torino. Durante il tragitto, la spedizione fu assalita dai banditi e il segretario comunale dovette redigere un verbale dettagliato per giustificare le bottiglie mancanti. Quella carta, che porta curiosamente la stessa data di nascita di Livia Fontana, è il sigillo di una storia contadina che attraversa quasi quattro secoli e otto generazioni.
Oggi quella stessa storia si siede a tavola al Ba Restaurant di Milano, dove la cucina orientale dall’accento cinese accoglie, in un contrasto millimetrico e affascinante, le ultime annate dei Barolo firmati da Livia e dai figli Lorenzo e Michele Fontana. L’incontro, organizzato dall’ufficio stampa Multimedia, è diventato il palcoscenico per raccontare non solo quattro espressioni del nebbiolo, ma una vera e propria filosofia della precisione.
Il fattore “dettaglio” e la gestione complementare
Nella cantina di Castiglione Falletto, la divisione dei ruoli tra i fratelli Lorenzo e Michele è netta, quasi una frizione virtuosa: Michele vive in vigna e difende il tempo del vino, chiedendo affinamenti sempre più lunghi; Lorenzo cura la commercializzazione e preme per l’uscita sul mercato per realizzare profitto. Al centro c’è Livia, custode di un’azienda che oggi esporta il 50% della produzione (con Svizzera tedesca, Inghilterra, Belgio, Scandinavia e Stati Uniti in cima alle preferenze).
Ma è il rigore per il dettaglio tecnico a definire il nuovo corso dei Fontana. “Non c’è niente lasciato al caso, davvero”, spiega Livia. Se un tempo si imbottigliava per intuito, oggi la tecnologia monitora l’ossigeno in ogni fase. Per evitare shock ossidativi, ogni tubatura e pompa viene saturata con gas argon durante i travasi.
L’affinamento sul lungo periodo è affidato a grandi botti ovali di rovere austriaco Stockinger (dai 30 ai 50 ettolitri), ordinate espressamente con doghe più spesse del normale, proprio per rallentare l’ossigenazione e dare ai tannini il tempo di evolvere “con calma”. Persino l’imbottigliamento segue un rituale rigido: le bottiglie, tappate esclusivamente con sughero monopezzo, restano in piedi per quindici giorni prima di essere coricate. Il motivo? Permettere al sughero di espandersi e aderire perfettamente al vetro, azzerando il rischio di colature.
La scelta coraggiosa del 2022: nasce il “Fontanin”
Tra le novità presentate spicca il Barolo Fontanin 2022, definito dalla stessa Livia Fontana il “Barolo di famiglia” nato in un’annata, definita senza mezzi termini “complicata“. Una stagione caldissima, con la metà della piovosità media, che ha messo a dura prova le piante.
Di fronte alla sofferenza della vite, la famiglia Fontana ha fatto una scelta radicale: rinunciare, per questa vendemmia, alle singole menzioni geografiche e riunire tutti i cru aziendali in un’unica cuvée. Pertanto le diverse parcelle sono state vinificate separatamente e assemblate soltanto in un secondo momento, seguendo l’evoluzione di ciascun vino. Una scelta che richiama il metodo adottato dal padre e dal nonno, quando tutti i vigneti confluivano in un’unica etichetta. Il risultato è un Barolo immediatamente godibile, ma capace di affrontare lunghi affinamenti.
Vinificato in acciaio e elevato in legno grande, il Fontanin si presenta nel calice con un rosso carico, note di violetta macerata, liquirizia e sfumature balsamiche. Al sorso è immediato, godibile già oggi senza dover attendere vent’anni, andando incontro alle esigenze del consumatore aodierno che spesso non ha più gli spazi o il tempo per la lunga cantina, ma strutturato con un tannino morbido e vivo per sfidare gli anni.
In abbinamento Dim Sum
Villero 2021, l’eleganza fatta Barolo
Il Barolo Villero 2021 rappresenta una delle espressioni più raffinate della denominazione. Il cru, esteso per circa 22 ettari e condiviso da una quindicina di produttori, si distingue per tannini mai aggressivi, ma eleganti e armoniosi.
La presenza di sabbia nelle Marne di Sant’Agata Fossili conferisce infatti una particolare finezza al vino. La macerazione in tino di legno dura tra i 15 e i 20 giorni, senza ricorrere a tecniche come i cappelli sommersi o le steccature. Dopo una breve permanenza in acciaio, il vino svolge la fermentazione malolattica direttamente nelle botti grandi, dove è elevato per oltre trenta mesi prima del lungo affinamento in bottiglia. Nel calice rivela profumi complessi di cannella e noce moscata, svelando un sorso fresco, vigoroso ma di estrema eleganza.
In abbinamento Singapore chili soft shell crab
Vignolo Riserva 2020, la nuova scommessa
La vera sorpresa della serata è però il Barolo Vignolo Riserva 2020, un’anteprima assoluta che vedrà la luce in autunno.
Non si tratta di un vigneto di proprietà, ma di una parcella di 2.200 metri gestita da un giovane viticoltore a Castiglione Falletto, nella costa sotto il celebre Monprivato. Michele, aiutandolo per amicizia nella conduzione della parcella, si accorse che il gusto di quelle uve esprimeva un carattere unico, diverso da tutto il resto della produzione aziendale. “Qui troviamo davvero il territorio nel bicchiere”, precisa Livia Fontana. Da lì la decisione di vinificarlo separatamente in una singola botte da 11,5 ettolitri, dando vita a una produzione di sole 1.800 bottiglie. Il cru si colloca tra Bussia e Villero, ai piedi della collina di Monprivato, e presenta una maggiore presenza di argilla rispetto al Villero, elemento che gli dona maggiore struttura e tannini più robusti. L’elevamento prevede 43 mesi in una botte da 11,5 ettolitri. Il risultato è un Barolo dal profilo olfattivo raffinato, che spazia dal ribes rosso al pepe rosa, fino al rabarbaro, con un sorso teso, strutturato e dai tannini setosi.
In abbinamento black code
Bussia Riserva 2019, la forza dell’argilla
Se Villero è eleganza, Bussia è struttura. Il terreno di Monforte d’Alba, con più argilla e calcare rispetto a Castiglione Falletto, produce tannini più robusti, che hanno bisogno di tempo e lo meritano. La macerazione avviene in tino di legno per circa 20 giorni, l’elevamento in botti grandi dura tra i 32 e i 53 mesi. Dal 2025 l’azienda ha scelto di rivendicare anche la menzione “Comune di Castiglione Falletto”, pur mantenendo aperta la possibilità di tornare alla dicitura Fontanin, che garantisce maggiore flessibilità in etichetta.
Al naso, china, fave di cacao, ginepro e caffè tostato. In bocca un tannino pieno e deciso, bilanciato da un finale morbido ed elegante con una persistenza notevole.
In abbinamento Beijing duck
A chiudere il cerchio dell’identità aziendale è la scelta dell’etichetta, un dettaglio visivo astratto e suggestivo: una fotografia scattata tra i filari che cattura la luce filtrata tra le foglie e i grappoli, poi virata in negativo.


