Al Milano Contract District, Maletti 1867  ha scelto di raccontarsi attraverso un’esperienza concreta: una degustazione firmata dallo chef stellato Stefano Ciotti, che ha interpretato una selezione di prodotti dell’azienda in un percorso dall’antipasto al dolce, accompagnato dall’olio Sottozerodue firmato Villa G Farm che abbiamo  approfondito nel nostro articolo. Un evento pensato non solo per presentare la qualità dell’offerta, ma per dare forma a una visione precisa della gastronomia italiana contemporanea. A chiarire questa visione è stata soprattutto
Maria Sabina Villani, direttrice marketing di Maletti 1867, che abbiamo incontrato durante la serata.

La sede storica dell’azienda in un cartolina dell’epoca

Un’azienda “diffusa”

Parlare dell’azienda è un po’ difficile, perché è un’azienda diffusa”, spiega Villani. Un’espressione che sintetizza bene l’evoluzione di una realtà nata nel 1867 a Castelnuovo Rangone, nel cuore del distretto salumiero modenese, e oggi protagonista di un modello organizzativo atipico.

L’azienda, storicamente legata alla produzione di salumi, è entrata nel 2004 nel gruppo Villani Salumi. Da quel momento, però, non si è limitata a consolidare la propria identità: ha ampliato progressivamente il raggio d’azione.

Abbiamo preso quello che era in origine uno o due prodotti, quindi  i tortellini, il ragù, la galantina di pollo, l’aceto balsamico, e abbiamo sviluppato tutte queste linee, fino ai formaggi. A quel punto è nata una nuova missione: raccogliere artigiani, anche locali, e portare la loro eccellenza in giro per l’Italia”.

                  Maria Sabina Villani, direttrice marketing di Maletti 1867: “Il cliente si fida perché sceglie il meglio

La logica della rete

Il cuore del modello Maletti è proprio questo: fare rete. Non attraverso eventi o operazioni di marketing tradizionali, ma tramite una selezione rigorosa dei produttori. “Non andiamo a cercare eventi, andiamo a cercare i produttori. Li inseriamo nella nostra rete e chiediamo: vuoi essere parte del nostro progetto?”.

Un lavoro che va oltre la semplice distribuzione. In alcuni casi Maletti interviene direttamente sulle ricette: “I ravioli, per esempio, sono fatti da un piccolo artigiano, ma su una nostra indicazione precisa, senza ricotta”. In altri, l’azienda seleziona il meglio già esistente: “Se cerchiamo uno speck, andiamo in Trentino Alto Adige e scegliamo il produttore migliore. Accanto magari troviamo chi fa la miglior carne salata. Noi prendiamo il meglio di ciascuno”.
Il risultato è una gamma ampia e in continua evoluzione – oltre 400 referenze tra salumi, gastronomia e formaggi – che riflette una filosofia chiara: garantire qualità attraverso la selezione. “Il cliente si fida del nostro brand perché sa che abbiamo scelto il meglio”.

Formaggio affinato nei piccoli frutti 

Produzione e identità

Nonostante questa apertura, Maletti mantiene un forte legame con la propria tradizione produttiva. Le ricette storiche dei salumi continuano a essere realizzate nello stabilimento di Castelnuovo, all’interno del gruppo Villani, che conta diversi siti produttivi.
La mia famiglia è appassionata, non ama distruggere le cose”, sottolinea Villani, rivendicando la continuità con il passato.
Prodotti celebrati come il Salame Geminiano, il Cotechino o il Ragù bolognese restano infatti centrali nell’identità aziendale, accanto a un’offerta sempre più ampia che include pasta fresca, formaggi e specialità regionali.

Identità nel calice: il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, sigillo territoriale dell’esperienza Maletti

Relazione prima di tutto

Se la selezione è fondamentale, lo è altrettanto la relazione. Un concetto che ritorna più volte nelle parole della direttrice marketing. “Abbiamo un rapporto diretto con i fornitori, che diventano amici, perché comprendono quello che facciamo. E allo stesso modo curiamo la relazione con i clienti attraverso la nostra rete di agenti”. La distribuzione privilegia infatti il dettaglio tradizionale: macellerie, negozi di prossimità, piccoli supermercati a gestione familiare, mercati. Canali in cui la qualità può essere raccontata e valorizzata.

 

Crescita e visione

I numeri confermano la solidità del progetto: negli ultimi vent’anni il fatturato è cresciuto fino a sfiorare i 30 milioni di euro, con una presenza in 22 Paesi e una rete commerciale di circa 150 agenti. L’80% del business resta però legato al mercato domestico, a conferma di una forte radice territoriale. Accanto alla crescita, l’azienda continua a investire in innovazione: revisione delle ricette in chiave nutrizionale, miglioramento dei processi produttivi e attenzione alla sostenibilità, anche attraverso la collaborazione diretta con i fornitori.

 

Un racconto che passa dalla tavola

L’evento milanese, con la cucina creativa di Stefano Ciotti, ha rappresentato una sintesi efficace di questo percorso: prodotti diversi, provenienze differenti, ma un’unica regia. È proprio qui che il modello Maletti trova la sua espressione più chiara: non un semplice marchio, ma un sistema che connette competenze, territori e tradizioni.

Un’“azienda diffusa”, appunto, che fa della rete il proprio ingrediente principale

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